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Il capo dell'Eliseo, preoccupato dai sondaggi, fa un rimpasto di governo in cui nega la sua idea iniziale di apertura verso la società civile

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In Francia le elezioni si avvicinano a grandi passi e il presidente ha scelto una squadra parzialmente nuova per evitare, nel 2012, brutte sorprese. Nel 2007 Nicolas Sarkozy decise di formare un governo che conteneva nomi importanti, presi a prestito dalla società civile, spesso considerati più vicini alla sinistra che all'Ump, il suo partito. Ora invece il capo di Stato, probabilmente intimorito dai sondaggi che lo danno in netto calo, ha scelto di chiudere con la sua "prima fase" e di andare incontro alle esigenze degli elettori più conservatori.



Elettori che altrimenti, il prossimo anno, potrebbero preferirgli Le Pen e il suo Fronte Nazionale, il partito di estrema destra.

Tra i ministri che lasciano c'è Jean-Louis Borloo. Il titolare del dicastero dell'ecologia, avvocato, è esponente del partito radicale. Suo il piano che mira al recupero delle periferie degradate attraverso la demolizione dei giganteschi complessi di edilizia residenziale pubblica realizzati negli anni sessanta e settanta, e la realizzazione di abitazioni più a misura d'uomo. Ora il suo obiettivo sarà quello di formare una sorta di "terzo polo" lontano dall'Ump e dai socialisti.

Lascia anche Bernard Kouchner. Il ministro degli Esteri, esponente del partito socialista, da cui era stato espulso subito dopo aver accettato l’incarico di governo da Sarkozy, ormai sembrava un burattino nelle mani dei consiglieri del capo di Stato. Al posto di Kouchner, medico e tra i fondatori dell’organizzazione non governativa Medici senza Frontiere, al Quai d’Orsay, arriva una donna Michelle Alliot-Marie, gollista ed ex ministro della Giustizia. Kouchner ormai era inviso a molti colleghi per aver criticato, seppure velatamente, le scelte di alcuni colleghi in tema di immigrazione e sicurezza.

Escono dall’esecutivo anche i ministri rappresentanti delle minoranze etniche del Paese come il ministro delle Città Fadela Amara e quello dello Sport Rama Yade. La prima, di origini algerine, rappresentava i giovani cresciuti nella periferia parigina ed era a capo di un movimento di emancipazione delle figlie degli immigrati. La seconda, originaria del Senegal, nei sondaggi era tra i membri del governo più apprezzati e forse proprio per questo era diventata troppo scomoda.

Il ministero dell'Immigrazione viene accorpato con gli Interni, che resta nelle mani di Brice Hortefeux. Eric Besson titolare del dicastero dell'Immigrazione, spesso protagonista di polemiche, in particolare sulla questione dell'espulsione dei Rom, passa all'Industria, Energia e Economia digitale. Ma è probabile che la sua politica avrà un seguito in quella del suo successore. Per la cronaca: a giugno il tribunale di Parigi aveva condannato Hortefeux a una multa di 750 euro ritenendolo colpevole di insulti razzisti. Durante una "summer school" dell’Ump il ministro, parlando con un giovane militante arabo del partito aveva dichiarato "quando ce n’è uno va bene ma quando ce ne sono molti (di arabi, ndr) è un problema”.


I ministeri passano da 37 a 22. Un taglio drastico quello voluto da Sarkozy. Una squadra più leggera e compatta, guidata dal premier Francois Fillon, per affrontare l’appuntamento in programma nella primavera del 2012. 

di Simona Volta (18 novembre 2010)

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Sarkozy: "Continueremo la lotta agli irregolari"

 

 

Nel suo discorso in tv, per presentare il nuovo governo e rispondere alle domande dei giornalisti, Sarkozy ha parlato anche di flussi migratori. Il capo dell’Eliseo ha ribadito che gli ingressi devono essere "canalizzati" per evitare che il sistema collassi. La lotta all’immigrazione clandestina, ha detto il presidente francese, proseguirà anche se saranno migliorate le politiche sociali per coloro che sono in regola con la legge. Sarkozy si è espresso anche sulla questione delle espulsioni dei Rom. La politica della Francia, ha assicurato Sarko, non è mai stata stigmatizzata dall’Unione Europea, nonostante le dichiarazioni del commissario alla giustizia Viviane Reding. Poi il presidente francese ha tirato in ballo Benedetto XVI, sostenendo che anche per il Papa gli stranieri devono rispettare le leggi dei Paesi in cui si trasferiscono.