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Le elezioni confermano le divisioni e gli steccati di sempre

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Il voto del 3 ottobre avvicina la Bosnia all'Europa, forse. Certo in campo bosgnacco (bosniaci musulmani, ndr) e croato la vittoria è andata ai moderati, ma ciò potrebbe non bastare a superare gli steccati che dividono il Paese e impediscono di realizzare le riforme necessarie.
In campo musulmano la vittoria è andata a Bakir Izetbegovic che si è affermato con un 35%, superando il magnate dei media Fahrudin Radoncic che ha ottenuto un sorprendente 32%. Haris Silajdzic - presidente uscente - si è fermato al 25%.

 

Se il risultato di Radoncic testimonia la voglia di nuovo, poiché il tycoon bosgnacco era alla sua prima elezione, quello di Silajdzic spiega come l’elettorato musulmano sia stanco della retorica della paura e dell’intransigenza. Silajdzic - vicino alle posizioni radicali di Mustafà Ceric, gran Muftì di Sarajevo - era uno dei fautori di quella divisione che ha fin qui ostacolato il superamento delle barriere culturali, specialmente nei confronti dei serbi. Il suo continuo riferirsi alla guerra passata - con il fine di alzare la tensione - ha evidentemente stancato i bosgnacchi. È possibile che Izetbegovic tenti realmente una politica improntata al dialogo, resta da stabilire se gli altri due popoli vorranno dialogare.

 

Moderato è anche il vincitore di parte croata: Željko Komšić, socialdemocratico, ha ottenuto il 61% dei voti superando Borjana Krišto, dell’Unione Democratica Croata (HDZ) ferma al 19,5% e Martin Raguž (HDZ 1990) con poco più del 10%. I due partiti croati di ispirazione nazionalista, HDZ e HDZ 1990, non avrebbero comunque potuto riportare la vittoria contro il candidato socialdemocratico neppure se avessero unito le forze.
Il partito socialdemocratico è sulla carta una formazione “interetnica” ma nella realtà è espressione dei croato-musulmani. La sconfitta dell’Hdz nazionalista non è dunque da vedersi come un rifiuto dell’etnicismo ma come una vittoria di una componente “etnica” sull’altra.

 

Sul versante serbo si è assistito, come da previsioni, al trionfo dei nazionalisti del Snsd. Nebojša Radmanović, ha ottenuto il seggio alla presidenza tripartita con il 49,90% dei voti staccando di poco Mladen Ivanić, della coalizione “Zajedno za Srpsku”, con il 46,91%. Il leader del Snsd, Milorad Dodik, dal canto suo otterrà agevolmente la Presidenza dell'entità serba, di cui è Primo Ministro uscente. Il rafforzamento dei nazionalisti non è certo un buon segno per quanto riguarda il dialogo.

 

L'affluenza alle urne è stata scarsa ma in media con le precedenti consultazioni elettorali: su 3.076.049 elettori hanno votato solo 1.689.063 pari al 55% circa. Per concludere un dato su tutti appare significativo: durante queste elezioni i partiti hanno fatto campagna elettorale soltanto presso il proprio elettorato “etnico” di riferimento, sancendo di fatto l’impossibilità di qualsiasi “unità”. Lo scarso successo delle formazioni interetniche è lì a dimostrarlo. Ecco allora che il voto, in apparenza trionfo della moderazione e del dialogo, conferma le divisioni e gli steccati di sempre.

di Matteo Zola (7 ottobre 2010)

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