banner-permicro
In Primo Piano Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti Free Press

news
Europa

 

Share |

Spacca il Paese il vendutissimo libro del consigliere della Banca Centrale tedesca che accusa i musulmani di scarsa intelligenza. La politica prende timidamente le distanze

Foto di

Alla fine Thilo Sarrazin ha rassegnato le proprie dimissioni. Il prossimo 30 settembre lascerà il consiglio d’amministrazione di Bundesbank. A rendere nota la decisione è stata la stessa banca centrale tedesca con un comunicato ufficiale in cui si parla della fine, di comune accordo, della collaborazione. Ma ripercorriamo brevemente la vicenda. Il 65enne esponente del partito socialdemocratico, ex assessore alle finanze di Berlino, da mesi è al centro di durissime polemiche per il suo libro dal titolo "Deutschland schafft sich ab" (La Germania si distrugge da sé, ndr). Nel testo Sarrazin rivolge accuse pesanti alla comunità musulmana residente in Germania, sostenendo che gli immigrati, arabi e turchi in particolare, rifiutano l’integrazione, sono poco istruiti e, per tutte queste ragioni, mettono a rischio il futuro della repubblica tedesca. L'intelligenza, scrive Sarrazin, è ereditaria e i meno intelligenti si riproducono più degli altri, di conseguenza l'intelligenza media della popolazione totale diminuisce. Nel mirino dell’autore anche gli ebrei che, a suo dire, avrebbero "geni particolari". Contro le dichiarazioni di Sarrazin si sono sollevati in molti, compreso la cancelliera Angela Merkel, ma intanto il titolo ha scalato la classifica dei bestseller con oltre 250 mila copie vendute in un mese.

 

Ora la situazione sta diventando paradossale. Nei giorni precedenti le dimissioni del banchiere, Bundesbank aveva già avviato le procedure per allontanarlo, ma lui non sembrava disposto ad andarsene e aveva anzi minacciato di rivolgersi ai giudici se fosse stato sospeso dalle proprie funzioni. L’istituto aveva perciò deciso di chiamare in causa il presidente federale tedesco, Christian Wulff, per sollevare Sarrazin dall’incarico. Ma l’intervento del capo dello Stato sarebbe stato poco gradito ai tedeschi che da sempre vedono nella Banca centrale un baluardo d’indipendenza dal potere politico. Per questo Wulff aveva preso tempo.

 

L’ex assessore alle Finanza di Berlino però, lodato da tutti per essere stato in grado di tagliare il deficit della capitale, ottenendo nel 2007, per la prima volta nel dopoguerra, l’attivo di bilancio, ha tolto le castagne dal fuoco scegliendo di andarsene.

 

Ma sicuramente non scomparirà  dalla scena politica tedesca.

 

Sarrazin, infatti, in un’intervista concessa al quotidiano Bild ha annunciato di non volere lasciare la Spd, partito a cui aveva aderito nel 1973. Il partito d’opposizione ora dovrà decidere se tenerlo, nonostante le accuse di xenofobia che lo hanno investito, o espellerlo malgrado i molti amici influenti che conta all’interno dei socialdemocratici. Sulla decisione peseranno anche i sondaggi che danno il partito in calo nel caso in cui il banchiere venisse cacciato.

 

Anche tra i simpatizzanti dei Cristiano Democratici (la Cdu) molti si schierano con Sarrazin e per la Merkel prendere una netta posizione contro di lui potrebbe rivelarsi una sorta di boomerang: il prossimo marzo infatti nel Baden-Württemberg, Land della Germania sudoccidentale con undici milioni di abitanti, si andrà a votare. Sarà il test più importante per i conservatori prima delle politiche del 2013, anche perché qui la Cdu governa dal 1953. Perdere sarebbe un segnale di debolezza estrema e la vicenda Sarrazin potrebbe pesare sulla scelta degli elettori.  


Intanto il dibattito politico scatenato dal libro di 464 pagine non si ferma. Il presidente Wulff ha ammesso che esiste un problema di integrazione, seppure relativo alla minoranza degli immigrati. In Parlamento un esponente della Cdu ha avanzato una proposta perché vengano ridotti i sussidi statali e la disoccupazione agli immigrati che non favoriscano l’inserimento dei figli.  


Nessuna sorpresa se, in questo quadro, il bancario provocatore decidesse di scendere direttamente in campo per una nuova carriera in politica. 

di Simona Volta (16 settembre)

{ 0 Commenti }

Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.



I numeri e la legge

 

Negli ultimi anni in Germania la presenza straniera si è stabilizzata attorno al 9% della popolazione totale secondo i dati dell'Onu. Si parla di circa 7,3 milioni di persone, di cui 1,7 milioni di turchi e 528 mila italiani (le due comunità più numerose nel Paese) su un totale di oltre 82 milioni di abitanti.

Ma sono circa 16 milioni le persone che hanno origine straniera.

Secondo l'ultima legge sulla cittadinanza, entrata in vigore il 1° gennaio del 2000, sono considerati cittadini tedeschi i nati in Germania di cui uno dei genitori risieda nel Paese da almeno 8 anni.

La legge sull’immigrazione approvata nel 2002 ha stabilito inoltre un canale preferenziale per i lavoratori specializzati nei settori in cui vi è più bisogno di mano d’opera e ha introdotto corsi obbligatori di lingua tedesca, di storia e di diritto per accelerare l’integrazione delle persone che arrivano in Germania.