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Regole tra le più restrittive al mondo. In Danimarca il governo liberal-conservatore, assieme al suo alleato di estrema destra, il Partito danese del popolo, ha inserito nella finanziaria norme severissime per regolare il ricongiungimento familiare. L'accordo, duramente criticato dall'opposizione di centrosinistra, è stato sostenuto da 90 deputati su 179. L'obiettivo teorico dell'esecutivo, che si è vantato del risultato raggiunto definendo il sistema di massima severità, è quello di scongiurare i matrimoni forzati cui spesso ricorrono le famiglie musulmane.

 

Nel Paese sarà introdotto un sistema a punti che riguarderà i cittadini extracomunitari. Chi chiederà il ricongiungimento dovrà avere almeno 60 punti. Il doppio per chi ha meno di 24 anni. I punti più ‘sostanziosi’ si ottengono con una laurea universitaria conseguita in Danimarca o in altre venti università di alto livello, tutte statunitensi o britanniche, oltre a una canadese e una australiana. Punteggi minori per chi ha una laurea di altre università straniere, ad esempio italiane, una laurea breve o altri diplomi. Punti anche per chi può dimostrare di avere alle spalle due anni di lavoro qualificato in Danimarca o di conoscere bene alcune lingue straniere. Aumenta anche la somma di garanzia da versare nelle casse dello Stato per il coniuge extracomunitario: si passerà da 50.000 a 100.000 corone (più di 13.000 euro).

 

Socialdemocratici e socialisti hanno duramente criticato la norma definendo questo sistema illiberale e discriminante.


Ma la politica anti-immigrazione non si ferma qua: il leader del Partito danese del popolo ha proposto la messa al bando di emittenti satellitari arabe come Al Jazira e Al Arabiya. Pia Kjaersgaard ha accusato le emittenti di fomentare l'odio degli immigrati verso il Paese che li ospita e verso i valori dell'Occidente. Ma questa volta il governo non sembra intenzionato a dar seguito all’iniziativa.

 

A preoccupare è anche l’accordo stipulato qualche mese fa tra Copenhagen e il governo di Baghdad in base al quale vendono rimpatriati in Iraq centinaia di rifugiati che erano fuggiti dal Paese durante gli anni di guerra. Il tutto nonostante le Nazioni Unite abbiano più volte ribadito che queste persone, una volta fatto rientro in Iraq, corrono gravi pericoli.

 

Ma l’esecutivo non sembra intenzionato a cambiare rotta. Certo di avere l’appoggio di molti danesi che vedono negli immigrati un pericolo sociale ed economico.

 

La questione del controllo dell’immigrazione a livello comunitario però avrebbe già una soluzione teorica: lo scorso anno i 27 Stati membri hanno raggiunto un accordo per la cosiddetta ‘Blue card’, un visto simile alla Green Card statunitense. Secondo Bruxelles questo ‘permesso’ dà il diritto ai cittadini extracomunitari di cercare per due anni lavoro, ma solo nel Paese in cui il permesso è stato emesso. Il prolungamento si ottiene solo se il candidato può dimostrare di aver ottenuto un lavoro che gli garantisce uno stipendio. Ma la “particolarità” è che ogni Stato Ue può decidere che soglia minima deve avere questo stipendio. Chiaramente a ottenere per primi questa Blue Card, che entrerà in vigore nel marzo del 2011, saranno i lavoratori più qualificati. Nuove regole che di certo non fanno immaginare una maggiore flessibilità in materia d’integrazione.

di SV (25 novembre 2010)

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