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Una tensione che ha il sapore di frattura sociale. È quella che da mesi sta vivendo la Francia. Dal 12 ottobre scorso, per essere più precisi, da quando cioè circa 6 mila “sans papiers”, gli immigrati che non possiedono documenti regolari, in maggioranza africani, hanno occupato cantieri e società di lavoro interinale per rivendicare i propri diritti. Al loro fianco si sono schierati i principali sindacati del Paese e numerose organizzazioni umanitarie. Ed è forse questa la differenza principale tra le parti sociali d’oltralpe e quelle italiane che invece nicchiano, quasi a voler evitare una chiara presa di posizione. Tutto si è messo in moto lo scorso settembre, dopo che il ministro dell’Interno Brice Hortefeux, dell’Ump, parlando con un militante di origine magrebina, a proposito dei migranti aveva dichiarato: “quando ce n’è uno va bene. È quando ce ne sono molti che nascono i problemi”. La frase ha suscitato un clamore senza precedenti e le polemiche hanno portato all’organizzazione di “24 heures sans nous”, una giornata che vedrà scendere in piazza gli immigrati di Francia.

 
L’appuntamento è per il primo marzo. Ventiquattro ore perché la Republique si accorga di quanto sia difficile muovere la propria economia senza il lavoro di coloro che non hanno i documenti o che, pur avendoli, restano privi di garanzie. L’invito degli organizzatori è all’astensione dal lavoro, dallo studio o dalla spesa. Il primo marzo i migranti chiederanno maggiore rispetto e più diritti. La data non è stata scelta a caso: 5 anni fa, infatti, in Francia entrava in vigore la legge CESEDA (Codice dell'ingresso, del soggiorno, degli stranieri e del diritto d'asilo), detto anche il “codice degli stranieri”, il cui obiettivo appare essere una selezione soltanto in base a criteri economici. 


Iniziative simili non sono nuove. Già il primo maggio del 2006, negli Stati Uniti, migliaia di operai, badanti, infermieri, camerieri, giardinieri, artigiani, personale di pulizia, braccianti, lavoratori edili e lavapiatti, privi del permesso di soggiorno, scesero nelle strade. Un popolo che per la legge non esisteva, ma che contribuiva al 4% circa del prodotto interno lordo americano (da noi arrivano quasi al 10%). Due anni dopo fu la volta dei sans papiers francesi. Sostenuti dalla Confédération Générale du Travail e dall’associazione Droit Devant, tra il 15 aprile e il 20 maggio 2008, quasi 5 mila lavoratori irregolari presero parte a cortei e proteste di piazza per chiedere un permesso di soggiorno e un contratto di lavoro regolare. Al loro fianco si schierarono anche molti datori di lavoro. L’appuntamento del primo marzo rischia ora di paralizzare Parigi e altre città francesi anche se è difficile immaginare quante persone prenderanno parte alla manifestazione. Il tam tam sulla Rete corre veloce. Su Facebook sono già 60 mila le persone che si sono registrate al gruppo dedicato alla giornata. 
Le aspettative sono molte. Resta da vedere se questa iniziativa riuscirà a modificare, almeno in parte, la linea governativa e del presidente Nicolas Sarkozy.  


 

 

di simona volta

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L'intervista

 

 

Nadir Dendoune, portavoce del collettivo organizzatore della “24 heures sans nous”

Chi è invitato a partecipare alla manifestazione?
“Prima di tutto vorrei dire che è un’occasione importante per tutti noi. Potremo dimostrare quanto siamo importanti. Tutti sono chiamati a partecipare alla manifestazione. Gli immigrati di prima, seconda, terza generazione. I grandi e i bambini. Le donne e i pensionati. Il taxista algerino, ma anche la signora delle pulizie o l’ingegnere ivoriano. Chiediamo anche che scendano in strada tutti coloro che capiscono quanto il nostro lavoro, il lavoro degli immigrati, sia importante per la società”. 

Cosa volete dimostrare con l’appuntamento del 1° marzo?
“Abbiamo chiesto a tutti di fermarsi per un giorno per dimostrare che è anche il sudore degli immigrati a far girare l’economia della Francia”. 

La Francia è uno dei Paesi in Europa in cui gli immigrati sembrano essere meglio inseriti nella società, in realtà voi denunciate una situazione che appare difficile…
“Da noi la parola immigrato sembra essere diventata un insulto ma basta prendere al mattino la metropolitana o un treno che dalle banlieu raggiunge il centro città, per capire quanti siamo e che gran parte dell’economia si regge sul nostro lavoro. Soltanto i politici pensano ancora che la Francia sia soltanto bianca e cattolica”.