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Il tesoro degli immigrati torna nei Paesi di origine

Sei miliardi 381 mila euro. È la cifra che nel 2008 gli immigrati che vivono in Italia hanno mandato nel loro Paese d’origine, lo 0,41% del Prodotto interno lordo italiano. A rivelarlo è stata la Fondazione Leone Moressa, che ha rielaborato dati di Bankitalia e dell’Istat. Una cifra enorme, che negli ultimi dieci anni è aumentata di dieci volte (era di 588 mila euro nel 2000). La crescita record dei primi del Duemila però è sparita: nel 2008 l’aumento è stato del 5,58% rispetto al 2007. Niente a che vedere con il +131,8% del 2004 (rispetto al 2003). Colpa della crisi che ha ridotto le entrate anche degli immigrati.
 

Considerando l’Europa intera, i fondi trasferiti dai migranti nel loro ex paese di residenza ammontano complessivamente a 31,8 miliardi di euro (sempre nel 2008). E l’Italia è al secondo posto tra i Paesi da cui vengono inviati più soldi nel Sud del mondo: il 20% del totale europeo. Al primo posto c’è la Spagna (25%), al terzo la Francia (11%), seguita dalla Germania (10%). Sono i risultati pubblicati dall’Eurostat, l’istituto di statistiche della Commissione europea.

 
Per sapere che fine fanno questi fiumi di denaro bisogna consultare una ricerca realizzata dall’Abi (Associazione bancaria italiana) e dal Cespi (Centro studi di politica internazionale) intitolata "Banche e nuovi italiani: i comportamenti finanziari degli immigrati", pubblicata all’inizio dell’anno scorso. Emerge che: il 78% dei migranti che vivono in Italia invia denaro nel Paese da cui proviene, la maggioranza lo manda almeno una volta al mese e le cifre spedite vanno dai 101 e i 200 euro.
 

E per quali scopi vengono usate? Gli stranieri inviano rimesse soprattutto per sostenere nel Paese di origine spese per il consumo (circa 26%), spese sanitarie (17%), educazione (circa 15%), abitazione (14%), un progetto imprenditoriale (8%).


E ci sarebbero notevoli differenze a seconda della nazionalità. Mentre i cinesi privilegiano le spese per il consumo (quasi 47%) e un progetto imprenditoriale (13%), filippini e ghanesi destinano una percentuale significativa (più del 18%) delle risorse trasferite per sostenere l'educazione. Per gli egiziani e i senegalesi le spese sanitarie impegnano intorno al 20% e per la comunità rumena l'abitazione ha un peso importante (intorno al 16%).


E come vengono inviate le rimesse? Gli immigrati preferiscono le agenzie di trasferimento di denaro piuttosto che le banche. È una questione culturale: la barriera linguistica e l’ambiente formale di una banca non invitano lo straniero a entrare. Inoltre chi deve ricevere le somme in America Latina o in Africa non è detto che abbia un conto in banca dove trasferire il denaro. C’è poi il fattore tempo: il money transfer consente il passaggio del denaro in tempo reale, le banche possono impiegarci anche una settimana. Le commissioni da pagare naturalmente sono più alte nel caso delle agenzie specializzate. Variano a seconda del Paese di destinazione e dell’importo, che, in media, si aggira sui 10 euro per una rimessa di 300. Per trasferire piccoli importi, ad esempio 100 euro, è sufficiente il documento del Paese d’origine, ma se la somma aumenta scattano una serie di requisiti aggiuntivi, come il permesso di soggiorno e la busta paga.



di Elisabetta Tramonto


di Andrea Limone
Tra i fondatori di Permicro

"Quello delle rimesse degli immigrati è un fenomeno enorme, per le cifre raggiunte e per l’importanza che questi fondi hanno per l’economia dei Paesi 'poveri'. Parlo di economia reale, concreta. Le rimesse degli immigrati significano soldi alle famiglie, non vengono investiti in titoli di stato, ma alimentano i consumi, costituiscono un aiuto fondamentale alla sussistenza familiare", è il commento di Andrea Limone, tra i fondatori di Permicro: una società specializzata in microcredito nata a Torino e che opera su tutto il territorio nazionale. Molti clienti dell’organizzazione sono proprio immigrati: circa 1.500 ogni anno.
 

Con un reddito mediamente molto più basso degli italiani, come riescono queste persone a risparmiare e inviare denaro nel loro Paese d’origine?
C’è una diversa cultura del risparmio, com’era per gli italiani qualche decennio fa. Gli immigrati che vengono nel nostro Paese a cercare lavoro sono abituati a risparmiare una quota significativa delle loro entrate mensili: il 10-20% di un reddito già molto basso. Al contrario degli italiani che oggi, nonostante abbiano un reddito più basso di dieci anni fa, non hanno ridotto nella stessa misura le loro abitudini di consumo. Gli immigrati risparmiano molto e vivono con pochissimo. Lo verifichiamo ogni volta che concediamo un microcredito a uno straniero.


Permicro, come associazione di microcredito, si occupa anche di rimesse degli immigrati?
Non direttamente. Ma diamo finanziamenti a immigrati che vivono in Italia anche per soddisfare necessità nel loro Paese d’origine: per esempio aggiustare un guasto in casa, spese mediche, un matrimonio. Anche questo è un modo indiretto per mandare soldi nel proprio Paese d’origine.


Per informazioni si può visitare il sito www.permicro.it o chiamare il numero verde 800 135 953