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Foto di Ginevra Battistini
Vicenda drammatica e difficilissima da raccontare quella degli eritrei rinchiusi e torturati nelle carceri libiche. Noi ci abbiamo provato a nostro modo, con l'articolo di Francesco Bianco, che ha cercato di fare chiarezza tra le mille voci e notizie che trapelano sul caso. Caso, magari fosse così. Chissà quanti uomini e donne stanno soffrendo le pene dell'inferno e non lo verremo mai a sapere.

Quello che è certo e che si tratta di una tragedia. Annunciata da chi conosce la realtà dei Paesi in cui vengono respinti gli esuli, dimenticata dagli Stati europei le cui costituzioni prevedono in larga parte il diritto di fuggire da guerre e dittature e il dovere di accogliere queste persone.

 

Da mozzare il fiato la storia raccolta nel libro di Gabriele del Grande "Il mare di mezzo". Un prigioniero somalo vittima dei peggiori abusi da parte dei secondini libanesi confessa che per gli eritrei l'incubo è ancora più grande "perché sono cristiani". Ad amareggiare gli animi la complicità di Italia e le dichiarazioni solo di facciata dell'Europa.

 

Veniamo a "casa nostra" e al rapporto del Cnel sugli indici di integrazione. Buone notizie si direbbe ad una prima lettura dell'analisi di Laura Badaracchi: in crescita gli stranieri cosiddetti integrati, in diminuzione i reati commessi da parte delle comunità, maggiormente colpite da pregiudizi. Giubilo delle istituzioni locali. La realtà, come spesso accade, è più complessa. Attraverso il lavoro si integrano tutti, questo si sa. Il problema è di carattere politico.

 

Tra le regioni, per esempio, la Lombardia è ben piazzata. Merito del nostro governatore Roberto Formigoni? Direi proprio di no visto che manca addirittura il piu basilare degli strumenti preposti a coordinare l'immigrazione, un assessorato cioè a questo dedicato. Niente assessorato, niente consulta per gli stranieri. Facile integrarsi in Lombardia se per integrazione intendiamo lavorare e guadagnare. Nella regione piu ricca d'Italia sarebbe strano il contrario. Il problema, come ci segnala il blogger albanese e parmense d'adozione Tonin Bajraktari, sono i provvedimenti vuoti, quelli di facciata. Guai a usare gli immigrati in modo strumentale. Si danneggiano loro e non si aiuta chi sull'inclusione e l'accoglienza sta da tempo facendo un gran lavoro. 

 

Bene ricordare infine la sanatoria dello scorso settembre. Ne abbiamo già parlato in diverse occasioni. Ora però Michela Dell'Amico lo ha fatto mettendo l'accento sui rischi che si corrono denunciando il falso e "comprando" la regolarizzazione. Legittima la tentazione per chi vive e lavora da anni nel nostro Paese ma è bene sapere che la posta in gioco è davvero pesante.

di Ginevra Battistini