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Europa
L'idea del primo marzo è nata per prima in Francia dopo le dichiarazioni del ministro dell'Interno. L'intervista all'organizzatrice Nadia Lamarkbi
Tutto è nato lo scorso settembre, quando il ministro dell’Interno francese Brice Hortefeux, dell’UMP (l’Unione per un movimento popolare, partito di centrodestra), parlando con un militante di origine maghrebina, a proposito dei migranti dichiarò: “Quando ce n’è uno va bene. È quando ce ne sono molti che nascono i problemi”.
La frase scatenò durissime polemiche e diede il via all’idea della “24 heures sans nous”, la giornata senza immigrati. La situazione per gli immigrati nel Paese della libertà e dell’uguaglianza è andata peggiorando con gli anni.
Il primo marzo 2005 è entrato in vigore il Codice di ingresso e di soggiorno e il diritto d’asilo per gli stranieri, nel 2007 è stato creato il ministero dell’Integrazione e dell’Identità nazionale. Tutti passi che sembrano voler creare ostacoli agli stranieri.
In realtà, su una popolazione che sfiora i 65 milioni, l’89,9% sono francesi di nascita, il 4,3% francesi per acquisizione (generalmente sposati con un cittadino francese), mentre solo il 5,8% sono stranieri. Gli immigrati si concentrano soprattutto nell’aerea parigina e nelle altre due grandi città francesi: Marsiglia e Lione. Come nel resto d’Europa, anche qui svolgono i lavori più umili.
Sull’iniziativa di lunedì abbiamo intervistato la giornalista francese Nadia Lamarkbi, tra gli organizzatori del 1° marzo.
Nadia, com’è nata la decisione di organizzare questa iniziativa?
È nata a seguito di una dichiarazione fatta da Brice Hortefeux durante la giornata dei giovani iscritti all’Ump a Seignosse. Quella dichiarazione e il patetico tentativo di giustificarla hanno fatto coagulare il nostro impegno, anche se la maggior parte di noi non aveva alcuna esperienza di politica militante o associativa. Quelle parole non avevano suscitato un’ondata di sdegno pari al disprezzo che lasciavano trasparire. Erano parole che rivelavano un certo tipo di clima ed erano il triste seguito di numerosi precedenti. Quel discorso andava contro ai nostri valori repubblicani e, in generale, all’immagine della Francia. Noi vogliamo denunciare tutti i discorsi che tendono a stigmatizzare l’immigrazione e dimostrare che invece essa rappresenta un arricchimento (economico, politico, sociale, culturale…) per il nostro Paese, per ciò che ha portato nel passato ma anche nel presente e nel futuro. Siamo un collettivo nazionale, apolitico, di cittadini, con rappresentanti in tutte le regioni della Francia. Francesi e immigrati che hanno in comune la coscienza dell’apporto dell’immigrazione al nostro Paese. Noi vogliamo che a questo apporto venga riconosciuto il giusto valore. Sentiamo il bisogno di reagire alla banalità di un discorso che condanna genericamente l’immigrazione.
Avrebbe immaginato che la Giornata senza immigrati avrebbe avuto una simile risonanza, così tante adesioni? In seno alla popolazione francese c’è chi è davvero stanco di tutti questi dibattiti sull’immigrazione e l’identità nazionale. Credo che il nostro movimento sia stato preso in considerazione perché risponde alla necessità, al bisogno di molti, di esprimere il loro disaccordo verso ciò che accade nel nostro Paese. Noi avevamo intuito questo bisogno ma non pensavamo che sarebbe stato così forte e ancora meno che questo movimento avrebbe assunto dimensioni internazionali.
Quali sono i Paesi in cui sono previste manifestazioni? Al momento l’Italia, la Spagna e la Grecia hanno aderito all’iniziativa. La prossima settimana, inoltre, ospiteremo una delegazione tedesca che vuole lanciare il movimento in Germania nel 2011.
Pensa che anche molti francesi, italiani, spagnoli o greci parteciperanno alla manifestazione o sarà un appuntamento “riservato” agli immigrati? Il nostro movimento vuole cambiare lo sguardo sull’immigrazione. In seno alla nostra organizzazione ci sono persone che non sono di origine straniera ma che si sentono solidali con questo movimento e toccati da queste problematiche. Non vogliono la Francia che ci viene proposta, una Francia piegata su se stessa, con cittadini di serie B. Il nostro movimento è composto da persone immigrate, figli d’immigrati o francesi solidali. Tutti pensiamo che l’immigrazione sia una ricchezza per il nostro Paese e che questa ricchezza debba essere valorizzata.
Avete un’idea di quante persone prenderanno parte alle varie manifestazioni?
È difficile rispondere a questa domanda proprio per la natura di questo movimento. Si tratta di un’azione individuale, del singolo cittadino. Non abbiamo chiesto ai nostri simpatizzanti di firmare un contratto di partecipazione. Lo faranno se ne sono convinti. Potreste provare a porre la stessa domanda alle organizzazioni sindacali, ma nemmeno loro potrebbero rispondere.
Sembra che il giallo sia diventato il colore simbolo di questo primo marzo, perché?
È stato il collettivo italiano a lanciare l’idea e noi l’abbiamo seguito. Volevamo un colore senza connotazione politica e che fosse ben visibile.
di Simona Volta
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Per questa prima grande iniziativa l’associazione Journée Sans Immigrés ha deciso di proporre raduni davanti ai municipi delle grandi città francesi.
Ma affinché la mobilitazione sia generale e abbia un impatto importante su governo e datori di lavoro, gli organizzatori sperano che diventi un appuntamento anche per il 2011, quando saranno pensate manifestazioni in diverse parti del Paese. Perché non deluda tutti coloro per i quali rappresenta un momento di lotta e dignità, la mobilitazione dovrà essere di massa, quale che sia la forma adottata. Quindi, oltre all’appuntamento davanti ai municipi, l’astensione dal lavoro, ma anche riunioni sul luogo di lavoro. Un altro modo di essere “presenti” può essere semplicemente indossare un indumento, un braccialetto o un fiocco giallo. Le manifestazioni sono in programma a partire dalle 12 con questi ritrovi già fissati:
a Parigi, Place de l’Hôtel de Ville de Paris – Hôtel de Ville;
a Nizza, Marsiglia, Renner, Nantes, Amiens e Orleans davanti all’Hôtel de Ville;
a Lione, Place des Terreaux – M° Hôtel de Ville;
a Tolosa, Place du Capitole.