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Immigrati: cala il lavoro dipendente, cresce l'imprenditoria

E' la Toscana ad ospitare il numero più elevato di imprese con titolare straniero in proporzione al  numero di imprese individuali residenti: quasi 27 mila su oltre 220 mila, il 12%

Meno assunti e più imprenditori. Si potrebbe riassumere così la situazione degli stranieri in Italia durante il 2009: calano le assunzioni, ma aumentano le richieste di lavoro qualificato. E crescono le nuove imprese. A rivelarlo è stato il centro studi di Unioncamere, l’istituto che raggruppa le camere di commercio italiane, che ha da poco pubblicato il Rapporto annuale (scaricabile dal sito www.unioncamere.gov.it).

 

L’anno scorso le assunzioni non stagionali di lavoratori immigrati previste dalle imprese italiane sarebbero diminuite a 92.500, da 172.000 del 2008. Una discesa in picchiata rispetto alle 235.800 assunzioni non stagionali del 2007.

 

Ma che mestieri svolgono questi lavoratori immigrati? Prevalgono ancora professioni di livello medio-basso: “Operai e personale non qualificato rappresentano quasi il 57% del totale”, si legge nel rapporto. Ma negli ultimi cinque anni questa tendenza sta cambiando: aumentano, infatti, le richieste di lavoratori qualificati anche tra gli stranieri.

 

“Nel corso dell’ultimo quinquennio le richieste per i profili medio bassi si sono ridotte del 5,7%”. Dal 2006 il Rapporto Unioncamere ha evidenziato “un leggero, ma progressivo, aumento della quota di assunzioni per le quali è riferita necessaria un’ulteriore formazione”, rilevando anche un “incremento ancor più consistente della quota di candidati ai quali è richiesta una esperienza pregressa specifica, passata dal 46% ad oltre il 53%”.


Le professioni specialistiche e tecniche che vedono maggiormente coinvolti i lavoratori immigrati non stagionali sono gli infermieri e i tecnici della vendita e della distribuzione. “Nel complesso – spiega il Rapporto - possiamo affermare che, al di là della flessione quantitativa determinata dalla recessione in atto, e che coinvolge peraltro l’intera domanda di lavoro, proseguono anche nel 2009 le dinamiche già in atto negli anni precedenti e cioè minore incidenza degli immigrati sul totale della domanda di lavoratori dipendenti, ma, al tempo stesso, maggiore qualificazione richiesta sia per esperienza lavorativa, sia per professione, sia per livello di scolarità”.


Ma nel 2009, se da un lato sono calate le assunzioni di immigrati, dall’altro sono aumentate le imprese avviate da stranieri in Italia: 37.645 imprese individuali. Togliendo quelle cessate durante l’anno, restano 10 mila nuove attività, per un totale di 251 mila imprese individuali gestite da titolari immigrati da paesi non appartenenti all’Ue, il 4,5% in più rispetto al 2008 (quando la crescita fu però di circa il 7% con oltre 15 mila imprese in più).

 

“Anche nel mezzo della crisi – spiega il Rapporto - la vitalità dell’imprenditoria immigrata appare dunque piuttosto sostenuta, sebbene le difficoltà del momento si facciano sentire su entrambi i versanti della dinamica demografica: rispetto al 2009, infatti, si osserva un certo rallentamento delle iscrizioni e, al contempo, un forte incremento delle cessazioni. Di conseguenza, anche il saldo 2009, pur restando attivo, evidenzia un ridimensionamento rispetto all’anno precedente”.


La Regione con la maggiore concentrazione di imprenditoria immigrata è la Lombardia, con poco meno di 46 mila imprese, il 18,3% di quelle avente titolare immigrato in Italia. Ma è la Toscana ad ospitare il numero più elevato di imprese con titolare straniero in proporzione al  numero di imprese individuali residenti: quasi 27 mila su oltre 220 mila, il 12%, contro l’11,4% del 2008. Il primato provinciale va a Prato, dove rappresentano il 32% di tutte le imprese individuali presenti sul territorio.


