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Un passo in avanti. In Francia, dopo lunghi ed estenuanti negoziati con il governo, i sans papier hanno ottenuto i primi risultati. L’esecutivo di Sarkozy ha infatti accettato di procedere agli 'aggiustamenti tecnici', necessari perché la procedura di regolarizzazione venga applicata in modo uniforme in tutte le prefetture francesi.


Ma facciamo un passo indietro: sono almeno un paio d’anni che i sans papier, sostenuti dai sindacati e dalle associazioni che cercano di tutelare i loro diritti, scioperano, organizzano manifestazioni e sit-in per chiedere che nel Paese vengano messi a punto criteri chiari, precisi e soprattutto uniformi per permettere loro la regolarizzazione. Per tutto questo tempo hanno ricevuto risposte evasive, per nulla concrete. Di fatto solo chiacchiere. E i lavoratori extracomunitari sono rimasti nella clandestinità, con il diritto di lavorare ma senza la possibilità di avere documenti. Negli ultimi due anni sono state 2.300 le persone che sono riusciti a mettersi in regola, ma ce ne sarebbero altre 6.000 in attesa, almeno secondo le cifre fornite dal ministero dell’Immigrazione. La Cgt, il maggiore sindacato francese, però definisce il numero decisamente troppo basso e sostiene che nel Paese siano tra i 200.000 e i 400.000 gli stranieri che lavorano senza un documento.



Il 24 novembre 2009 il ministro Eric Besson ha emanato una circolare sulla regolarizzazione tramite il lavoro. Un testo poco comprensibile e troppo suscettibile di interpretazioni differenti. I sans papier hanno perciò deciso di scendere in sciopero permanente e nell’ultimo mese, proprio per far accendere i riflettori sulla loro situazione, hanno anche occupato la scalinata dell’Opera della Bastiglia. Un presidio che ha visto l’intervento gli agenti delle Compagnies Républicaines de Sécurité, il corpo della polizia nazionale francese con funzione antisommossa e di protezione civile, per sgombrare i manifestanti.

 

In tutto questo periodo ci sono stati diversi incontri tra l’entourage del ministro e i rappresentanti di queste persone. Riunioni fiume che alla fine hanno portato a un accordo. Il governo infatti ha ammesso le difficoltà nell’applicazione della circolare e che occorrevano migliorie. Ogni dossier presentato, si legge nel comunicato del ministero, dovrà essere analizzato tenendo conto delle esigenze di alcuni settori professionali. In un documento che sarà inviato alle prefetture francesi saranno precisati i dettagli ‘tecnici’.

 

Per essere candidati alla regolarizzazione per motivi professionali, occorrerà avere effettuato dodici mesi di attività negli ultimi diciotto mesi. Per i lavoratori interinali saranno necessarie almeno 310 ore nella stessa società ad interim. La circolare sarà applicata fino al 31 marzo 2011, e il 1° luglio dello stesso anno sarà fatto un bilancio per capire se questo sistema davvero funzioni o se dovrà essere nuovamente modificato. La presentazione di una richiesta permetterà di ottenere un’autorizzazione provvisoria di lavoro di tre mesi. Saranno anche studiate misure precise per coloro che lavorano in nero, soprattutto nel campo della cura alla persona (come colf, badanti e baby sitter).



Il passo compiuto dal ministero dell’Immigrazione sembra essere stato accolto con favore dai francesi. Sicuramente lo è stato da molti datori di lavoro che chiedevano finalmente chiarezza per poter assumere con tranquillità.

di Simona Volta (1 luglio)

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I sans papier in Italia

 

 

George viene dal Congo Belga ed è in Francia da 10 anni. "Eravamo stanchi. Stanchi di nasconderci, stanchi di aspettare che fossero sempre gli altri a occuparsi di noi" mi racconta al telefono in un francese perfetto, se non fosse per i toni gutturali, tipici degli africani. "Siamo in Italia per spiegare che dobbiamo essere noi a prendere in mano la nostra vita. Ovvio che è importante avere il sostegno dei cittadini e delle associazioni. Ma finché non abbiamo iniziato una lotta dura in prima persona niente è cambiato". La lunga marcia dei sans papier alla fine ha avuto il successo che meritava. "Bisogna organizzarsi. Anche in Italia. Bisogna spiegare agli italiani le condizioni in cui viviamo. La maggior parte dei nostri fratelli in lavora per il bene dell'Italia. Vengono sfruttati, ricattati. Nessun diritto. Devono scappare dalla polizia che se li prende li espelle e dai "caporali". Se fai il minimo problema sei fuori". Nessuno ti dà un'opprtunità se non sei tu a prendertela.