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Immigrati, un tesoro per le banche

Una banca dedicata completamente agli immigrati. La notizia è di pochi giorni fa: a Milano (in via Pergolesi 2) ha aperto la sua prima filiale Extrabanca, un nuovo istituto di credito che propone prodotti pensati ad hoc per gli stranieri che vivono nel nostro Paese. «È una banca aperta a tutti, ma con prodotti mirati per soddisfare in particolare le esigenze degli immigrati», ha precisato alla conferenza stampa il presidente dell’istituto di credito, Andrea Orlandini. Vicepresidente è, invece, un nome noto tra gli immigrati, soprattutto del Nord Italia: l’imprenditore camerunense Otto Bitjoka, presidente della Fondazione Ethnoland, che diventa così il primo banchiere extracomunitario nella storia del credito in Italia.



Extrabanca ha promesso che fornirà: prestiti alle piccole imprese (che abbiano un fatturato annuo fino a due milioni e mezzo di euro); credito al consumo alle famiglie; un conto corrente senza canone e un libretto di risparmio remunerato al 3%; una carta di credito e servizi particolari a commissioni calmierate per inviare denaro nel Paese d’origine (compresa un'assicurazione vita su chi sta in Italia, a favore del ricevente all'estero) e una carta "bridge" ricaricabile dall'Italia a favore di un beneficiario all'estero. 



I dipendenti della banca, oggi 20, è previsto che saranno tra 200 e 300 alla fine del 2015. Oggi il 55% di loro è straniero, in maggioranza laureati, con 11 diversi Paesi di provenienza. Tra cinque anni, l'istituto conta di avere una clientela di 85-130 mila persone.



I soci (con 23,6 milioni di capitale sociale) sono: Generali (12% delle quote), la Fondazione Cariplo (4%) e trentacinque nomi noti dell'imprenditoria soprattutto del Nord, dal gruppo bresciano Arici (10%) al gruppo Giglio di Piacenza (8%), da Limonta (8%) agli Amenduni (4%) e a Bonmezzadri di Como (4%). I fondatori prevedono di aprire entro cinque anni da 25 a 40 filiali in tutta Italia, di conquistare da 85 a 140 mila clienti, raccogliere fra 650 milioni e un miliardo di euro e di dare lavoro a 200-300 dipendenti. 



Extrabanca non è l’unico istituto di credito ad aver pensato agli stranieri in Italia. Diverse banche, dalle più grandi a quelle locali, propongono prodotti pensati apposta per gli immigrati o, in alcuni casi, hanno anche creato sportelli dedicati. Già nel 2002 Monte dei Paschi di Siena ha lanciato il progetto pilota “Rimesse-microfinanza”, in collaborazione con la Regione Toscana, per permettere di inviare denaro nel Paese d’origine degli immigrati marocchini di Livorno senza commissioni. Intorno a questo servizio, Mps ha costruito un pacchetto di prodotti che si chiama “Paschi senza frontiere”. Comprende carte prepagate gratuite, tassi agevolati per il conto corrente e per l'accesso al credito al consumo, fideiussione sostitutiva della cauzione per l'affitto della casa e convenzioni con le banche dei Paesi d'origine.

 
Sulla scia di Mps, si sono mossi due colossi nazionali. Unicredit ha lanciato “Agenzia tu” (www.agenziatu.it) - con filiali a Bologna, Brescia, Firenze, Genova, Milano, Modena, Roma, Torino, Treviso e Verona - per la gestione di conti correnti, prestiti personali e mutui per la prima casa per immigrati e lavoratori atipici. Intesa-Sanpaolo già nel 2004 aveva aperto a Torino (e poi a Padova, Napoli e Mestre) un “Multiethnic Point”, un punto di accoglienza presso le filiali rivolto ai cittadini extracomunitari per favorirne l'inserimento e l'integrazione economica, e ha avviato un servizio di trasferimento fondi nei Paesi di origine degli immigrati “Get money to family”. 



Servizi utili (ma da verificare caso per caso quanto possano essere vantaggiosi) agli immigrati, ma anche agli istituti di credito. Gli stranieri sono per le banche un “target” molto interessante: una terra poco esplorata, da conquistare. Oltre 4 milioni di potenziali clienti (il 6,7% della popolazione), destinati a raddoppiare entro il 2025 e 200 mila imprese a cui concedere prestiti (e da cui incassare interessi) in crescita del 15-20% all'anno. Una realtà che produce nel complesso con il 9% del Pil nazionale.



