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Rappresentano il 9% della popolazione: in Romania ce ne sono circa 2 milioni, divisi in 23 diversi gruppi etnici. Sono una minoranza consistente, i rom, eppure ancora discriminata. La denuncia arriva da monsignor Petru Gherghel, vescovo di Iasi, intervenuto all’incontro dei direttori nazionali della pastorale per gli zingari in Europa, promosso dal Pontificio consiglio dei migranti. Secondo un censimento ufficiale del 2002, i nomadi in Romania erano circa il 2,5% della popolazione. La cifra, però, secondo stime non ufficiali andrebbe oggi quadruplicata e oscillerebbe tra un milione e mezzo e due milioni di persone. “Con l’ingresso della Romania e degli altri paesi dell’Est nella famiglia europea – ha spiegato monsignor Gherghel – la questione dei rom e delle loro comunità non è più una peculiarità di alcuni paesi, ma di tutto il continente europeo. Non si parla di un gruppo marginale, ma del più cospicuo gruppo di minoranza di tutta l'Europa”. Un gruppo di minoranza la cui integrazione resta ancora molto lontana, nonostante la Chiesa ortodossa si stia impegnando in attività pastorali rivolte alle comunità zingare e nonostante le scuole e le università rumene aprano le loro aule anche ai membri di questa comunità. “I responsabili della società civile – ha concluso monsignor Gherghel – da soli non potranno gestire bene questo problema. Nello stesso tempo una sola Chiesa, ortodossa o cattolica o tutte insieme, non riusciranno tanto in questo campo, se non si mettono in comunione con le strutture sociali, politiche o caritative, e particolarmente con i membri stessi delle comunità rom”.
di CS
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