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Europa
Il commissario agli Affari Interni critica pesantemente le politiche nazionali. Troppo egoismo e poca solidarietà. Si contano molti più rifugiati nel solo Kenya che nei 27 Stati membri
Duro affondo del commissario europeo agli Affari interni Cecilia Malmström. In un editoriale sul quotidiano italiano Avvenire afferma che "Era da prima della seconda guerra mondiale che non si vedevano così tanti partiti populisti e xenofobi nei Parlamenti nazionali europei. Come prevedibile, essi sfruttano la crisi attuale tentando di scaricare le responsabilità di errori economici nazionali sulle popolazioni immigrate”.
La Malmström spiega che l'Europa ha bisogno di una leadership sia continentale sia nazionale per evitare che il programma politico sia influenzato dalla logica populista. "Infatti - aggiunge - contrariamente a quanto vorrebbero farci credere gli xenofobi, il numero di richiedenti asilo in Europa è molto più basso oggi di dieci anni fa. E l’Europa non è particolarmente aperta nelle sue politiche di asilo: si contano molti più rifugiati nel solo Kenya che nei 27 Stati membri”.
E per sostenere la sua tesi mostra i dati. Nel primo semestre del 2011, più del 75% di tutte le domande di asilo si sono concentrate in sei Stati membri dell’Unione. C'è quindi un grande numero di Paesi europei che può e deve fare di più. “Più di 50 mila migranti – argomenta - hanno attraversato il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna, diretti verso l’Unione. Molti di loro sono annegati. Altri sono sbarcati a Lampedusa o a Malta. Nell’ambito di una conferenza svoltasi la primavera scorsa, i Paesi europei hanno avuto la possibilità di mostrarsi solidali nei loro confronti. Il risultato? Appena 300 rifugiati trasferiti da Malta in altri Stati membri”.
E secondo Malmström la ragione sarebbe da rinvenire proprio nel clima politico di molti Stati membri. "I sistemi di asilo in molte nazioni non funzionano efficacemente, mentre le condizioni di accoglienza non sempre sono accettabili, mentre le norme per la concessione dello status di rifugiato differiscono enormemente da un Paese all’altro. “Disparità di questo tipo – conclude il commissario - non sono accettabili in un’Unione Europea i cui membri hanno sottoscritto le stesse convenzioni internazionali e aderito agli stessi valori”.“Nel 2011 le promesse europee di solidarietà nei confronti delle persone bisognose di aiuto sono state messe alla prova. È preoccupante constatare come l’Europa, nel suo insieme, non abbia superato l’esame. Ora gli Stati devono assumersi le proprie responsabilità e fare in modo che, in quanto ad accoglienza, il 2012 sia un anno migliore”.
di Francesco Bianco (26 gennaio 2012)
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Il 2011 è l'annus horribilis per i naufragi nel Mediterraneo. In meno di dodici mesi sono morti annegati 1971 migranti. Così il Consiglio d'Europa vuole vederci chiaro e annuncia un'inchiesta per capirne i motivi. Anche perché a causa delle tensioni in Nord Africa, il mare non è mai stato così pattugliato dalle marine dei diversi Paesi come ora. L'allarme è stato lanciato dalla senatrice socialista Tineke Strik davanti alla Commissione per l'Emigrazione del Consiglio d'Europa, che si è riunita a Parigi. Ogni imbarcazione, tanto più le navi militari, hanno il dovere di effettuare operazioni di salvataggio anche se si trova al di fuori dei percorsi di perlustrazione. La Strik ha detto che bisogna fare chiarezza su dove comincia la responsabilità giuridica e dove finisce quella politica.