Il punto di vista dei bambini immigrati sull'Italia di oggi. Giuseppe Caliceti distilla oltre venticinque anni di lavoro nelle scuole elementari, dove ha incontrato bambini di tutti i colori. E se tutti i bambini sanno guardare dove gli adulti non vedono più, i bambini immigrati (o quelli nati in Italia da genitori stranieri) hanno un punto di vista privilegiato: crescono in un ambiente con determinate abitudini e si trovano poi continuamente a confronto con situazioni in cui queste abitudini non vengono riconosciute, quando addirittura non vengono messe in discussione.
'Italiani, per esempio - L'Italia vista dai bambini immigrati' si gusta in ogni pagina, con la lacrima sempre pronta sull'orlo della nostalgia e la risata compiaciuta pronta a scoppiare di fronte alla geniale ingenuità di alcune affermazioni. Niente di meglio, a questo punto, che chiedere conto a chi dell'opera è stato autore ben oltre le pagine del libro.
Partiamo da "Un dizionario", in cui l'Italia passa attraverso le definizioni più o meno sintetiche del Bel Paese, nelle grandi e nelle piccole cose.
"Il dizionario voleva dare soprattutto l'idea della quantità, del mosaico, dei frammenti amorosi di Barthes. È una formula che restituisce bene la varietà e la complessità. In più, il dizionario è sempre visto come qualcosa di rigido e serio e mi piaceva, per contro, farne un elemento "democratizzante" perché fatto dai bambini".
Com'è nato questo interesse "inter-culturale"?
"Ho studiato violino per tanto tempo e sono sempre stato molto affascinato dalle possibilità della musica come linguaggio universale, attraverso cui comunicare al di là di tutte le differenze. Il desiderio di trovare un modo di dialogare analogo nelle classi miste è stato molto spontaneo. I bambini hanno tutti uno sguardo disarmante, ma nel caso di quelli stranieri è anche uno sguardo sconosciuto, che arriva da più lontano, nello spazio e nel tempo".
Come avviene "l'incontro"?
"Di solito i bambini che arrivano a scuola, prima non parlano e non amano troppe domande, poi desiderano essere loro per primi a raccontare il viaggio che hanno compiuto e il Paese da cui arrivano. Questo si trova nella seconda parte del libro, "Storie italiane di bambini stranieri", che sono storie costruite nel tempo".
Dovendo dare uno spunto di riflessione di partenza, quale sceglierebbe?
"Molti bambini avevano paura di vivere in Italia perché sanno che qui c'è la mafia. Se di solito si pensa alla paura nei confronti degli immigrati, raramente si pensa alla paura che gli immigrati hanno degli Italiani".
In oltre venticinque anni di insegnamento "integrato" che cosa ha visto cambiare?
"Adesso c'è sicuramente più razzismo di una volta e, soprattutto, non si ha più vergogna di definirsi razzisti. Peccato che se andiamo per luoghi comuni gli Italiani non ci guadagnano molto. Il razzismo, comunque, è un problema degli adulti che viene riflesso sui bambini, che di per sé hanno molta curiosità e rispetto per la diversità".
Qual è l'origine di questa paura indotta?
"Non è tanto una paura del diverso, perché se a scuola arriva un bambino nero figlio di un calciatore nessuno ha problemi. La mamma italiana si insospettisce di fronte alla povertà. Non è un problema la razza, la cultura, la religione... è la povertà che si avvicina a noi a metterci a disagio. Eppure, noi dovremmo sapere che se noi stiamo meglio è perché qualcuno sta peggio. Qui nasce la vera contraddizione. La povertà che entra "in casa nostra" mette in discussione il nostro modello culturale e di vita e rischia di mandare in frantumi il nostro mondo".
di Ananda Scanabissi
Letizia Moratti il 31 marzo ha promesso un piano urgente per l'integrazione con proposte concrete immediate. Da allora non si sono più avute sue notizie. Dalla finestra del suo studio, però, si è sentito che canticchiava "Parole, parole, parole".

IRRUZIONE DA PARTE DELLA POLIZIA NELLE CASE IN CUI SI SOSPETTA LA PRESENZA DI CLANDESTINI. QUESTA LA PROPOSTA DEL SINDACO DI MILANO LETIZIA MORATTI. TU CHE COSA NE PENSI?
Miriam - Mi sembra che si stia perdendo di vista il problema vero, quello della convivenza. Se si cominciano a sfondare porte e cercare casa per casa la situazione diventerà presto esplosiva.
Giovanni - E' assolutamente assurdo, stiamo diventando uno stato di polizia. E' proprio vero che la libertà ti viene tolta un pezzo per volta.
Lucia - Mi sembra di tornare a quand'ero ragazzina io in Cile. La polizia poteva entrare ovunque, portare via chiunque. Ma perché voi italiani accettate tutto?
Edgardo - Sono d'accordo solo se la polizia può entrare anche nelle case di chi li sfrutta gli stranieri. Facile accanirsi contro di loro. Perché non facciamo una bella legge che se una ditta italiana dà lavoro in nero, quell'azienda deve chiudere per sempre?
Per la prossima settimana:
CORSO DI DIALETTO E STORIA LOCALE A BELLUNO PER GLI STRANIERI. LO HA DECISO LA LEGA NORD SU RICHIESTA DEGLI STESSI IMMIGRATI. TU PARTECIPERESTI?
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