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Aper, writer dai colori andini


“Dipingendo arriviamo a molti luoghi, a volte senza sapere o senza parlare la lingua: è qualcosa che attraversa i confini, è un modo anche per raggiungere le persone più rapidamente”. Ne sono certi Myrstwo e Orbit, Karloz 196 e Aper: una decina in tutta Europa – a Madrid, Berlino e Parigi - gli artisti urbani peruviani, che raccontano le loro emozioni con spray e colori accesi su murales o pannelli di materiali riciclati, come la plastica.

 

Ma Aper – nome d'arte di Alan Luciano Marquez La Rosa – cerca di esprimere con i suoi disegni i ricordi del suo Paese con uno stile tutto originale, che mescola simboli inca a modelli della street art. Commistione singolare, in cui lo sguardo dell'artista o dello spettatore – rappresentato da un occhio in primo piano, tema ricorrente delle sue opere – diventa evocativo o comunque una sorta di ponte tra la terra andina di origine e quella italiana di adozione. “Potrei definirlo il mio logo”, afferma.

“Avevo 11 anni quando sono arrivato a Milano, per raggiungere mia madre a tre anni dalla sua partenza; la mia storia è simile a quella di tanti altri ragazzi approdati in Italia grazie ai ricongiungimenti familiari – ricorda Aper, a margine della sua prima mostra a Roma, conclusa il 9 maggio scorso -. Ho cominciato a scrivere dovunque per tirare fuori la rabbia e il disorientamento: mamma doveva lavorare come baby-sitter e io mi ritrovavo a farmi da mangiare da solo, a inserirmi in una città che non conoscevo”. Poi decide di iscriversi alla scuola di grafica, dove si diploma; nel frattempo conosce altri writers e comincia a realizzare tele e murales nel tempo libero. Oggi, a 24 anni, lavora in un negozio di vernici part-time, nel pomeriggio aiuta sua madre nel ristorante sudamericano che ha aperto due anni fa a Milano, in via Luigi Varanini 26: sarà la location della sua prossima esposizione, in programma dal 14 maggio, accompagnata da musica tradizionale peruviana.

“Con le mie creazioni voglio far vedere paesaggi e situazioni della mia infanzia”, confida Aper, che raffigura la donna andina giunta a Lima dalle campagne del Sud con i figli piccoli, oppure la trottola coloratissima di legno “che ogni bambino si diverte a decorare con lo smalto per le unghie della madre e con altri colori, e poi raffronta con quella degli altri per vedere quale sia la più bella”. Ci sono anche gli “indios moderni” con tanto di piercing e tatuaggi, ma colori e cifre stilistiche richiamano tradizioni peruviane: come la croce “piantata sulle collinette alla periferia di Lima, dove andavamo a giocare e a far volare gli aquiloni”, ricorda Aper, che l'ha rappresentata con un grande cuore “sofferente ma forte”.

Con i suoi colori l'artista ha raggiunto Parigi, realizzando un murales con altri colleghi, e Barcellona, Berlino. A Roma ha trovato spazio su via Appia, sempre per un murales, convinto “che arrivi in modo molto più immediato a tutti, rispetto ai graffiti e alle scritte che non sono facilmente decodificabili”. In ogni caso, Aper ha tutta l'intenzione e la passione di continuare a “rappresentare in modo moderno il mio passato. Agli italiani i miei lavori piacciono, e ora anche i miei connazionali stanno cominciando ad apprezzarli”. Vedere per credere.

di Laura Badaracchi

Badanti: così vicine, così lontane

“Così vicine, così lontane”: uno slogan emblematico per la prima esposizione itinerante sul mondo delle badanti e sul lavoro di cura al femminile, articolata in 5 sezioni che ripercorrono e documentano l’esperienza umana e artistica, la rilevanza civile e sociale, il contesto storico delle donne che svolgono questa occupazione. In mostra oltre 130 documenti tra diari e fiabe, romanzi e biografie, fotografie e manuali, cataloghi di esposizioni precedenti, materiali plurilingue e riviste, inchieste e reportage sul tema delle collaboratrici domestiche del presente e del passato. In Italia lavorano come colf e badanti un milione di donne straniere e quasi una su 4 (23%) risiede nel Lazio.



In viaggio per antonomasia, l'allestimento farà tappa nelle otto “Biblioteche del mondo” della Provincia di Roma, proponendo uno scaffale sistematico, ragionato e aggiornato di tutto ciò che su di loro e da loro stesse viene scritto e prodotto. Una vetrina, dunque, di prodotti culturali, scientifici e documentari degli ultimi anni, ma anche un progetto-contenitore che verrà integrato con materiali anche inediti, come diari e lettere, raccolti man mano che la mostra svolgerà il suo percorso nell'hinteland della capitale. Non mancheranno - il giovedì, giorno tradizionalmente libero delle badanti - laboratori di lettura, incontri con autori di libri, presentazioni di documentari e film sui temi del rapporto tra le culture, immigrazione e lavoro di cura.

Il percorso? Si inizia nella biblioteca civica di Tivoli, dove la mostra - ideata e curata da Vinicio Ongini, esperto di intercultura - resterà fino al 23 maggio, per poi ripartire alla volta di Anzio, Bracciano, Fiumicino, Ladispoli, Lanuvio, Mazzano Romano, Tivoli e Zagarolo.

 

Contestualmente all’itinerario della mostra, si svolgerà una ricerca qualitativa sui consumi e i desideri culturali di tate, colf e badanti, con l'obiettivo di far emergere cosa raccontano le tate ai bambini italiani sulla loro cultura d’origine, quali giochi e racconti trasmettono, cosa leggono e raccontano agli anziani e cosa leggono loro stesse. L'indagine sarà svolta in collaborazione con le associazioni di donne immigrate Lipa e NoDi (I nostri diritti).