banner-permicro
In Primo Piano Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti Free Press
editoriale
Share |
Foto di Ginevra Battistini

Rosarno quattro mesi dopo. Abbiamo seguito passo passo le vicende del post rivolta degli africani e conseguente caccia al nero. A volte ve ne abbiamo dato notizia, a volte avremmo voluto farlo ma dalla cittadina calabra e dintorni trapelava ben poco. Qualcosa ne sa il nostro Piervincenzo Canale, direttore di Africanews.it, che vive a Reggio Calabria e che da mesi sollecita per Mixa le istituzioni locali per capire che cosa sia successo e che cosa sia cambiato dai fatti del gennaio scorso.

Sappiamo delle condanne agli immigrati violenti che hanno messo a ferro e fuoco Rosarno perché esasperati dalle condizioni bestiali in cui erano - e sono tuttora - costretti a vivere e a lavorare. Ma i responsabili dei pestaggi agli stranieri, delle spedizioni punitive e gli sfruttatori di manodopera in nero che fine hanno fatto? Le autorità competenti sono intervenute per arginare un fenomeno, quello dello schiavismo, che ha tutta l'aria di ripresentarsi di nuovo appena la terra richiamerà a sé i propri braccianti? Notizie confortanti - già ve lo anticipo - non ce ne sono, possiamo solo sperare che la mozione presentata dal deputato democratico di origine congolese Touadi per combattere lo sfruttamento abbia effetti positivi. Senz'altro il caso Rosarno, come tante altre realtà del nord, del centro e del sud Italia di cui ci occuperemo, ci conferma che quello della clandestinità è un business su cui troppi speculano. E fino a quando lo Stato non interverrà mettendo mano innanzitutto alla legge sull'immigrazione Bossi - Fini e al pacchetto sicurezza approvato l'estate scorsa, le cose rimarranno uguali a sé stesse e di schiavi ne vedremo ancora tanti. Il decreto flussi appena varato, seppure ancora una volta con molto ritardo, dà risposte adeguate per numero di lavoratori immigrati stagionali ma non risolve le lungaggini burocratiche e come ci spiega Elisabetta Tramonto in Economixa resta aperto il problema del lavoro permanente. Le richieste di manodopera straniera infatti sono di gran lunga superiori alle cifre stabilite dai decreti flussi degli anni passati e regolarizzare chi è privo di permesso di soggiorno sembra alla politica un precedente troppo pericoloso.

 

di Ginevra Battistini