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Ecologia e pace: la ricetta delle religioni del mondo

Ogni mattina un uomo si alza, beve un tè che viene dall'Asia e mangia uno yogurt che è cibo tipico dei pastori turchi. Pranza con risotto allo zafferano, ingredienti da Cina e India, per terminare con un caffè che sa di Brasile. La sera, a cena, cucina tacchino, che accompagna con polenta di mais: carne e farina portati dall'America. Poi la sera, prima di dormire, ringrazia un Dio, nato in Oriente, di essere un vero padano. 


In tavola il palato sa che i gusti migliori nascono dalla varietà degli ingredienti e dalla cura che si impiega per cucinarli. Ma cosa succede nella relazione con gli altri e con il mondo dove abitiamo?


Nell'incontro interreligioso del 27 ottobre organizzato dai Frati Minori di Sant'Angelo sul tema "Terra, giardino da abitare e da condividere" cattolici, protestanti, ortodossi, musulmani, ebrei, induisti e buddhisti si sono seduti gli uni accanto agli altri per pregare e riflettere sul rapporto tra l'uomo, Dio e la natura. E lanciare insieme un segnale di speranza e di pace contro diffidenza e divisioni.


Nell'incontro animato dallo Spirito di Assisi, dove, nel 1986 Giovanni Paolo II aveva invitato i leader mondiali a pregare per la pace, i rappresentanti delle diverse religioni si sono trovati d'accordo su un punto: l'uomo ha la responsabilità della cura della natura, del giardino dove far fiorire la concordia.
 

Sì, perché come anche Papa Benedetto XVI ha affermato nel messaggio "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato" del 1 gennaio 2010: "La sua salvaguardia diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza dell'umanità", perché solo allontanando sfruttamento e ingiustizia si promuove così anche la pace. L'uomo e il mondo hanno un destino comune: l'abuso porta solo divisioni e guerre, alimentando ancora di più il divario e la devastazione.


Nella tradizione ebraica l'essere umano, attraverso la sapienza del cuore, partecipa alla creazione del mondo con il suo lavoro e ne diventa custode, mentre l'etica buddista pone l'accento sul rispetto per ogni essere vivente.


Per i musulmani l'uomo è la più importante tra le creature e tutto è messo a sua disposizione
. Ma non può abusare delle risorse, deve preservarle e conservarle anche per chi verrà dopo. I maltrattamenti a animali e vegetali sono banditi: al contrario chi pianterà un albero o dissoderà un terreno incolto avrà la sua ricompensa. 


Per gli induisti ogni volta che prendiamo qualcosa di cui non abbiamo bisogno derubiamo la Terra, condannandoci a una vita nella paura. Al contrario se tutti fossimo impegnati a dare qualcosa ci sarebbe qualcosa per tutti. Oggi c'è più di un premio Nobel per l'Economia ad avallare questo pensiero.


Anche Gandhi lo ripeteva “Tu e io non siamo che una cosa sola, non posso farti male senza ferirmi”. In quest'ottica la difesa della natura e il rispetto delle risorse diventa estendibile ai rapporti umani e insegna qualcosa che va oltre la tolleranza: la fratellanza. Chi va in montagna lo sa: ognuno segna la via come vuole, tanto poi la vetta è una. 


Al di là di un discorso ecologico che pone l'accento principalmente sulla preservazione delle risorse del pianeta, le diverse confessioni religiose reclamano una responsabilità in più. L'idea che il creato sia parte della crescita umana, dove fare esperienza di se stessi in rapporto con il tempo e con gli altri uomini. E per questo il mondo è un luogo da proteggere e condividere affinché non diventi il deserto dove crescono solo ingiustizie, sfruttamento e guerre.

di Eloisa Rindi (4 novembre 2010)

I leader spirituali spingono verso la conversione

 

 

La grande domanda è capire se le religioni siano in grado di spingere miliardi di persone verso una conversione ecologica. Si ripetono costanti gli appelli del papa alla necessità di salvaguardare il pianeta. Molto stanno facendo anche diversi importanti esponenti del mondo islamico che nei loro sermoni si spingono a definire "nemici di Allah" chi non rispetta la Terra. Accusate da più parti di essersene accorte con ritardo colpevole - critica rivolta soprattutto ai cristiani, la principale religione dei Paesi industrializzati - i leader spirituali stanno cambiando decisamente rotta, nella speranza che, come è successo per altre questioni in passato riescano a spingere i loro fedeli verso il rispetto della natura.

Gli immigrati pagano circa 11 miliardi di euro tra fisco e previdenza sociale. Sei solo per pensioni alle quali, probabilmente, non accederanno mai. Esattamente come gli italiani che entrano oggi nel mercato del lavoro. Anche questa è integrazione

 

"NUOVA MILANO", QUESTA LA LISTA CIVICA CHE ABDEL HAMID SHAARI , PRESIDENTE DELL'ISTITUTO ISLAMICO DI VIALE JENNER, VORREBBE PRESENTARE ALLE ELEZIONI COMUNALI DELLA PROSSIMA PRIMAVERA. LA VOTERESTI?

 

PAOLA - Non credo. Ma lascio a Shaari la possibilità di portare a termine il suo progetto prima di dire la mia.

 

HAMED - Io credo di sì, serve qualcuno che ci rappresenti e porti la nostra voce e faccia capire le nostre vite, le nostre difficoltà e soprattutto chi siamo.

 

MARINA - Mah, perché no? Staremo a vedere!

 

KARINA - Ma più che razzismo pregiudizi. Ma chi non ne ha? L'importante è riconoscerlo!

 

Per il prossimo numero:

 

SECONDO L'ULTIMO DOSSIER CARITAS MIGRANTES LE COPPIE MISTE SI DIVIDONO MENO DELLE COPPIE FORMATE DA ITALIANI. TI STUPISCE?

 

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