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Anche in Danimarca le regole per il ricongiungimento familiare e per ottenere il permesso di soggiorno si inaspriscono. La modifica, dovuta alle pressioni del Partito popolare danese, formazione politica di estrema destra, ha reso la legislazione del Paese tra le più severe dell’intera Europa.

 

Il governo di Copenhagen ha infatti deciso di obbligare tutte le persone straniere ad acquisire un certo numero di punti prima di potersi riunire con la propria famiglia già residente in Danimarca. Tutto questo indipendentemente dall’età del richiedente. E se nel Regno Unito occorre saper parlare inglese, avere un alloggio adatto e dimostrare di essere in grado di mantenersi, in Danimarca occorre raccogliere punti. Quindi, per esempio, parlare una delle lingue straniere più importanti (come l’inglese, il francese o lo spagnolo) consente di ottenere punti extra. Esattamente come aver studiato nelle università più prestigiose al mondo. Chiaramente sono regole che si applicano ai cittadini del Paesi non appartenenti all’Unione europea. Questa novità del punteggio è già stata  bollata da molti come razzista e discriminatoria. Secondo infatti le direttive europee per il diritto di soggiorno, il ricongiungimento familiare non è stato pensato per accogliere persone più o meno istruite o più o meno ‘utili’. Anzi, nelle direttive viene espressamente spiegato che è proibita qualsiasi discriminazione di sesso, razza, origini etniche e sociali, convinzioni religiose ma anche per le opinioni politiche così come per le caratteristiche genetiche o per l’appartenenza a una minoranza etnica o anche per l’età o l’orientamento sessuale. Nel tempo diverse sentenze della Corte di giustizia europea hanno interpretato queste norme in un senso molto ampio ed è proprio per questo che di recente l'UE ha ritenuto fondamentale dare maggior peso al principio dell'unità familiare al momento della presentazione della domanda di asilo. Questo, chiaramente, perché il riunirsi di una famiglia deve rivestire grande importanza in uno Stato di diritto. Anche se il timore delle autorità è che molti possano abusare di questo istituto con il fine ultimo di ottenere un permesso di soggiorno. Ma i controlli sono una cosa diversa dallo stabilire regole per decidere chi può vivere nella società danese e chi no.

 

Intanto, un quotidiano danese ha realizzato un sondaggio per capire come vengono percepite le persone straniere nel Paese. Secondo l’indagine solo il 50% dei danesi ha un giudizio positivo sull’immigrazione degli ultimi decenni mentre per più del 40% della popolazione i migranti hanno un impatto negativo sulla società locale. Solo il 20% inoltre sostiene che l’Islam non rappresenti alcun tipo di problema per la Danimarca. Numeri che, se paragonati a quelli di altre nazioni europee, non spaventano di certo, ma che se vengono messi di fianco a quelli della vicina Svezia mostrano una situazione stridente. Soltanto il 20% degli svedesi infatti è convinto che l’immigrazione influisca negativamente sulla società, mentre il 47% ha nei confronti dell’Islam un atteggiamento di apertura e convivenza.

di Simona Volta (11 novembre 2010)

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Odense, la città libera

In Danimarca c’è una città che si è autoproclamata ‘libera’. Si tratta di Odense, terza città del Paese (dopo Copenhagen e Ǻrhus), che ha deciso di accogliere gli scrittori stranieri minacciati a causa delle loro parole messe sulla carta. Gli autori hanno la possibilità di trasferirsi qua per uno o due anno grazie a un sostegno finanziario della municipalità.


L’idea in realtà risale al 2008 quando l’allora ministro della Cultura, Brian Mikkelsen, promosse questa iniziativa. Ma finora nessuna città si era fatta avanti. Odense (neppure 190.000 cittadini) ha stanziato un primo budget annuale di 67.000 euro. Un piccolo investimento, ha dichiarato lo stesso primo cittadino, ma un passo avanti per la libertà. Oltre a una notevole promozione per la stessa cittadina.