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Immigrati, gli irregolari lavorano di più e guadagnano di meno

 

Gli immigrati clandestini guadagnano meno di chi ha un permesso di soggiorno, lavorano più spesso in nero e con turni più pesanti (di notte, il sabato e la domenica). Lo ha rivelato un’indagine realizzata dall'economista Tito Boeri per la Fondazione Rodolfo Debenedetti e l’Università Bocconi di Milano. Le interviste sono state effettuate tra ottobre e novembre scorsi a 1.037 lavoratori stranieri in 8 città italiane ad alta densità migratoria (fra cui Milano, Bologna e Rimini). 


La mancanza di un documento che autorizzi a rimanere in Italia non sembra impedire di trovare un lavoro: il 66% degli irregolari (422 mila secondo l’Ismu), infatti, ha un’occupazione. E, fatto forse scontato, se tra gli immigrati regolari solo il 7,2% lavora in nero, i clandestini senza contratto sono il 68,2%. Ma i dati più rilevanti riguardano lo stipendio e i turni di lavoro. Il 40% di chi non ha un permesso di soggiorno guadagna meno di 5 euro l'ora, mentre fra i regolari la percentuale scende al 10%. Chi non è in regola guadagna in media il 12,4% in meno di chi lo è. Per le donne va anche peggio: senza permesso di soggiorno guadagnano fino al 17% in meno. L'80% degli irregolari lavora anche il sabato, il 31,8% la domenica e il 38% di notte (contro il 22% degli immigrati regolari). Una vera gallina dalle uova d’oro per molti imprenditori, che si ritrovano con manodopera a basso costo a cui affidare i lavori più pesanti. 


E rispetto agli italiani? Secondo una ricerca dell'Osservatorio Ires, in collaborazione con la Cgil milanese (su 200 lavoratori), il salario medio mensile di un immigrato è di 1.048 euro, rispetto ai 1.320 euro degli italiani; i lavoratori stranieri guadagnano il 25% in meno dei colleghi italiani; in sei casi su dieci non hanno sempre visto rispettare il proprio contratto di lavoro e quasi la metà di loro è stata vittima di mobbing. 


"La normativa italiana favorisce l’immigrazione irregolare, che fa comodo a imprenditori senza scrupoli e alimenta l’economia informale e il lavoro nero", commenta Piero Soldini, responsabile dell'Area Immigrazione della Cgil. "Bisognerebbe combattere il problema con strumenti adeguati - continua Soldini - Noi del sindacato stiamo chiedendo l’estensione dell’articolo 18 agli immigrati, prevedendo che, in caso di denuncia per grave sfruttamento del lavoratore, scatti una protezione della vittima e, se clandestino, l’assegnazione di un permesso soggiorno temporaneo. Era un disegno di legge presentato dal governo Prodi, rimasto purtroppo lettera morta. Ed è necessario che sia ratificata la direttiva europea numero 52 (del 18 giugno 2009) che prevede un inasprimento delle pene per i datori di lavoro che sfruttano i lavoratori irregolari".

 



di Elisabetta Tramonto


di Ibrahim Diallo
funzionario senegalese della Cgil di Brescia

 

Differenze di stipendio, a parità di qualifica, tra italiani e immigrati sono un dato di fatto, ma sono violazioni della legge, non la normalità. Nessun contratto prevede salari diversificati in base alla nazionalità. Poi, si sa, lo sfruttamento esiste, come esistono datori di lavoro che approfittano della minore conoscenza dei contratti da parte degli stranieri per imporre salari inferiori ai minimi contrattuali. 
Ma il problema è un altro. La vera discriminazione verso gli immigrati avviene sul campo delle qualifiche. I lavoratori stranieri nella maggior parte dei casi hanno qualifiche inferiori alle loro capacità e inferiori a colleghi italiani con la stessa anzianità lavorativa. Capita che un immigrato resti allo stesso livello per 15 anni e un italiano dopo solo un anno abbia uno scatto di carriera.  
Per gli italiani il diploma di studio ha un valore, per un immigrato no, come non vengono considerate le esperienze precedenti accumulate nel Paese d’origine. Uno straniero neoassunto viene sempre messo alla prova, per verificare che sia qualificato. Un italiano può essere assunto anche sulla base di un curriculum. Questo comporta una maggiore difficoltà per gli immigrati nel trovare un lavoro e un bassissimo potere contrattuale per loro. I minori stipendi dipendono da questo. Se un immigrato riceve un salario ingiustamente basso, a meno che nell’azienda non ci sia una forte presenza sindacale, difficilmente si lamenterà con il datore di lavoro, per paura di non trovare un altro posto e di perdere il permesso di soggiorno.