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Kariim El Bezawy: l'antirazzismo è rap

Kariim El Bezawy ha 15 anni, una passione per l’hip hop e le idee chiare. “La musica rap dovrebbe occuparsi di più del tema dell’antirazzismo. Purtroppo, però, la maggior parte dei rapper, una volta diventati famosi, si limita a seguire il mercato e non pensa neanche lontanamente a occuparsi dei diritti degli immigrati e del clima di insofferenza che si respira nei loro confronti”. Lui, nato in Italia da genitori egiziani, sta cercando di rimediare a questa mancanza. Nonostante la sua giovane età ha già inciso, con altri due amici, una canzone. Il pezzo, postato su Youtube, si intitola “Nessun uomo è illegale”.



Con perfetto accento milanese, e voce allenata a scandire le parole, Kariim racconta le difficoltà di chi emigra in cerca di una vita migliore. “Gente innocente sbattuta su un gommone/ costretta a viaggiare con milioni di persone/ sono tutti lì a soffrire/ sono tutti lì a pregare/ ma per la maggior parte finisce sempre male”. E non risparmia il suo j’accuse al popolo italiano. “Parlate di democrazia e in più di integrazione/ ma c’è lo stesso sentimento la stessa reazione/ di gente che parla di criminali e terroristi/ l’Italia sembra che ormai sia piena di razzisti”.

 

 

Il pezzo, che contiene anche versi in arabo, è nato dopo un laboratorio al Corvetto, quartiere di Milano con forte presenza di immigrati. “Io e altri venti ragazzi - racconta Kariim - abbiamo frequentato le lezioni tenute dal rapper Josh per due mesi e abbiamo imparato i rudimenti dell’hip hop: fare i bassi, i big box (imitare gli strumenti con la voce, ndr) e registrare. Poi, alla fine, abbiamo inciso sei pezzi. Io ho scritto il testo per “Nessun uomo è illegale” e poi l’ho registrato con Nicola Scalogna e Davide Barilli”.

 

 

Dopo l’esperienza al Corvetto, Kariim ha allestito un piccolo studio di registrazione nella sua casa di viale XXII marzo, a Milano, dove vive con i genitori e le due sorelle. “Con una decina di amici - dice - abbiamo comprato tutto l’occorrente: microfono, amplificatore, mixer, impianto stereo e tavolo da scratch. Da giugno ad agosto ci chiudevamo ogni giorno lì dentro, dalle 11 del mattino alle 7 di sera, a provare e registrare”. Ne è nato un album che dovrebbe essere pronto per febbraio 2011. “Si intitola 'Pagine di un libro che parla dal mio cuore' - spiega Kariim. - Ci ho messo quello che penso sulla vita e tre canzoni che parlano dell’immigrazione, della gente di Milano e del razzismo”.

 

 

A vederlo, nel pieno dell’adolescenza, con la maglietta larga, la catena al collo e gli occhiali da sole, si fatica a pensare che possa avere subito qualche forma di discriminazione. “In effetti a me non sono successe cose gravi - dice. - Ho la pelle chiara e parlo un italiano perfetto, non sembro straniero. L’unica volta che mi sono sentito in difficoltà è stato due anni fa, durante una gita a scuola, quando un ragazzo di una classe diversa dalla mia mi ha urlato di tornarmene nel mio Paese. Diciamo che ho cominciato a interessarmi alla condizione degli immigrati dopo che mia sorella Rasha ha formato un’associazione per i figli degli egiziani in Italia e dopo che ho iniziato ad andare alle manifestazioni antirazziste a Milano. A un corteo ho visto Oscar White (rapper milanese, ndr), che parla spesso di antirazzismo, e da allora mi sono ispirato a lui”.

 

 

Kariim ha poi frequentato vari gruppi di hip hopper milanesi suoi coetanei, senza però riuscire a trovare nessuno che la pensasse davvero come lui. “Ho scoperto, invece, rapper che fanno la musica che mi piace e che parlano di immigrazione in altre città. Mi sono messo in contatto con Aban di Lecce e con tre gruppi romani: Saga er secco, Noiz nargoz e Truce boys. In futuro spero di riuscire ad avviare delle collaborazioni con loro. Ma prima devo finire di studiare”. Kariim frequenta l’istituto Maxwell di Milano per diventare perito aeronautico. “Vorrei prendere il diploma e poi andare all’università - dice - anche se è la musica la mia vera passione. Ma so bene che per andare avanti nel rap servono degli sponsor. Chissà se riuscirò mai a trovarne di buoni”.

di Stefania Prandi (23 settembre 2010)

Il video di Kariim ricorda Abba



Nel video della canzone di Kariim el Bezawy, dal titolo “Nessun uomo è illegale”, compaiono diverse immagini di Abdul Salam Guiebre (ricordato da tutti come Abba), cittadino italiano originario del Burkina Faso ucciso barbaramente il 13 settembre di due anni fa da Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio di 51 e 31 anni, proprietari del bar “Shining” di Milano. I due baristi si sono sempre difesi dicendo che pensavano che Abba avesse rubato l'incasso della giornata. In realtà il giovane e i suoi amici avevano forse rubato solo un pacchetto di biscotti. L’ingiusta morte di Abba, assassinato a soli 19 anni, sarà ricordata il 24 e il 25 settembre in piazza Selinunte, dove in occasione del "Clandestino Day" saranno organizzati spettacoli, tributi, una cena e una nuova edizione dell'Abba Cup, il torneo di calcetto dedicato al giovane.