Ad attirare l’interesse delle banche è, in particolare, il mercato delle rimesse: nel 2008 gli immigrati che vivono in Italia hanno mandato nel loro Paese d’origine 6 miliardi e 381 mila euro, una cifra enorme, che negli ultimi dieci anni è aumentata di dieci volte (era di 588 mila euro nel 2000) e su cui le banche possono guadagnare molto come interessi e commissioni.



Ricerche recenti (Abi-Cespi) dimostrano che sempre più gli stranieri bussano agli sportelli degli istituti di credito, sia per affidare i propri risparmi, sia per chiedere mutui per l’acquisto della prima casa o prestiti finalizzati per avviare una nuova attività. Il cosiddetto livello di bancarizzazione degli stranieri è cresciuto del 12% in due anni. La percentuale di conti correnti aperti dagli immigrati (di Paesi non Ocse) è passata dal 60% nel 2005 al 67% nel 2007. Il numero assoluto di conti correnti intestati a cittadini immigrati è cresciuto del 33,3% (Rapporto ImmigratImprenditori).



«Gli stranieri che vivono in Italia hanno bisogni diversi dagli italiani», conferma Ousseynou Mbengue, presidente della comunità senegalese di Parma
, che sta portando avanti un progetto con una banca della zona per organizzare delle rimesse collettive da parte degli immigrati. «Prendiamo per esempio i soldi che mandiamo nel nostro Paese d’origine – racconta Ousseynou - non ci rivolgiamo tanto alle banche quanto ad altri istituti privati che ci fanno pagare commissioni altissime, ma sono rapidi e ci chiedono solo un documento d’identità valido. Le banche sono lente e  usano strumenti classici. Un bonifico arriva dopo 5-7 giorni, è troppo. Noi abbiamo bisogno di mandare i soldi a casa velocemente, servono per soddisfare bisogni urgenti: pagare i medicinali o la scuola per i bambini. Oppure ci servono dei piccoli prestiti per finalità che un italiano non avrebbe: tornare a casa per le vacanze dopo anni in Italia, avere un mutuo per comprare una casa nel nostro Paese d’origine, rimpatriare la salma di un parente morto in Italia. Per queste finalità le banche italiane non ci danno un euro».



di Elisabetta Tramonto


di Alberto Ballarin
Consulente di educazione bancaria per immigrati


«Il primo problema da affrontare per migliorare il rapporto degli immigrati con le banche è la paura: una sorta di timore reverenziale che lo straniero ha verso un mondo che non si conosce e che riguarda un tema così importante come il denaro. È un atteggiamento che porta a commettere errori e ad essere vittime di “fregature”. Bisogna sempre ricordare che se è vero che noi abbiamo bisogno della banca, è vero anche che la banca ha bisogno di noi». È l’opinione di Alberto Ballarin, consulente di Banca Etica che collabora con diverse associazioni di immigrati. Ha insegnato educazione bancaria per immigrati in un corso, da poco concluso, rivolto ai responsabili delle associazioni di immigranti, promosso da un gruppo di organizzazioni: Ucodep, ARCS, IPSIA, WWF Italia, ACLI, ARCI, Banca Popolare Etica, CeSPI e Consorzio ETIMOS. «Lo scopo del corso era spiegare agli immigrati come funziona il sistema bancario italiano e fornire loro degli strumenti per approcciarsi alle banche in modo consapevole e sereno».

 

Che tipo di rapporto hanno gli immigrati con il sistema bancario?

"Un rapporto difficile. La conoscenza delle banche, degli strumenti, anche dei termini usati è scarsissima. Pochi stranieri sono in grado di leggere e comprendere davvero un estratto conto, le condizioni per un finanziamento, un contratto di mutuo. Non solo, al corso è emerso che moltissimi stranieri non prestano la minima attenzione al mondo bancario e non si interessano a capire come funziona, anche se ne hanno bisogno.

Gli immigrati vivono le banche con timore perché è un mondo che non conoscono e perché di solito quando entrano in una filiale sono in una condizione di bisogno: magari devono chiedere un prestito per comprare delle attrezzature per la loro attività. Ma è un atteggiamento che bisogna assolutamente superare".


In che senso, quale sarebbe un approccio giusto dell’immigrato con la banca?

