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Chi ha paura di un corso in piscina per sole donne?

Prima la Lega Nord, poi anche l’imam di Milano e buona parte dell’opinione pubblica, alla fine Facebook, dove è nato un gruppo (per fortuna esile) che dice no alle piscine che dedicano un’ora alla settimana alle donne musulmane: una bufera insomma, quella che ha colpito le donne islamiche d’Italia a cui piace fare il bagno e nuotare.



Tutto nasce dalla decisione di una piscina di Bergamo – la Siloe, di proprietà della Diocesi – di sostenere l’iniziativa della mediatrice culturale di origine iraniana Maida Ziarati (nella foto). Dopo una laurea in biologia a Londra e vari viaggi in Europa, la Ziarati pensò di importare anche in Italia questa possibilità, e di aprirla a tutti, non solo alle musulmane, ma a tutte le donne, italiane o europee, come momento di scambio interculturale. L’iniziativa, senza precedenti nel nostro Paese, ma molto diffusa nelle capitali europee, è al momento sospesa per motivi pratici: la struttura è molto piccola e non è facile trovare il giorno da dedicare a questa idea, che ha comunque avuto un successo clamoroso.



Da tutta la regione le donne musulmane d’Italia stanno facendo pressioni perché si torni al più presto alla riapertura del corso: “Ci chiamano anche da Milano, ci chiedono se esistono iniziative del genere nel capoluogo, - spiegano dalla struttura - e al nostro no, ci chiedono quando riapriremo per raggiungerci anche da lì”. Per il momento non ci sono date, ma gli organizzatori ci assicurano che stanno facendo il possibile per accontentarle al più presto.



L’idea, certo, nasce da un’esigenza religiosa: le donne islamiche che vogliono rispettare i precetti del Corano non possono mostrare il proprio corpo a uomini che non siano il marito, quindi: o indossano il burkini (una sorta di muta leggera che copre la testa, il collo e il resto del corpo fino alle caviglie) o restano a casa. Oppure qualcuno pensa a un’ora per sole donne, dove potersi muovere liberamente, senza un costume che copre tutto il corpo. Ma come è già successo per il burkini, anche questa proposta ha sollevato aspre polemiche e il destino delle donne sembra riportarle verso la seconda possibilità: restare a casa.

 

Comunque sia, a decidere il destino di questo progetto sembrano essere, polemiche a parte, le stesse donne: a partire dall’ideatrice Ziarati, che si dice certa di una riapertura in brevissimo tempo, fino a tutte le nuotatrici che hanno voluto farsi sentire, chiedere nuovi sedi, promettere una partecipazione anche a costo di attraversare la regione. “Tante persone ci hanno giudicato senza conoscere bene queste realtà – ci racconta Maida Ziarati -. L’integrazione non può essere invasiva, deve avvenire per piccoli passi. Non si può pensare di strappare il velo a una donna che lo indossa da anni, si può pensare prima di tutto di farla uscire di casa, di darle una possibilità di divertirsi e condividere momenti di gioia conservando però le sue abitudini. Queste poi cambieranno magari, a poco a poco, appena lei si sentirà sicura, non minacciata. Io ho voluto questo progetto prima di tutto perché lo sport è salute, è una cosa importante e da garantire a tutti. Ma poi anche perché queste donne potessero incontrare delle italiane come primo passo, per conoscerle e non temere nulla. È un bel passatempo e non genera, in questo modo, sensi di colpa religiosi. Mi sono emozionata quando ho visto i loro occhi pieni di gioia, come bambine con un giocattolo che non avevano mai avuto prima. Io credo che serva rispetto e conoscenza verso i nuovi cittadini”.

di Michela Dell'Amico

Il caso Burkini

Una donna musulmana ha indossato questo costume (disponibile su internet a un prezzo che varia dai 49 ai 110 euro) per entrare in una piscina di Verona la scorsa estate. La donna, che prima si limitava ad accompagnare i tre figli nella piscina Santini, alle porte della città, un bel giorno d’agosto si è presentata in costume da bagno ‘coranico’: ebbene, le altre mamme non ci hanno pensato un secondo e hanno richiamato fuori dall’acqua i loro bambini. Le proteste hanno spinto il direttore dell'impianto a chiedere alla donna la composizione del tessuto, per verificare se fosse a norma e utilizzabile in una piscina pubblica. La donna se ne è andata, e non è più stata vista nella struttura. È andata peggio al responsabile di una piscina comunale parigina, a Emerainville, nella banlieue. Nello stesso periodo, una francese convertitasi all'islam 18 anni prima, Carole, 35 anni, si è vista rifiutare l’ingresso in vasca per via del burkini, e si è subito rivolta al vicino commissariato di polizia per presentare denuncia parlando di “segregazione”. I due casi avevano spinto anche l'allora assessore allo Sport della Regione Lombardia a dire la sua: Pier Gianni Prosperini sentenziò: "Se ai musulmani queste regole non vanno bene, che si organizzino e creino un proprio impianto gestito da regole ad hoc".

Nasce il permesso a punti per gli immigrati. Se dimostri di conoscere la storia e la lingua italiana, hai più possibilità di rimanere nel Belpaese. Speriamo non venga esteso anche i nostri concittadini nati nel sacro suolo italico, altrimenti si rischia lo spopolamento.

 

 

 

LA MAGGIORANZA IN PARLAMENTO PER CONCEDERE LA CITTADINANZA STA PENSANDO A UN CORSO PER IMPARARE L'ITALIANO, LA COSTITUZIONE E L'EDUCAZIONE CIVICA. SARESTI GIA' IN GRADO DI SUPERARE QUESTA PROVA?

 

 

Luca Giò - Posso partecipare anche io al corso di italiano pur essendo italianissimo da generazioni? Mille dubbi ogni volta che devo scrivere qualcosa di serio. E se non supero la prova, perdo la cittadinanza? :-)

 

Micol 72 - Ma che bella trovata? Prima tolgono l'educazione civica dalle scuole e poi la impongono agli immigrati. Se andiamo avanti così un giorno saranno loro i nostri migliori concittadini. 

 

Amin - Io mi sento pronto ad affrontare la prova. Sono egiziano ma in Italia da tanti tanti anni. Ora poi c'è Mixa che ci spiega la Costituzione e lo fa pure in modo divertente!

 

Per la prossima settimana:

 

NON SOLO LA CITTADINANZA, ORA ANCHE IL PERMESSO DI SOGGIORNO POTREBBE ESSERE RILASCIATO SOLO A CHI IMPARA LINGUA E COSTITUZIONE ITALIANE. NON SI RISCHIA DI PRETENDERE TROPPO DAGLI IMMIGRATI?

 

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