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La cancelliera tedesca mostra le sue due facce sul tema immigrazione: da una parte quella di capo del governo, dall'altra quella di leader di un partito conservatore

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Tutto e il contrario di tutto. Angela Merkel, ogni settimana, sembra prendere una posizione diversa sulla questione immigrazione. La cancelliera tedesca prima ha criticato il libro di Thilo Sarrazin in cui gli immigrati, soprattutto di origine musulmana, vengono considerati responsabili del "tracollo" della società teutonica. Poi ha definito morto il modello multiculturale, aggiungendo però che la Germania ha bisogno della manodopera straniera. L’importante è che chi arriva nel Paese si adegui. Alla lingua, prima di tutto, ma anche alle tradizioni e allo stile di vita tedesco. Qualche giorno fa, infine, il capo del governo ha detto di sperare che l’amministrazione pubblica impieghi più funzionari tedeschi con origini straniere.


A uno sguardo veloce la cancelliera potrebbe sembrare quantomeno "confusa", in realtà la Merkel resta coerente a sé stessa: niente razzismo, accoglienza ma regole severe per tutti.


La questione immigrati sembra aver toccato un nervo scoperto della società in Germania. Inutile nasconderlo. E le elezioni sono alle porte per cui Angela, non appena l’occasione lo consente, sveste i panni di premier e indossa quelli di leader di una parte politica: quella conservatrice, composta da Cdu e Csu.


Ma nel suo ruolo istituzionale le azioni sono diverse. Lo scorso 3 novembre la Merkel ha ricevuto un centinaio di persone, tra cui alcuni ministri e i responsabili di associazioni umanitarie per il quarto vertice sull’integrazione.


Presso la cancelleria di Berlino i partecipanti alla riunione hanno deciso di mettere a punto un piano di azione per promuovere correttamente l’integrazione dei 15,6 milioni tra immigrati e tedeschi di origine straniera che vivono in Germania.


Fra le misure da adottare c'è sicuramente una migliore conoscenza della lingua tedesca, considerata da molti come la vera chiave della "mescolanza". Il governo ha promesso che sbloccherà 400 milioni di euro da qui al 2014 per favorire l’apprendimento del tedesco da parte dei piccoli stranieri.


Prima dell’incontro il capo del governo conservatore ha definito il tema dell’integrazione, assente per anni dal dibattito politico, una delle sue priorità. La Merkel ha anche spiegato che in Germania i giovani stranieri che interrompono gli studi sono due volte più numerosi rispetto ai ragazzi tedeschi. Ed è per questo che poi lo Stato deve intervenire con maggiori aiuti sociali. Aiuti malvisti dal resto della popolazione. Aiuti che creano il malcontento tra la borghesia (anche non conservatrice) che sostiene la spesa sociale del Paese.


Per l’opposizione il progetto sarà un nuovo fallimento e non porterà a veri risultati
. I socialdemocratici infatti accusano l’esecutivo di fare mostra di sé durante questi appuntamenti e, nel frattempo, di ridurre il budget per i servizi sociali urbani e per l’educazione interculturale.


Qualche mese e poi si saprà come la pensano gli elettori. Almeno quelli dei sei Länder in cui nel 2011 si andrà a votare. 

di Simona Volta (4 novembre 2010)

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Più realisti del re

 

In vista delle elezioni del maggio 2011 una parte dei turchi si organizza. A Brema 60 persone, tra cui diversi accademici, hanno dato vita a una nuova formazione politica: il Türk Partei. Ad esso hanno aderito politici di origine turca che fanno parte della Spd e della Cdu. Il presidente è Levent Albayrak, un 38enne nato e cresciuto in Germania e perfettamente integrato, come lui stesso ha dichiarato. Il Partito Turco, che accoglie solo naturalizzati, ha nel suo programma l’introduzione di quote per gli immigrati. Nel 2009 a Bonn, l'ex capitale della Repubblica Federale, una lista civica fondata da musulmani aveva raccolto il 2,1% delle preferenze, riuscendo così ad andare in Parlamento. In Germania ci sono circa tre milioni di turchi.