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Deposizione fiume dell'ex premier britannico davanti la Commissione d'Inchiesta sulla guerra all'Iraq. L'11 Settembre cambiò tutto, dice. Ma fuori dal palazzo i manifestanti gridano 'bugiardo'
L'Iraq torna protagonista delle proteste dei pacifisti inglesi a Londra. Occasione la lunga deposizione di sei ore dell'ex premier Tony Blair davanti alla Commissione d'Inchiesta sulla guerra a Saddam Hussein. Al grido di "Bliar" (giocando con il suo nome, liar in inglese vuol dire bugiardo ndr), diverse centinaia di manifestanti hanno atteso invano di contestare l'ex primo ministro, che ha invece preferito utilizzare un ingresso secondario del Queen Elizabeth Centre.
All'interno del palazzo Tony Blair ha sfoderato tutte le capacità oratorie che ne hanno fatto il conferenziere più pagato al mondo, ma non è riuscito a convincere i familiari delle vittime inglesi del conflitto iracheno, seduti nella galleria pubblica proprio dietro di lui. Il compito, gli va riconosciuto, era arduo: spiegare la sua scelta di aver coinvolto la Gran Bretagna nella peggiore decisione di politica estera degli ultimi anni.
"Lo rifarei - ha detto Blair - Ora il mondo è un posto più sicuro". “Mi sento responsabile, ma non mi pento dell'attacco. Non c'è giorno nel quale io non ci pensi, ma se avessimo lasciato Saddam Hussein al potere anche con le cose che abbiamo saputo dopo, saremmo ancora al punto di dover fare i conti con lui". L'attacco alle Torri Gemelle a New York l'11 settembre del 2001 cambiò tutto. Fu il momento chiave: l'attentato era contro tutto il mondo, non solo contro gli Stati Uniti d'America. Occorreva reagire e Saddam Hussein costituiva una seria minaccia. "Era un dittatore che aveva sterminato un milione di persone con armi chimiche, un mostro che minacciava l'intero pianeta e non solo la sua regione". Tony Blair ha negato di aver stretto un accordo segreto con George Bush per attaccare l'Iraq nel famoso incontro dell'aprile del 2002 in Texas, cioè già un anno prima di quando la guerra effettivamente iniziò.
Insomma, la scelta di colpire Saddam non è stata né una bugia, né una cospirazione, ma semplicemente una decisione. E la decisione da prendere, secondo l'ex premier, era se si potesse rischiare o meno che "quest'uomo" ricostituisse il suo programma militare. L'ex primo ministro ha confermato che gli americani, alla vigilia dell'attacco, offrirono agli inglesi la possibilità di sfilarsi dall'azione di guerra, ma lui rifiutò. Blair ha raccontato che Bush a un certo punto gli disse "Guarda che se per il tuo Paese è troppo difficile, noi capiamo".
L'ex leader britannico ha sostenuto di aver "disperatamente" cercato una soluzione diplomatica fino all'ultimo minuto, ma all'interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite Francia e Russia cambiarono la loro posizione e fu impossibile raggiungere un accordo su una seconda risoluzione. Risoluzione che subito dopo lo stesso ex premier ha giudicato inutile, perché "tanto Saddam Hussein non l'avrebbe comunque rispettata".
Blair ha molto insistito sul fatto che sulla base delle notizie di intelligence disponibili in quel momento era certo che "senza dubbio" l'Iraq stesse continuando a sviluppare la sua capacità militare, e che mai prese la decisione di manipolare i report dei servizi segreti per giustificare l'attacco. Anche se ha ammesso: "le cose poi erano molto diverse nella realtà" visto che dopo l'invasione non fu trovata alcuna arma di distruzione di massa.
Più che chiedersi cosa fare nel marzo del 2003 (quando cioè l'Iraq è stato attaccato) bisognerebbe domandarsi cosa sarebbe il 2010 se Saddam fosse stato lasciato al potere. Oggi, sempre secondo Blair, saremmo nella situazione in cui l'Iraq sfiderebbe l'Iran sulla questione nucleare e sul supporto a gruppi terroristici. E qui l'ex premier sottolinea l'importanza di assumere una linea dura con Teheran, che collaborerebbe con al Qaida per destabilizzare l'Iraq. "L'Iran di oggi rappresenta una minaccia molto più pericolosa dell'Iraq del 2003". Blair potrebbe essere richiamato ancora davanti alla Commissione d'inchiesta per dare altre spiegazioni
di Francesco Bianco
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I COSTI UMANI DELL'INVASIONE IN IRAQ
Sono morti più di 4200 soldati americani e circa 300 dei contingenti alleati, tra i quali 33 italiani.
Più difficili le stime delle perdite tra i civili. I dati del comando americano parlano di 90 mila vittime, la maggioranza delle quali morte in attentati terroristici e negli scontri tra sciiti e sunniti. Ma secondo altre fonti la cifra è lontanissima dalla realtà. Uno studio condotto dalla Scuola Medica Bloomberg dell'Università John Hopkins di New York, pubblicato dalla prestigiosa rivista 'Lancet', parla di 601.027 civili morti dal marzo 2003 al luglio 2006. Oltre la metà di loro (il 56%) ha perso la vita per ferite da arma da fuoco, il 14% per autobombe ed esplosivi, mentre il 31% sarebbe morto in seguito a bombardamenti o a operazioni delle forze di coalizione.
Dal 2008 sia le perdite tra i civili che tra i militari hanno registrato una forte diminuzione.
LE TAPPE DELLA GUERRA
20 marzo 2003 - Alle 3.35 ora italiana inizia la guerra contro l'Iraq. Quaranta missili Tomahawk colpiscono Bagdad. Già a mezzanotte però viene colpito un palazzo nella capitale irachena dove secondo informazioni segrete si rifugia Saddam Hussein. Notizia corretta, ma il rais lascia l'edificio poco prima.
9 aprile 2003 - Gli americani entrano a Bagdad.
1 maggio 2003 - Il presidente americano George Bush dalla portaerei Lincoln dichiara 'Missione compiuta'.
14 dicembre 2003 - I marines catturano Saddam Hussein. Il rais si nascondeva in un covo sottorraneo vicino a Tikrit, sua città natale.
28 aprile 2004 - Scoppia lo scandalo delle torture e degli abusi inflitti nel carcere di Abu Ghraib.
28 giugno 2004 - Due giorni prima della data fissata gli americani restituiscono la sovranità all'Iraq.
30 gennaio 2005 - Prime elezioni libere. Vincono gli sciiti. I sunniti le boicottano.
19 aprile 2005 - Inizia il processo contro Saddam Hussein. Verrà condannato a morte per crimini contro l'umanità.
15 ottobre 2005 - Il Referendum approva con il 78% la nuova Costituzione.
30 dicembre 2006 - Alle 04.00 ora italiana Saddam Hussein viene impiccato.