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Stoccolma regina di integrazione, alcune cittadine hanno accolto più rifugiati di Stati Uniti e Canada messi insieme

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C’è un Paese europeo in cui gli immigrati, secondo i dati di Onu ed Eurostat, raggiungono il 12% della popolazione totale. Stiamo parlando della Svezia che ha uno dei tassi di presenza straniera più alti del continente. Città come Stoccolma e Malmoe hanno quartieri interamente abitati da cittadini che provengono da lontano, finora perfettamente integrati nella società locale.

 

Lo Stato scandinavo, infatti, è sempre stato un modello per quanto riguarda il welfare state, lo stato sociale. Sanità e scuola sono un diritto per tutti i cittadini, svedesi e no, un servizio completamente gratuito offerto a tutta la popolazione. In cambio però ci sono le tasse da pagare. E qui le imposte non sono uno scherzo. Ma per sostenere una simile struttura, il contributo dei cittadini è indispensabile. In cambio però, nessuno si rivolge a strutture mediche private per ottenere prestazioni sanitarie, o paga rette stratosferiche per mandare i propri figli nelle scuole private. Qui l’istruzione è garantita da un sistema scolastico che accoglie tutti, anche i ragazzi stranieri e offre loro una preparazione di primissimo livello.

 

Negli ultimi anni però anche qui la situazione si sta leggermente modificando.  Dal 2006 il governo è retto da una coalizione di centrodestra e quest’anno si tornerà alle urne per rinnovare il Parlamento. E in campagna elettorale c’è chi sfrutta i sentimenti xenofobi di qualcuno per un’affermazione elettorale. Eppure l’attuale recessione incide anche sulla immigrazione, in calo dal 2009. Negli ultimi tempi nel Paese è scoppiato un vero e proprio caso. Riguarda gli iracheni che hanno fatto richiesta di asilo politico.

 

Negli anni scorsi la Svezia ha accolto il 76% delle richieste giunte da cittadini iracheni, in fuga da un Paese in guerra, e ci sono luoghi come Södertälje, nei pressi di Stoccolma, che con i suoi 85 mila abitanti ha accolto più rifugiati che Stati Uniti e Canada messi assieme. 

 

Ma negli ultimi mesi governo e autorità locali hanno deciso di “convogliare” almeno diecimila iracheni verso altri Paesi dell’Unione europea. A dispetto della reputazione conquistata con il passare del tempo, la Svezia ha deciso che il numero dei richiedenti asilo politico era troppo elevato e occorreva rallentare il numero di presenze irachene sul territorio.  L’ospitalità svedese è diminuita. Tra il 2003 e il 2008 più della metà delle richieste furono accettare, ma nel 2007 la Corte d’Appello per l’Immigrazione decise che in Iraq il conflitto interno era terminato e il 2009 è stato dichiarato dal governo svedese il primo “anno del ritorno” verso l’Iraq. Da qui un crollo al 20% circa delle richieste accettate. Avvocati difensori e richiedenti asilo hanno definito illegale il rifiuto di concedere l’asilo. Per molti si tratta di un segnale forte che il governo di Stoccolma vuole dare a altre persone che cercano di emigrare in Svezia. Per altri invece si tratta di una sorta di ‘malessere europeo’ che va contagiando tutti i Paesi, anche l’avanzatissima Svezia.

di Simona Volta

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