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La vittoria alle elezioni amministrative del movimento anti Islam di Geert Wilders spaventa la comunità internazionale: il 9 giugno il Paese sceglie il nuovo Parlamento nazionale
A soli due mesi e mezzo dalle elezioni politiche nei Paesi Bassi la destra xenofoba fa davvero paura. Nelle amministrative dello scorso 3 marzo il Pvv, il Partij voor de Vrijheid, il Partito della Libertà, fondato da Geert Wilders, ha vinto ad Almere ed è diventato il secondo partito a l’Aja. Ed erano questi gli unici due comuni in cui si era presentato: nella capitale, l'Aja, sede del governo e della famiglia reale, e nella città che conta 200mila abitanti, un terzo dei quali sono immigrati appartenenti a 130 differenti nazionalità.
Alla prossima tornata elettorale, quella per il rinnovo del Parlamento, il Pvv presenterà i propri candidati in tutto il Paese. Il Partij voor de Vrijheid è ultranazionalista e antieuropeista, e tra le sue proposte ci sono una moratoria all’immigrazione dai Paesi non occidentali, l’abolizione del diritto di voto alle municipali riconosciuto agli immigrati. Il partito di Wilders si concentra però soprattutto sull’Islam, considerandolo una vera e propria minaccia per l’Olanda.
Sulla situazione politica e sociale nei Paesi Bassi abbiamo chiesto l’opinione di Alfred Pijpers analista politico del Clingendael Netherlands Intitute of International relations.
Dott Pijpers, iniziamo spiegando che tipo di partito è il Pvv, il Partito della Libertà guidato da Wilders.
Il Partij voor de Vrijheid è un partito di destra. Ma attenzione, perché non si tratta di una formazione politica di estrema destra come Forza Nuova in Italia o il Fronte Nazionale di Jean Marie Le Pen in Francia. Da un certo punto di vista potremmo addirittura facilmente paragonarlo al partito socialista. Infatti, come quest’ultimo, difende valori molto radicati nella società olandese. È una formazione che propugna valori che normalmente sono considerati appannaggio di esponenti liberali. Sto parlando, per esempio, della tutela delle coppie gay, dell’accettazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Così come sono contrari all’innalzamento dell’età pensionabile, tema su cui invece l’Unione europea continua a spingere. La tutela sociale per tutti gli olandesi però va di pari passo al rifiuto dell’islam. Questa religione viene considerata una vera e propria forza politica, non semplicemente una credo. Wilders e i suoi sostenitori sono contrari in modo assoluto all’islamizzazione della società dei paesi Bassi. L’islam viene considerato un pericolo, in tutte le sue manifestazioni, non soltanto in quelle più radicali. Il Corano è stato addirittura paragonato al Mein Kampf di Hitler. E se in generale l’immigrazione non è molto ben vista, il partito di Wilders focalizza la propria attenzione proprio sugli immigrati che provengono dai Paesi arabi, sui musulmani. È un partito comunque che non propugna la violenza. Chiede “soltanto” che venga fermata l’immigrazione, principalmente quella islamica.
Chi vota per questo partito?
Prevalentemente votano per Wilders gli olandesi bianchi, specialmente uomini, di un’età compresa tra i 35 e i 55 anni, di cultura non molto alta, che fanno parte di classi sociali piuttosto basse. Sicuramente non votano per lui gli immigrati, a qualsiasi nazionalità essi appartengano.
Pensa che la crisi abbia in qualche modo influito sul risultato delle amministrative a L’Aja e ad Almere?
Certamente la crisi economica, che ha colpito anche i Paesi Bassi, ha influito sul voto delle amministrative. La disoccupazione, il fallimento di tante piccole aziende, la chiusura di numerosi esercizi commerciali, hanno gettato nello sconforto molte persone. In più la globalizzazione e l’immigrazione, anche da altri Paesi europei, hanno portato a una minore disponibilità di posti di lavoro. Tutto ciò è fonte di grande preoccupazione per gli olandesi. Ma sul risultato del voto pesano anche le difficoltà della convivenza in una società multietnica, il doversi adattare a vicini di casa che hanno abitudini completamente differenti dalle tue, che vestono in modo diverso, che si comportano in modo diverso. Il partito di Wilder inoltre raccoglie il voto degli elettori insoddisfatti del partito cristiano democratico e di quello socialista. Un voto anche di protesta, insomma.
Il prossimo 9 giugno gli olandesi saranno chiamati di nuovo alle urne per le elezioni politiche? Secondo Lei, cosa accadrà?
Gli ultimi sondaggi danno ancora vincente il partito di Wilders, che questa volta si presenterà in tutto il Paese. Secondo i sondaggi potrebbe riuscire a conquistare ben 25 seggi in Parlamento (vale a dire un sesto del totale). Credo però che questo non significhi che Wilders andrà al governo, ne tantomeno che diventi il primo ministro. Anzi. Sono certo che anche se il Pvv dovesse essere il primo partito del Paese non riuscirà a formare una coalizione di governo. Normalmente nei Paesi Bassi il governo è composto da un insieme di 3 partiti. Questa volta probabilmente ne occorreranno 4, ma Wilders rimarrà fuori. Non potrà formare un governo qualunque sia il risultato delle urne, anche se gli altri partiti che partecipano alla campagna elettorale evitano di dichiararlo per timore di un qualche effetto sui votanti.
di Simona Volta
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I Paesi Bassi contano 16 milioni e mezzo di abitanti di cui più di 800.000 musulmani. Lo scorso 3 marzo a L’Aja il Pvv ha ottenuto il 18% delle preferenze, ad Almere il 22% circa. L’affluenza alle urne è stata decisamente bassa: pari al 56% degli aventi diritto al voto. Attualmente in Parlamento siedono 9 deputati della formazione politica di Wilders, ma il prossimo 9 giugno il numero potrebbe salire fino a 25 e il Pvv potrebbe diventare il terzo partito del Paese subito dopo i cristiano-democratici, del premier dimissionario Jan Peter Balkenende, e i laburisti. Ciò che impressiona di più è la rapida ascesa del Partij voor de Vrijheid. Geert Wilders, 46 anni, lo ha fondato soltanto nel 2006, su ciò che restava della formazione di estrema destra guidata da Pym Fortuyn, assassinato nel 2002 a soli 9 giorni dalle elezioni.
Wilders è anche autore di un docu-film che si intitola “Fitna” in cui alla lettura del Corano si sovrappongono le immagini dell’attentato alle Torri Gemelle di New York. Una pellicola che il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon non ha esitato a definire “offensiva e islamofobica”. Lo scorso ottobre la magistratura britannica ha negato a Wilders il visto d’ingresso definendolo “persona non gradita” ma, all’indomani delle amministrative, il leader politico è stato ricevuto da alcuni Lords inglesi (euroscettici e nazionalisti) e una sessantina di deputati hanno assistito alla proiezione del film.
L’esito delle elezioni olandesi, è stato commentato anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in un incontro con il presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek, ha parlato di "un segno preoccupante, anche se si tratta di una tendenza fuori dalla storia, un ritorno al passato che simboleggia un pericolosissimo anacronismo”.