news
Europa
La disastrosa situazione economica, spinge il premier a misure economiche drastiche. Ma la rabbia dei greci potrebbe portare il Paese al collasso
Un Paese sull’orlo della bancarotta. Così appare la Grecia dopo essere stata travolta, più di un anno fa, dalla crisi economica che ha riguardato tutti i settori produttivi. Il livello raggiunto nel 2009 dal deficit si è attestato attorno al 13% del Prodotto interno lordo e l’Europa, allarmata, ha deciso di “intervenire”. La Commissione europea ha prima analizzato e poi appoggiato il piano di risanamento messo a punto dal governo e ha dato ad Atene due anni di tempo per riportare il dato sotto il 3% del Pil, tetto fissato nel 1992 dal trattato di Maastricht. Risalire la china di 10 punti percentuali in soli 23 mesi non è semplice, per questo Bruxelles ha chiesto all’esecutivo del primo ministro socialista George Papandreou di adottare riforme strutturali che aumentino l’efficacia della pubblica amministrazione, riformino il sistema pensionistico e quello sanitario e migliorino il funzionamento del mercato del lavoro. Atene rimane comunque una “sorvegliata speciale”: dovrà fare un primo punto sulla propria situazione il prossimo 16 marzo, poi il 15 maggio e successivamente ogni tre mesi.
L’esecutivo europeo, inoltre, ha chiesto alla Grecia di accantonare fondi pari al 10% della spesa come riserva in caso di emergenza. L’obiettivo del Paese è di recuperare, entro aprile, 50 miliardi di euro. Una vera impresa, visto che si cercherà di ottenere denaro dalla vendita di titoli di Stato che però hanno raggiunto interessi altissimi (visto il rischio che corre l’investitore): in Portogallo l’ultima asta di titoli a dodici mesi, per un totale di 200 milioni di euro, è stata annullata dal Tesoro perché il loro rendimento era aumentato del 50% rispetto all’asta di neppure un mese prima. E il segnale non è certamente positivo. La situazione economica greca preoccupa anche la Banca centrale europea. Francoforte teme che possa “contagiare” altri Paesi con forti squilibri nelle finanze pubbliche come Portogallo, Irlanda e Spagna. Il timore è che la Grecia rinunci o debba rinunciare all’Euro. Sarebbe il primo caso dall’entrata in vigore della moneta unica e destabilizzerebbe sia la vita dei cittadini greci che, presumibilmente, molti governi in difficoltà. Ai fallimenti aziendali e alla disoccupazione in continua crescita, che hanno costretto il governo a intervenire con gli ammortizzatori sociali, si aggiunge la tensione sociale.
Le banche sono state salvate grazie a prestiti o iniezioni di liquidità ma la gente fatica ad arrivare alla fine del mese e nelle piazze non sono mancate manifestazioni e scontri con le forze dell’ordine. E nei momenti di difficoltà economica il capro espiatorio spesso diventa “l’altro”. Un sondaggio pubblicato pochi giorni fa da un quotidiano conservatore rivela che il 72% degli intervistati ritiene la politica migratoria del governo troppo poco severa; il 60% è convinto che vi siano già troppi immigrati nel Paese, mentre il 59% è convinto che tale affluenza stia avendo conseguenze socio-economiche dannose e il 57% che l'impatto negativo riguardi anche l'identità nazionale. Per evitare il ritorno della Dracma in Grecia, che secondo molti economisti potrebbe causare il crollo dell’Eurozona o una durissima inflazione, si potrebbe prospettare un aiuto finanziario da parte degli altri 26. Ma gli euroscettici, questa volta, non sembrano voler cedere.
di Simona Volta
{ 0 Commenti }
Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.
E' molto alto il rischio di tensioni sociali in Grecia. L'obiettivo del governo di dimezzare la spesa pubblica potrebbe fare esplodere la piazza. La disoccupazione è alle stelle e gli ultimi tempi sono stati difficili per gli scontri che sono avvenuti nelle principali città del Paese, dove si sono vissute ore di vera e propria guerriglia urbana. Inoltre, l’ipotesi di congelare gli stipendi di tutti i dipendenti pubblici finirebbe per colpire le fasce deboli e solleverebbe le proteste dei sindacati portando ad un corto circuito istituzionale. Solo pochi giorni fa sono scesi in piazza gli ispettori del fisco per protestare contro le annunciate misure di austerity del governo. Nelle intenzioni del primo ministro George Papandreou anche l'innalzamento dell'età pensionabile e una tassa sulla benzina. Altre due manovre che riporteranno in piazza decina di migliaia di cittadini, perché colpiranno ancora una volta la parte dei greci che è già in gravi difficoltà. Ora c'è grande preoccupazione per lo sciopero generale indetto dal principale sindacato del Paese, il GSEE, per il 24 febbraio. Le forze dell'ordine temono momenti di anarchia come quelli che si sono vissuti lo scorso 6 dicembre per l'anniversario della morte di un ragazzo di 15 anni, Alexandros Grigoropoulos, ucciso negli scontri con gli agenti durante una manifestazione che contestava le misure anti sociali.