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Il voto riporta il Paese in mano all'opposizione filorussa, guidata dal neo presidente Viktor Yanukovich. La sua vittoria però è debole e lascia la popolazione nell'incertezza proprio durante la grande crisi economica. 

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La telefonata di Barack Obama arriva a sancire la vittoria nelle elezioni presidenziali dello scorso 7 febbraio. Alla fine anche il capo della Casa Bianca si è congratulato con Viktor Yanukovich per l’affermazione ottenuta nel ballottaggio contro il premier Yulia Timoshenko. Una vittoria di 3,48 punti percentuali, che la sua sfidante non ha ancora pubblicamente riconosciuto, rifiutando di dimettersi. Lo staff della bionda Yulia ha continuato per giorni a parlare di brogli elettorali, ma gli osservatori internazionali dell’Ocse, presenti in Ucraina durante il secondo turno hanno definito lo svolgimento del voto “una dimostrazione impressionante di democrazia”. 

 

Viktor Yanukovich prende il posto di Viktor Yushenko. Il nuovo presidente, in realtà è un volto ben conosciuto agli ucraini: per tre volte è stato primo ministro ed è il leader del partito delle Regioni, il principale gruppo politico del Paese, filorusso, finora all’opposizione. Il suo sostegno arriva dai cittadini delle zone più a sud e ad est dell’Ucraina. Ma Yanukovich fu, suo malgrado, anche uno dei due protagonisti della Rivoluzione arancione, andata in scena nel 2004: durante le presidenziali venne proclamato vincitore, ma la legittimità delle elezioni fu pacificamente contestata nelle piazze del Paese fino a quando la Corte Suprema invalidò il risultato e fissò nuove elezioni vinte, questa volta, da Viktor Yushenko.  


Lo scorso 7 febbraio quasi il 70% degli aventi diritto al voto si sono recati alle urne: una cifra da record, visto il clima di scetticismo e disillusione che domina il Paese. La crisi mondiale, infatti, ha colpito duramente Kiev: nel 2009 l’economia locale è crollata del 15%. E alle difficoltà finanziare si sommano una scarsa stabilità e una giustizia sociale pressoché assente. Il neo presidente ha promesso robuste politiche anticrisi e una tutela delle fasce sociali più deboli, primi fra tutti operai e pensionati. Proposta anche la privatizzazione del sistema dei gasdotti per modernizzare la rete: un impegno che sarebbe troppo gravoso per le casse dello Stato. Tra le ipotesi più probabili è che venga costituito un consorzio con il colosso russo Gazprom al 33%.


Sullo scacchiere internazionale è facile immaginare un riavvicinamento dell’Ucraina alla Russia, anche se il neo presidente, che in campagna elettorale ha scelto un consulente statunitense, ha ribadito che il processo di integrazione con l’Europa proseguirà. Escluso categoricamente, invece, un ingresso del Paese nella Nato. Il Cremlino ha già fatto sapere che le relazioni diplomatiche con Kiev miglioreranno. Occorrerà però vedere quali equilibri Yanukovic deciderà di instaurare e cosa riuscirà a fare per risanare una situazione difficile all’interno del Paese. 



 

di simona volta

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