Manovale edile, bracciante agricolo, operaio nelle imprese di pulizia o saldatore, per quanto riguarda gli uomini. Collaboratrice domestica o assistente agli anziani per le donne. Sono queste le professioni principali svolte dagli immigrati in Italia. E non importa che abbiano una laurea o un diploma. A prescindere dalla loro effettiva qualificazione professionale, gli stranieri vengono impiegati in mansioni servili e sotto qualificate. Lo ha rivelato il Dossier Caritas-Migrantes 2009, secondo cui oltre la metà degli occupati stranieri in Italia possiede un diploma o una laurea (54,1%), poco meno degli italiani (62,3%). Di questi, però, circa tre quarti svolge una professione operaia o non qualificata: il 73,4%, rispetto al 32,9% degli italiani (percentuale comunque alta).
Uno scenario confermato dalla ricerca “I lavoratori qualificati. Nuove prospettive dell’immigrazione in Italia”, condotta dalla Fondazione Ethnoland e del Centro Studi e Ricerche Idos/Dossier Caritas/Migrantes. Raccoglie 36 storie di immigrati provenienti da 22 Paesi diversi, dai 4 continenti e risiedenti in 17 province. Le loro esperienze rivelano la fatica che comporta integrarsi, con tutte le difficoltà del labirinto burocratico italiano, e soprattutto trovare lavori adeguati rispetto alla propria preparazione. I ricercatori lo definiscono un vero brain waste, uno “spreco di cervelli”.
Uno spreco e un’ingiustizia confermati anche dal VI Rapporto sugli indici di integrazione, redatto dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (pubblicato all’inizio di quest’anno), che ha calcolato l’incidenza dei lavoratori altamente qualificati (dirigenti e impiegati) sul totale degli immigrati occupati presso le aziende (al netto di operai e apprendisti). Risultato: il 37,35% dei lavoratori italiani svolge una mansione con una qualifica elevata (4.905.473 - dati relativi al 2006). tra gli immigrati questa percentuale scende al 7,49% (87.983).
Ma ci sono anche segnali positivi. Secondo il “Rapporto Excelsior 2008” di Unioncamere qualche miglioramento sta già avvenendo. Nel 2008, infatti, le assunzioni di immigrati non qualificati sono comunque state la maggioranza (69,5%), ma in calo del 2,5% rispetto al 2007. E sono aumentati gli sbocchi professionali con una maggiore qualificazione. In crescita, infatti, gli immigrati assunti per svolgere professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (dal 22,7% al 23,7%) e gli operai specializzati. Peccato che la crisi in corso da un anno e mezzo abbia rallentato questo processo.
di Elisabetta Tramonto
