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Un Paese che tale non è. Potrebbe iniziare così il racconto di quel che sta accadendo in Belgio, uno Stato diviso in tre distretti ben definiti: le Fiandre fiamminghe nel nord, la Vallonia francese nel sud e il Bhv, il distretto di Bruxelles - Halle – Vilvorde, retto da uno statuto bilingue.  
Ma per capire la situazione attuale occorre fare un tuffo nella storia, occorre partire dal 1830 quando il Paese venne creato grazie all'unione di fiamminghi e francofoni. Da allora il potere della comunità vallona creebbe e si impose anche a Bruxelles. Il francese divenne la lingua ufficiale e i valloni ottennero la possibilità di porre il proprio veto su tutte le decisioni che venivano prese nel Paese. Tutto ciò esasperò le relazioni con i fiamminghi, numericamente in maggioranza. I francofoni rimasero l'elite del Paese fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale, grazie soprattutto alle risorse minerarie della Vallonia.

Negli anni '60 del Novecento però l’industria pesante belga conobbe un importante declino. La crisi economica colpì soprattutto la parte francofona del Paese, mentre le Fiandre continuarono a crescere. Dal 1962 le due regioni vivono separate da una ‘frontiera linguistica’. Ognuna ha un proprio parlamento e un proprio governo ma anche propri quotidiani, canali televisivi, scuole e tribunali. Inoltre ogni comunità ha propri rappresentanti politici che vengono eletti su due liste diverse: i francofoni non possono votare per i fiamminghi e viceversa.

 

Il Bhv ha invece uno statuto elettorale e giudiziario in cui viene espressa la pari dignità delle due lingue. Il distretto, che comprende 54 comuni, è situato nel Brabante fiammingo, dove di comuni ce ne sono altri 35. Soltanto in sei di questi ultimi i francofoni sono maggioritari e godono del diritto di far studiare i figli in francese e di avere in questa lingua i documenti amministrativi. Ora però i fiamminghi chiedono che tutto il Brabante sia annesso alle Fiandre, e che i diritti delle comunità francofone in questo territorio vengano ridotti. Questi sei comuni diventerebbero semplicemente delle piccole enclave. E mentre per i partiti francofoni questa soluzione non è neppure lontanamente ipotizzabile, le formazioni politiche fiamminghe di estrema destra spingono per una scissione del Paese.

 

Sullo sfondo di tutta questa tensione sociale c’è anche un’importante questione economica: le Fiandre sono il motore dell'economia belga: nel 2007 il loro Pil è stato di circa 195.000 milioni di euro contro i 78.000 milioni della vallonia e i 62500 milioni di Bruxelles. Gran parte del welfare è sostenuto dalle ricche Fiandre: il 58% della popolazione paga il 66% dello stato sociale. Dal 22 settembre 2009 inoltre è in vigore il decreto ' Wonen in eigen streek' che in fiammingo vuol dire 'abitare nella propria regione'. Il decreto interessa 69 comuni attorno a Bruxelles, Anversa, Lovanio e la zona costiera. Nel provvedimento si sostiene che in queste zone possono acquistare abitazioni solo coloro che hanno un 'solido legame con la comunità'. Per ottenere il nulla osta occorre soddisfare tre requisiti: aver abitato in quel comune negli ultimi sei anni, averci lavorato per almeno tre anni, avere un legame 'professionale, familiare, sociale importante o di lunga durata" in quel comune. A giudicare il tutto è una commissione fiamminga. I francofoni sostengono che si tratti di un'ulteriore discriminazione e hanno presentato denuncia alla Commissione europea.



Lo scontro tra le due comunità linguistiche è diventato un vero ‘affare di Stato’, al punto da far cadere il governo (formato da due partiti fiamminghi e tre francofoni) del premier Yves Leterme in carica da soli cinque mesi e dimessosi a fine aprile, per dissidi all’interno della maggioranza. Le prossime elezioni sono già state fissate per il 13 giugno. Il primo luglio invece il Paese assumerà la presidenza di turno dell’Unione europea. Ma la domanda è: per quella data il Belgio esisterà ancora?

di Simona Volta

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La legge che vieta il velo integrale

 

In Belgio fiamminghi e valloni litigano fra loro per questioni linguistiche ed economiche. Litigano al punto tale che il Paese potrebbe dissolversi, ma sembrano unirsi quando si parla di velo. Lo scorso 29 aprile la Camera dei deputati ha approvato all'unanimità la legge che vieta il velo islamico integrale in tutti i luoghi pubblici, strade comprese. Nell'Unione Europea è la prima legge di questo tipo.Il testo però non parla esplicitamente del burqa o del niqab ma prevede che le persone che si presenteranno nei luoghi pubblici non potranno farlo con il volto coperto. Le persone, dunque, dovranno essere 'identificabili'. Coloro che non rispetteranno questa norma saranno puniti con una multa ma potranno essere reclusi per un periodo di tempo che va da uno a sette giorni. Sulla legge deve pronunciarsi anche il Senato, ma il voto è rimandato perché le Camere sono sciolte per le elezioni politiche di metà giugno. Ma se anche la camera alta la approverà, il Belgio sarà il primo Paese d'Europa a varare una norma contro il burqa e il niqab, i due costumi islamici che coprono completamente il volto. Per i deputati belgi si tratta di un provvedimento che difende la dignità delle donne.