"Innanzitutto non deve avere paura a fare domande. Poi deve pensare che una banca è un operatore commerciale come tanti altri, solo che, al posto dei frigoriferi, vende denaro. Ma, come per i frigoriferi, bisogna confrontare offerte diverse e scegliere quella che si preferisce".


A che cosa dovrebbe stare attento un immigrato, ma non solo, quando entra in una filiale?

"Posso suggerire quattro consigli fondamentali (validi in particolare per gli immigrati, ma utilissimi anche per gli italiani. Le fregature sono dietro l’angolo per chiunque):


1 – Innanzitutto non accontentarsi di una sola banca. Ma confrontare due, tre, quattro offerte diverse. Bisogna sempre ricordarsi che si può anche rifiutare un’offerta. Se si entra in una banca non è obbligatorio accettare quanto viene proposto.

 

2 – Chiedere alla banca e a qualunque operatore finanziario, anche quelli dedicati al trasferimento di denaro, di avere una documentazione scritta dell’offerta. In modo da poterla portare a casa e valutarla confrontandola con le altre offerte raccolte.



3 – Prima di andare in banca chiarirsi le idee su che cosa si cerca. È importante sapere con precisione quali sono le proprie esigenze: per esempio, in caso di una richiesta di un prestito, di quanti soldi si ha bisogno, per quanto tempo, quanto si può restituire ogni mese. Più si hanno le idee confuse e meno si potrà valutare se quanto offre la banca conviene.



4 – Chiedere più informazioni e più dettagli possibili: le condizioni generali, le modalità, tutti i costi".


Ma se uno straniero non riesce a capire e a valutare le condizioni offerte da una banca a chi può rivolgersi?

"Questo oggi è un problema grave. Non esistono soggetti o organizzazioni specializzati nel settore creditizio per fornire un sostegno agli immigrati. Le associazioni a loro dedicate non hanno una preparazione specifica. Durante il corso abbiamo insistito molto su questo aspetto. È fondamentale che le associazioni di stranieri assumano un ruolo anche nella relazione con e banche, facendosi carico dei bisogni dei propri membri. In una duplice funzione: di conoscenza del sistema bancario, per poi trasmettere le informazioni ai membri della comunità, e di rappresentanza e tutela di una certa comunità di immigrati. Dialogare con una banca come singolo è una cosa, farlo come associazione è un’altra. Si ha molto più potere.
Alle associazioni abbiamo consigliato di stimolare qualche immigrato tra i loro membri a seguire dei corsi e specializzarsi nelle tematiche finanziarie, per poi diventare un punto di riferimento per il resto della comunità su aspetti così delicati. Esistono esperti in ambito commerciale, in informatica, perché non in finanza e credito?". 

 

Quali sono i principali servizi che un immigrato chiede a una banca e che rischi corre?

"Gli stranieri, come gli italiani, chiedono prestiti, ma è difficile che riescano a ottenerli perché le banche esigono garanzie che difficilmente un immigrato ha.

Tipiche degli stranieri in Italia sono invece le rimesse: mandare i soldi a casa. Un servizio offerto dalle banche e da molti istituti privati specializzati nel trasferimento di denaro. Le differenze tra l’uno e l’altro sono enormi: riguardo i tempi richiesti per inviare denaro, i costi, le modalità. Spesso gli immigrati, piuttosto che le banche, che sono più rigide, lente e non arrivano dappertutto, preferiscono altri istituti che trasferiscono denaro anche in poche ore e nei villaggi più sperduti, ma facendo pagare commissioni altissime. L’ideale sarebbe organizzarsi e spedire denaro a casa più di rado (arrivano fino a 10 invii al mese) e con somme più consistenti. Permetterebbe loro di risparmiare perché su ogni invio c’è una commissione. Ancora meglio se riuscissero a organizzarsi all’interno delle comunità per raccogliere tra più persone il denaro da spedire e effettuare un solo grosso invio collettivo".



Uno strumento molto utile per scegliere a chi rivolgersi per le rimesse è il sito internet www.mandaisoldiacasa.it con cui si possono confrontare le condizioni (costi, tempi, Paesi raggiunti, ecc.) di tutte le banche e gli istituti che effettuano trasferimento di denaro. È stato costruito dagli organizzatori del corso di educazione bancaria per immigrati (in particolare Ucodep e Iom) insieme all’Abi (Associazione bancaria italiana).