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Milano: per la prima volta imprese straniere in calo

Egiziani, rumeni e cinesi. Sono queste le prime tre nazionalità di stranieri titolari di un’impresa a Milano. L’imprenditoria immigrata è una presenza molto forte nel capoluogo lombardo: 17.761 attività gestite da cittadini non italiani, il 15,5% delle imprese milanesi. Tra il 2008 e il 2009, però, sono diminuite: del 4,1%. 760 imprese in meno in un anno. Ma l’elemento che preoccupa di più non è tanto il numero di attività chiuse, quanto il fatto che per la prima volta le imprese gestite da immigrati registrino un calo, dopo tanti anni di crescita. Una crescita di molto superiore a quella delle imprese gestite da italiani.


“Il motivo va cercato nel fatto che le imprese gestite da stranieri sono spesso di dimensioni familiari e quindi hanno risentito maggiormente della crisi economica”, spiega il presidente della Camera di Commercio milanese Carlo Sangalli. “Si tratta comunque più di un rallentamento rispetto alle forti crescite degli anni passati che di un arretramento”, tranquillizza Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano e presidente di ASIIM, Associazione per lo Sviluppo dell’Imprenditorialità Immigrata a Milano (vedi opinione a lato).

 
Colpa della crisi, quindi, ma senza doversi preoccupare troppo: il calo delle imprese di immigrati è dovuto anche allo smaltimento della sbornia degli ultimi anni. Tra il 2004 e il 2008 le attività degli stranieri a Milano erano aumentate del 30,8%. In Lombardia dal 2005 al 2008 le aziende di migranti erano cresciute del 45,8% molto più del +2,5% delle imprese lombarde. 


In alcune città e in alcune regioni italiane tra il 2003 e il 2009 c’è stato un vero boom di imprese immigrate. Lo rivela il rapporto “Immigrazione, regioni e consigli territoriali per l’immigrazione. I dati fondamentali”, presentato a fine giugno, realizzato dal ministero dell’Interno e cofinanziato dal Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di Paesi terzi. Tra le singole città si registrano punte particolarmente alte del fenomeno nelle province di Ancona (+652,1%), Terni (+717,6%), Savona (+794,7%), Rieti (+923,3%), Trento (+1.079,6%), Forlì (+1.348,7%), Firenze (+1.180,3%), Lucca (+1.056,1%),), Salerno (3.173,7%) e Piacenza (+4.596,0%). Mentre al sud oltre a Palermo (+1.407,6), spicca la provincia di Ragusa (+1.005,7%): “Una zona particolarmente attiva e ricca - sottolinea Renato Marinaro, coordinatore dell’équipe di ricerca - che si caratterizza per il lavoro agricolo e per una particolare vivacità del mondo lavorativo e imprenditoriale”.

“Il vento della crisi di certo non ha risparmiato gli immigrati. Oggi le banche stanno chiudendo i rubinetti, cioè concedono difficilmente prestiti. Per le imprese, soprattutto quelle piccole, quindi, è tutto più difficile. Anche per gli imprenditori stranieri”, commenta Otto Bitjoka, l’imprenditore camerunense a Milano da più di trent’anni, vicepresidente di Extrabanca e presidente della Fondazione Ethnoland. “Ma non credo che gli imprenditori stranieri stiano patendo le conseguenze della crisi più degli italiani, anzi. La capacità di reagire degli immigrati è superiore a quella degli italiani. Siamo capaci di stare in piedi con poco, di lavorare in economia. Per esempio perché in caso di difficoltà tutta la famiglia interviene nell’attività dell’impresa”.



di Elisabetta Tramonto (8 luglio 2010)


di Marco Accornero
presidente di ASIIM

 

“Fare impresa è per gli immigrati una sfida di integrazione e rappresenta un passo importante sulla strada della crescita comune. Indipendentemente dal risultato del 2009 quella degli imprenditori etnici rimane una realtà produttiva ben consolidata, che ha fornito un contributo importante al rafforzamento del nostro tessuto imprenditoriale. Pur nelle difficoltà: le attività immigrate a volte devono infatti affrontare maggiori barriere, di carattere sia economico sia culturale, rispetto agli imprenditori italiani”, spiega Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano e presidente di ASIIM, Associazione per lo Sviluppo dell’Imprenditorialità Immigrata a Milano.



Secondo i dati della Camera di commercio, però, nel 2009, dopo anni di forte crescita, le imprese gestite da cittadini stranieri a Milano sono calate del 4,1% dal 2008, mentre il totale delle imprese milanesi è aumentato dell’1,7%)…


“Se si considerano solo le ditte individuali, in realtà, anche quelle con titolare italiano hanno mostrato nel 2009 una sostanziale stabilità e non sono aumentate. Questo significa che tutte le piccole e microimprese, specialmente nel settore manifatturiero e artigiano, a prescindere dalla nazionalità del titolare, sembrano subire più di altre le conseguenze di questo momento di difficoltà e che quindi bisogna tenere alta la guardia”. 



Ci sono stati settori più penalizzati di altri?

“Sì, soprattutto le imprese manifatturiere, in calo del 6,1% o dei trasporti con un -13,5%. Altri comparti, come quello della ristorazione, con un +16% continuano a crescere nonostante la crisi. Inoltre, se si fa riferimento a tutte le cariche assunte da stranieri in società milanesi, il calo si riscontra solo tra i titolari ma non tra amministratori, soci o legali rappresentanti. Segno questo forse di una evoluzione dell’imprenditoria immigrata verso forme societarie più complesse”.


Il calo delle imprese immigrate milanesi è  in controtendenza rispetto alla media lombarda (+1,7%) e ancor più rispetto alla media italiana (+4,2%). Perché?

“Se Milano nel 2009 ha registrato un rallentamento dell’imprenditoria immigrata resta però inalterato il forte peso delle ditte con titolare straniero sul totale lombardo e nazionale. Infatti le quasi 21 mila imprese individuali continuano a rappresentare ben il 38% delle straniere attive in Lombardia e il 7% in Italia. Delle differenze, soprattutto rispetto all’Italia, si riscontrano tra i gruppi etnici prevalenti: a Milano continuano a primeggiare gli egiziani con più di 4 mila imprese, pari al 21,5% del totale, seguiti dai cinesi, che superano le 3 mila unità, e dai rumeni con 1.839. Inoltre, rispetto allo scorso anno, aumenta del 7,8% la presenza di titolari provenienti dai Paesi dell’ex-Urss”.