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I giovani italiani: razzisti o è solo paura?

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E' un quadro desolante, ma credibile quello che viene fuori dall'inchiesta "Io e gli altri: i giovani italiani nel vortice dei cambiamenti", uno studio che ha coinvolto oltre 2.000 ragazzi tra i 18 e i 29 anni, effettuato dall'istituto di ricerche SWG per il nuovo osservatorio della Camera dei Deputati sui fenomeni di xenofobia e razzismo. Se rom e sinti, romeni e albanesi sono i più 'antipatici' per gli under 30 italiani, i più amati sono spagnoli, inglesi, tedeschi (insomma i Paesi europei storicamente più vicini all'Italia). Molto simpatici anche gli americani in genere, sia gli statunitensi che i latini. Sono visti molto male invece i turchi e i musulmani, mentre sono pochi i pregiudizi nei confronti di omosessuali, poveri ed ebrei. A metà di questa classifica sudafricani, filippini, indiani e bengalesi. Difficoltà nei rapporti con i mediorientali, gli slavi, i cinesi, i maghrebini e i russi. 
Ci sono molte sfumature ovviamente. Il 40% che si dice 'aperto' viene diviso dallo studio in tre categorie:
- gli 'inclusivi' (il 19,4%). Sono per un'integrazione piena e totale. Sono soprattutto ragazze e giovani in genere che non vivono al nord;
- i 'tolleranti' (il 14,7%). Vivono serenamente la presenza di persone che arrivano da altre culture, ma non cercano veri e propri momenti di condivisione;
- i 'tiepidi'(il 5,5%). Sono assolutamente contro il razzismo, ma hanno molte paure.


Sul fronte opposto, quel 45% che si dice razzista, abbiamo in pratica tre clan:


- i Romeno-rom-albanese fobici (il 15,3%). Come indica chiaramente il nome del gruppo sono razzisti verso queste popolazioni. Esprimono una vera e propria ossessione, ma riescono a convivere con altre appartenenze o, quantomeno, a dimostrare una certa indifferenza. Vivono soprattutto al Nord Ovest e al Centro. Sono benestanti e diplomati;
- gli xenofobi per elezione (il 19,8%). Non esprimono forme di odio violente. Quel che conta è che le altre etnie se ne stiano lontane, possibilmente fuori dall'Italia. La maggior parte di loro sono giovani maschi sotto i 21 anni;
- gli improntati al razzismo (il 10,7%). Sono i più estremi. Praticamente disprezzano tutti. Salvano solo italiani e qualche popolo europeo. Per loro non esistono etnie accettabili. In questo gruppo troviamo forme di ostentazione di superiorità, un persistente bisogno di potenza, atteggiamenti apertamente omofobici, spinte antisemitiche, convinzione dell'inferiorità delle donne. In sostanza, rifiuto e fastidio per tutto ciò che è diverso. Questo è un vero e proprio clan: tendono a essere una comunità, per quanto chiusa e ristretta. Ci troviamo di fronte a un agglomerato che sviluppa un forte senso di appartenenza, che ha trovato nella rete il proprio ambito di espressione e riconoscimento. Sono i più pericolosi socialmente.


Lo studio si spinge anche alle condivisione di momenti di vita. Alla domanda con chi sceglieresti di andare a cena, i giovani hanno messo in testa i poveri, seguiti da ebrei, gay e poi extra-comunitari. I problemi aumentano se si tratta di musulmani. E' da escludere una cena con un tossicodipendte o un rom. I gusti si confermano anche per il vicino di casa. Tutto bene per omosessuali, ebrei e poveri. No secco a zingari e drogati. Ok al fidanzamento dei propri figli con un/a partner di religione ebraica. Bene anche se dovesse avere problemi economici. Meglio comunque se a ritrovarsi in questa situazione è il maschio: per la figlia femmina, infatti, c'è qualche resistenza in più. Scarso entusiasmo se la coppia si formasse con un o una extra-comunitaria o con una persona musulmana. Assai più difficile convivere con l'omosessualità di un figlio. Ma anche in questo caso la cosa peggiore in assoluto secondo l'indagine, è se la propria figlia si fidanzasse con un rom o un drogato.

di Francesco Bianco

Dito puntato su radio, tv e giornali. La rappresentazione degli stranieri, che si raccontano solo come problema di ordine pubblico, dà ai giovani un'immagine negativa. Soprattutto dei musulmani e delle minoranze etniche, come i Rom. I giovani lamentano che i media parlano bene solo di anziani e donne. E che quando parlano di giovani, non sanno quello che dicono.



Ma è Facebook al centro dell'attenzione, perché è lì che si moltiplicano gruppi razzisti. Più di mille i profili del social network intolleranti o xenofobi, anche razzismo interno.

 

Ma diciamo subito che Facebook non è il diavolo. Accanto ai numeri dell'odio, ci sono anche 400 gruppi anti-razzisti che arrivano a coinvolgere più di 10 mila persone. Non è un vero e proprio censimento questo della rete, perché su internet le cose cambiano troppo velocemente. I gruppi nascono e muoiono anche nel giro di poche ore.

 

Sono circa 400 comunque i gruppi contro i 'terroni', soprattutto i napoletani. 350 quelli espressamente contro gli immigrati in genere, mentre 300 odiano gli zingari. Infine altri 100 non sopportano i musulmani e lo vogliono ribadire a tutti su Facebook. Lo studio spiega infatti che il razzismo via web è incentrato sulla diversa appartenenza etnica o culturale, sul bisogno di potenza e di difendere la propria identità, sulla rabbia, sulla presunta superiorità.