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Scafisti, scafati

 

“La prima volta che abbiamo suonato alla porta dei nostri vicini, hanno aperto appena una fessura. Al secondo appuntamento trovavamo le porte aperte e tante idee”. Arta Ngucaj racconta così il primo approccio con il condominio, gli abitanti del palazzo in cui lei vive ancora a Bologna con Arben Beqiraj. Sono gli “Scafisti Scafati”.
Arta e Arben sono arrivati qui dieci anni fa per frequentare l’Accademia di Belle Arti e sono rimasti per dare luce ai loro progetti artistici. Se ne andranno fra poco alla volta di Bolzano, ennesima tappa di un percorso di vita e d’arte partito da Valona e passato per Bari. Bologna è stata come una incubatrice, ma non si è dimostrata vivibile e aperta come sembra a chi la vede da lontano. “Alla fine – dice Arta – è come la sua architettura: i portici sembrano accoglienti, ma non sei mai né dentro né fuori”. Il calore però l’hanno trovato a casa. L’indirizzo è via Don Minzoni 13, proprio di fronte al Mambo, il Museo d’arte moderna. In città è famoso dal 2007 quando per la prima volta il duo lo fece diventare arte esponendo alle finestre di tutti i condomini, le proprie opere. Tutto il palazzo è stato coinvolto: la diffidenza se n’è andata subito e gli abitanti dell’intero caseggiato, molti ben oltre i 60 anni, hanno raccontato agli artisti albanesi il lato artistico della loro vita.
Quell’installazione si chiamava “Riflessi della galleria”, dopo è venuto “Trafik”, dove si sono trasformati in trafficanti di giovani artisti fra le due coste dell’Adriatico,  “Condominio” e “Ripiglino” con la proiezione davanti al palazzo di quanto era accaduto nel giardino qualche giorno prima: ogni famiglia aveva portato i propri panni vecchi in cortile per unirli e collegare le abitazioni.
Arte e società si sovrappongono nei lavori degli Scafisti. “Tutti i progetti che abbiamo affrontano – spiega Arta – sono stati ridotti al minimo, per questioni di budget, ma non hanno perso la loro forza provocatoria”. Perché “Scafisti Scafati”? Il nome non se lo sono dati loro. Si sono appropriati di una definizione data da Adriano Baccilieri in un saggio critico. “E’ stato il primo – conclude Arta – a utilizzare, in tono amichevole e scherzoso, il termine scafisti”.

di Chiara Pizzimenti

Il Ripiglino

L’ultimo progetto bolognese degli Scafisti Scafati si intitola Ripiglino e prende il nome da una gioco che consiste nel formare figure intrecciando a turno una cordicella intorno alle proprie dita. Ciascuno dei partecipanti "ripiglia" il filo dalle mani del precedente ottenendo un nuovo intreccio. La performance degli Scafisti ha due momenti. Una prima azione performativa avviene nel cortile interno dove gli inquilini legano assieme i panni fino a formare dei cordoni, il cui compito sarà quello di collegare tra loro le abitazioni. Nella seconda fase il pubblico che percorre via Don Minzoni è accolto dalle immagini realizzate durante l’azione performativa, proiettate senza audio su uno schermo visibile dalla strada. Nel corridoio è invece l’audio della performance che guida lo spettatore fino al cortile dove c’è l’installazione del cordone di panni che corre da una finestra all’altra degli appartamenti e dalle immagini fotografiche che ritraggono l’azione collettiva degli inquilini, proiettate sui muri.

Medici senza frontiere boccia senza appello i Centri di accoglienza per immigrati. Maroni furioso: "Sono degli ideologisti!". Ci viene un dubbio: che quel "senza frontiere" gli provochi l'orticaria? Poi come fa senza clandestini?

 
TETTO DEL 30% DI ALUNNI STRANIERI IN OGNI CLASSE: UNA MISURA UTILE?

Guido - E' un problema difficile. Come capire una cosa se non la si prova? E' il solito modo di affrontare le cose: dire solo no e non proporre altro. Almeno proviamoci.

 

Marina - Dipende dalle situazioni. Forse sì, forse no. Io sono più per un maggiore sostegno ai ragazzi stranieri. Qualcuno che si occupi di loro, dei loro compiti.

 

Ste_76 - Sono un insegnante a Milano. Nella mia classe la metà degli studenti è figlia di stranieri. Si fa veramente fatica. Il 30% è un buon inizio, tanto più che non vale per i ragazzi nati in Italia.

 

Carlo - Ho paura che sia un modo per fare delle classi ghetto. E poi nei piccoli centri dove ci sono al massimo due classi come si fa?

 

Per la prossima settimana:

 

LA MAGGIORANZA IN PARLAMENTO PER CONCEDERE LA CITTADINANZA STA PENSANDO A UN CORSO PER IMPARARE L'ITALIANO, LA COSTITUZIONE E L'EDUCAZIONE CIVICA. SARESTI GIA' IN GRADO DI SUPERARE QUESTA PROVA?

 

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