Tra le nuove iscrizioni nei registri delle Camere di Commercio nel 2009 è la Cina a conquistare il primato. Sono 7.327 le imprese registrate nel 2009, quasi mille in più rispetto al 2008. Seguono gli imprenditori nati in Marocco con oltre 6.700 nuovi titolari e 900 in più rispetto all’anno precedente, e in Albania, con oltre 4.300 imprenditori. Tre Paesi che complessivamente rappresentano quasi il 50% delle nuove iscrizioni.


Quali attività hanno avviato gli imprenditori immigrati nel 2009? Soprattutto nel commercio, con circa 108 mila aziende a fine 2009, il 43% di tutte quelle con imprenditori stranieri nati al di fuori dell’Ue. Segue il comparto delle costruzioni, con oltre 68 mila imprese. Quindi le attività manifatturiere, che rappresentano invece il 10% del totale delle imprese individuali con titolare extra Ue.

 

Anche se con numeri più contenuti, crescono i servizi alle imprese e i servizi di alloggio e ristorazione.
Significativo il contributo delle donne immigrate, che alla fine del 2009 guidano oltre 49.000 imprese, il 6,4% in più del 2008.



di Elisabetta Tramonto


di Domenico Mauriello
Centro studi Unioncamere
Stranieri sempre meno umili

"L’equazione tra immigrati e lavori a bassa qualificazione è sempre meno valida in Italia. Nell’ultimo anno, con la crisi in atto, le assunzioni di lavoratori stranieri sono diminuite, ma è aumentata la professionalizzazione, cioè la richiesta di manodopera sempre più qualificata tra gli immigrati".

 

È quanto sostiene Domenico Mauriello, ricercatore del centro studi Unioncamere, che ha coordinato il Rapporto 2010 dell’Istituto. "Una situazione evidente soprattutto nel settore manifatturiero, dove non è più richiesta una manodopera a basso costo e a bassa qualificazione da parte degli immigrati. Le imprese richiedono stranieri, ma con esperienza. E sono disposte a investire nella loro formazione, anche dopo l’ingresso in azienda. Una situazione che dieci anni fa era impensabile".

 

Quali sono le competenze richieste a un immigrato 'qualificato'? E in quali settori?
"In Italia c’è una forte presenza di piccole e medie imprese manifatturiere. Un settore in cui la manodopera fa la differenza, la strategia di spuntare prezzi competitivi anche sui lavoratori è risultata perdente. Oggi le aziende effettuano notevoli investimenti in figure qualificate, anche tra gli immigrati. Cercano stranieri che abbiano già un’esperienza di lavoro alle spalle, possibilmente in Italia, che siano anche integrati nel tessuto sociale e che provengano da Paesi con una struttura industriale".


Come prevedete che si muoverà in futuro il mercato del lavoro degli immigrati?

"Per quanto riguarda i Paesi di provenienza, dovremo fare i conti con un calo dei lavoratori in arrivo dai Paesi con una struttura industriale più solida, come gli Stati neo-comunitari dell’Europa dell’Est. Aumenterà, invece, il flusso degli immigrati dal Mediterraneo e dall’Africa, dove non esiste una struttura industriale. Lavoratori che, quindi, necessiteranno di una maggiore formazione. In Italia il mercato del lavoro degli immigrati si muove ormai come quello degli italiani, su binari paralleli e con meccanismi uguali. Alcune imprese, soprattutto nei comparti manifatturiero e turistico, si rivolgono direttamente a personale immigrato, che per quei settori è più facile da reperire. Gli stranieri, infatti, hanno una maggiore disponibilità a orari di lavoro flessibili".

Per quanto riguarda le imprese di immigrati, è possibile che il loro aumento sia una conseguenza del calo delle assunzioni tra gli stranieri?
«Una relazione fra lavoro dipendente e indipendente, sicuramente esiste. Nel momento in cui il lavoro dipendente serra i ranghi, il fenomeno dell’autoimpiego si espande. E a volte è lavoro dipendente “mascherato”. Esistono settori, le costruzioni in particolare, in cui, per gli immigrati ma anche per gli italiani, mettersi in proprio nasconde spesso modalità di lavoro continuative».