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Le rimesse degli immigrati: calano in Europa, crescono in Italia

La crisi economica si è abbattuta anche sui risparmi che gli immigrati mandano a casa: per la prima volta da anni sono diminuiti. Almeno è  quanto è accaduto in Europa, ma non in Italia, dove la crescita continua. Secondo l’istituto di statistica europeo Eurostat tra il 2008 e il 2009 nell’Unione a 27 le rimesse dei lavoratori migranti sono diminuite del 7%, passando da 32,6 miliardi di euro di due anni fa a 30,3 miliardi dell’anno scorso. Nel 2009 la quantità più elevata di rimesse è stata inviata dalla Spagna (7,1 miliardi di euro, il 22%, del dato totale europeo), seguita dall’Italia (6,8 miliardi, 21% del totale), quindi da Germania (3,0 miliardi, 9%), Francia (2,8 miliardi, 9% ) e Paesi Bassi (1,5 miliardi, 5%). La Spagna è anche il Paese dove è stato registrato il decremento maggiore (da 7,9 miliardi di euro a 7,1 miliardi), seguita dalla Francia (da 3,4 miliardi a 2,8 miliardi).

 

In Italia invece sta accadendo tutto il contrario: gli stranieri mandano nei loro Paesi d’origine sempre più denaro: 6,8 miliardi di euro secondo l’Eurostat nel 2009, dai 6,4 miliardi dell’anno prima, l’aumento maggiore in tutta Europa. Per la precisione, secondo l’Istat, le rimesse “partite” dall’Italia nel 2009 sarebbero pari a 6.752.867 euro, il 5,8% in più dell’anno prima, oltre 10 volte di più di 9 anni prima (il 1.047,5% in più del 2000, quando le rimesse erano pari a 588.468 euro).

 

Come già  spiegato altre volte su Mixa, queste somme di denaro inviate nei Paesi d’origine dei migranti sono molto importanti per la sopravvivenza delle loro famiglie e, in alcuni casi, addirittura per l’economia locale. È il caso del Marocco. “Nel solo 2001 il totale delle rimesse (da tutta Europa n.d.r.) dei marocchini emigrati verso il proprio Paese d’origine ha raggiunto un valore pari a sei volte il complesso degli aiuti allo sviluppo e cinque volte quello degli investimenti diretti esteri. Esso ha inoltre superato le entrate nazionali provenienti dall’industria del turismo e dall’esportazione dei prodotti agricoli e dei fosfati”. È quanto evidenziato dal “Rapporto sulle politiche di collegamento con la diaspora in Marocco”, realizzato dallo Iom-Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e dall’Icmpd (International Centre for Migration Policy Development) con il cofinanziamento della cooperazione italiana oltre a quello di altri tre Stati europei (Francia, Svizzera e Olanda).

 

Secondo lo studio il Marocco è  al quinto posto nella classifica dei Paesi in via di sviluppo che ricevono rimesse (considerando quelle spedite da tutta Europa), dopo l’India, la Cina, il Messico e le Filippine. Negli ultimi anni l’ammontare del denaro inviato nel Paese dai marocchini residenti all’estero ha visto una crescita quasi ininterrotta: dai 3,2 miliardi di dollari del 2001, ai 5,4 del 2006, subendo una riduzione del 4% nel 2008 e del 10% nel 2009, solo a causa della crisi economica. Tra il 2004 e il 2008, circa il 67% delle rimesse dirette in Marocco proveniva da tre Paesi europei: la Francia, la Spagna e l’Italia.

 

Ma per cosa vengono utilizzati i soldi guadagnati faticosamente in Italia e in Europa dagli immigrati e poi inviati alle famiglie nei Paesi d’origine? Secondo una ricerca Abi-Cespi sui bisogni finanziari degli immigrati (intitolata “Banche e nuovi italiani”, Bancaria Editrice, 2009) i migranti inviano denaro prevalentemente per sostenere spese per il consumo nel Paese d’origine (circa il 26%), per il sostentamento materiale della famiglia (26,2%), per le spese sanitarie (17,4%), per l’educazione e l’abitazione (rispettivamente 14,7% e 13,8 %).

 

Secondo la Caritas, che ogni anno pubblica il Dossier Statistico sull’Immigrazione, le rimesse contribuiscano a combattere la povertà estrema di alcune regioni del mondo e rappresentano ormai una fonte finanziaria globale e di crescita economica per diversi Paesi, superando in molti casi l’aiuto pubblico allo sviluppo. “Sostenere consumi è importantissimo per uscire dalla povertà”, spiega Laura Scorretti, coordinatrice delle attività di cosviluppo in Marocco per l’Ong italiana Soleterre. “Gli immigrati che lavorano in Occidente - continua Laura Scorretti - riescono così a sostenere l’educazione dei loro figli, rimasti nel Paese d’origine, e a provvedere alle spese mediche della loro famiglia. Per molti nuclei familiari le rimesse sono l’unica fonte di reddito. Però è un peccato che siano usate solo per queste finalità. Servirebbe più lungimiranza. Le rimesse dovrebbero essere usate anche per costruire” (vedi intervista accanto).



di Elisabetta Tramonto (16 dicembre 2010)


di Laura Scorretti
coordinatrice per Soleterre

Fare in modo che le rimesse alimentino lo sviluppo e non solo i consumi. È  questo uno degli scopi principali del progetto “Women Migration from Morocco to Eu” (La migrazione femminile delle donne dal Marocco all’Europa), portato avanti dalla Ong italiana Soleterre, insieme a una serie di enti e istituzioni italiane e marocchine. Un progetto di cosviluppo per dimostrare come la presenza di un lavoratore immigrato in Italia sia un fattore positivo sia per il Paese di arrivo che per quello di origine. Le rimesse rientrano in questo progetto, perché sono il canale privilegiato di sostegno delle comunità locali. Ce lo racconta Laura Scorretti, coordinatrice delle attività di cosviluppo in Marocco per Soleterre (www.soleterre.org).

 

Avete trovato il modo di utilizzare le rimesse in modo più ‘costruttivo’?
“Insieme al ministero della Comunità marocchina residente all’estero abbiamo studiato un progetto per destinare le rimesse a usi produttivi. Un meccanismo che prevede di raccogliere le rimesse dei marocchini residenti in Lombardia, inviate tramite cellulare (metodo che permette di ridurre i costi di invio), e, una volta arrivate in Marocco, canalizzarle in un unico fondo di investimento presso una banca marocchina. Verranno poi investite in attività con ricadute sociali”.

 

Ma le rimesse sono fondi privati, che gli immigrati usano come preferiscono. Come potrete raccoglierli e usarli per scopi scelti da voi? Perché gli stranieri dovrebbero acconsentire?
“Perché è remunerativo, chi accetta questa destinazione delle proprie rimesse ci guadagna. In più c’è la ricaduta sociale: sapere di permettere la realizzazione di un progetto nel proprio Paese. Per gli immigrati è un modo per preparare un eventuale ritorno a casa. E possono finanziare un progetto che gli interessa. Perché possono anche proporre delle iniziative da finanziare. Chi lascia il proprio Paese, continua ad avere il desiderio di aiutare la propria comunità.
I risparmi di ogni singolo migrante non sono elevati, ma, messi tutti insieme, diventano un buon capitale da investire”.