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editoriale
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Foto di Ginevra Battistini
"Primo maggio, su coraggio" cantava anni fa il buon Umberto Tozzi. La nostra inchiesta sul mondo del lavoro immigrato conferma l'esistenza di un meccanismo che troppo spesso stritola gli stranieri e li pone in condizioni di estrema precarietà, soprattutto a causa del fatto che sono costretti a rinunciare a loro diritti pur di avere un lavoro, necessario per il permesso di soggiorno. Eppure, nonostante un sistema ingiusto che lascia spazio a nuove forme di schiavismo, su questo fronte arrivano anche segnali incoraggianti.

L'Italia, affossata dalla cronica mancanza di investimenti in ricerca e innovazione, costringe molti laureati e diplomati a lavori poco qualificati. Se questo vale per gli italiani, è soprattutto vero per gli immigrati, nel nostro Paese più che altrove. L'intraprendenza e la tenacia di chi emigra però porta a risultati straordinari. E oggi la mobilità sociale inizia a farsi sentire anche fra gli stranieri provenienti dai continenti poveri. Emblematico è il caso di Liliana Ocmin, segretaria confederale della Cisl, con delega alle donne e agli immigrati. Peruviana di 37 anni, marito italiano e due figli, nell'intervista a Mixa la Ocmin racconta non solo la sua storia ma le responsabilità del sindacato, del sistema economico e politico italiano, degli abitanti del Bel Paese e degli stessi stranieri. A testa alta e senza farsi scrupoli, la sindacalista ne ha per tutti e non risparmia l'autocritica. Facciamo nostre le sue proposte per migliorare le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati in Italia e a tutti gli scontenti intraprendenti, di qualsiasi nazionalità, facciamo i nostri migliori auguri.

Buon lavoro a tutti!

di Ginevra Battistini