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Fare arte a Milano

Dipinti, fotografie, proiezioni e performance dal mondo. Serbia, Brasile, India, Cina, Cile e Senegal: attraverso percorsi e tecniche differenti, sette artisti migranti hanno presentato il loro Paese e le influenze della loro vita milanese. Si tratta del sesto e ultimo appuntamento di “Milano: razza di città”, un ciclo di visite organizzate da Terre di Mezzo per promuovere “lo scambio tra italiani e migranti in un momento in cui è tornata a farsi viva la paura di tutto ciò che è straniero”.



I sette artisti (pittori, fotografi e attori) hanno presentato le loro opere al pubblico e hanno raccontato un po’ della loro vita a Milano. L’esordio è stato affidato a Chris Mazzotta, 36 anni, brasiliana, da nove anni in città (sua la foto). Chris fa la designer oltre che l’illustratrice di libri per l’infanzia. “L’importante è costruire ponti e non muri – spiega – l’esperienza a Milano mi ha insegnato da subito il valore dello scambio e qui mi sento a casa ormai. Capita così che quando sono a San Paolo io abbia nostalgia di Milano e quando torno, io senta la mancanza del Brasile”. Chris racconta di aver sempre concepito l’arte come una forma per superare gli stereotipi: “Come illustratrice cerco di trasmettere positività ed empatia: mettersi nei panni dell’altro è un ottimo modo per non sentirsi superiori. Inoltre, voglio valorizzare il ruolo dell’infanzia nella società. In una delle mie illustrazioni, mostro una bambina, evidentemente povera che viene dalla favela, allo specchio: il riflesso la mostra splendente, circondata dalle farfalle”.

 

Qual è il messaggio?, le chiede qualcuno. “I bambini sono una risorsa preziosa – dice – hanno un mondo interiore ricchissimo che va curato e sviluppato. Non sono solo degli ‘esserini’ poveri da aiutare con una donazione, ma molto di più. Un universo”.

 

La seconda a farsi avanti è Carolina Carvalho. Brasiliana anche lei, 33 anni, da 8 anni lavora in Italia. Attraverso la fotografia cerca di dare un ritratto “realista” del Brasile e dell’Italia. Le sue foto ritraggono bambini di colore accanto a un corso d’acqua a Bahia: le mamme hanno lavato i loro vestiti nel fiume e loro giocano, aspettando che si asciughino. Sorrisi, gambette agili, capelli scompigliati, sono l’immagine della vitalità. “Ho fatto e sto facendo molti studi sul corpo e la nudità – spiega – mi piace rintracciare nell’uomo l’energia vitale della natura, e inoltre mi piace scovare i difetti e metterli in risalto. Ventre, fondoschiena, naso: la ricerca della bellezza a tutti i costi ci ha abituato a non vedere il fascino che si nasconde dietro le imperfezioni”.

 

La Cina è rappresentata invece da MeiXia Huang, 24 anni e Gong Chen, 26 anni, entrambi studenti all’Accademia di Brera dal 2008 (hanno fatto parte del cast del film documentario ‘Giallo a Milano’). MeiXia è specializzata in design tessile e ha presentato due opere (inchiostro su seta) che riproducono la biancheria intima femminile: “Vorrei esortare a cambiare la forma e la sostanza di queste rappresentazioni, a un cambiamento dell’identità femminile”.

 

Gong ha invece presentato una tela intitolata “I mutamenti”, che raffigura quattro trigrammi del “I Ching”, per esprimere l'idea di opposizione e armonia. “I trigrammi vengono combinati a formare nuove composizioni – spiega Gong - vale a dire che la negazione continua di essi e del loro significato interno porta a un loro possibile superamento. Non c'e' una conclusione, una certezza”.

 

Dall’Iran arriva Tara Kaboli, 28 anni. Studia e vive a Milano solo da un anno. “Secondo me – dice – è una città molto triste, non ha un’anima, è un posto che in sostanza va bene solo per lavorare”. L’opera di Tara è composta di tre dipinti e si intitola 'Anxiety and Tea': “Ho voluto unire un’icona orientale, il the, a un simbolo che ho conosciuto in occidente, il corpo nudo. Nei quadri una donna nuda sta rannicchiata e rappresenta un po’ l’ansia per la nudità, che provo ancora adesso. In Iran, essendo abituata a stare coperta, non avevo un rapporto definito con il mio corpo. Quando sono arrivata qui, ho anche cercato di farmi fare delle foto nuda, ma poco prima dello scatto, mi sono sempre coperta, questa dimensione mi mette ansia”.

 

Joy Bhaduri rappresenta invece l’India. Classe 1968, è poeta, pittore e musicista. Vive a Milano da quattro anni. Le opere rappresentano tutte il silenzio “che si fa uomo e trascendenza”. “La pittura – racconta – per me è stata una sfida fin da subito, perché per una forma di debolezza ai nervi le mie mani tremano. Secondo i medici non avrei mai potuto essere un artista. Con la mia vita, fino ad ora, ho dimostrato loro il contrario”.

 

Anche Marcella Bonfanti, cilena, in Italia da otto anni, dipinge. “Io sono figlia di emigrati italiani – dice subito – il mio ritorno qui è stato difficile, perché mi sono resa conto che è non so esattamente quali sono le mie radici. Con le migrazioni, le famiglie si spezzano, vivono un conflitto tra la cultura europea e quella sudamericana”. Le sue due opere sono visi di bambini: “Io rielaboro in pittura le fotografie digitali. In questo caso, ho preso i volti di due bambini appartenenti a minoranze che hanno dovuto migrare verso la città, perdendo irrimediabilmente le loro radici culturali. Ho scelto di raffigurarli con i colori del rame e dell’argento: mentre i metalli rimangono preziosi, le persone ormai non lo sono più”.

 

Chiude la rassegna Mirko Nikolic. Nato a Belgrado nel 1984, vive ormai da sette anni a Milano, frequenta l’Accademia di Brera e oltre a dipingere ha partecipato a diverse performance. “Come tutti coloro che vengono dai Balcani – racconta – ho una visione fluida del mondo, della frontiera. Siamo, in fondo, tutti quanti un cumulo di persone interconnesse, i confini sono un punto di contatto, prima che una barriera. Nelle mie opere, li ho sempre rappresentati come un groviglio creato da un’unica linea: si tratta della mia visione dell’Europa, passaporti e visti non possono fermare le persone”.

di Chiara Romanello

Modou Gueye

All’iniziativa di Terre di Mezzo ha partecipato in chiusura anche Modou Gueye. Senegalese, vive in Italia dal 1990, fa l’attore e il regista oltre che il cantante e lo scultore. Modou (ha partecipato anche a ‘Zelig Strangers’) organizza iniziative di promozione della cultura africana ed è attivo nel campo della cooperazione con l’associazione Sunugal.

 

L’organizzazione ha un centro, chiamato Ker Toubab (l’ombra del bianco), a 130 chilometri da Dakar, dove ospita chi vuole conoscere la cultura senegalese. “Il patto – dice Modou – è che la persona sia disposta allo scambio: se sa fare un mestiere lo viene a insegnare, oppure dà lezioni di italiano e accetta in cambio di imparare la nostra lingua, la cucina e tanto altro”.

Ad Alba due ragazzine italiane hanno picchiato una compagna di classe marocchina, rea di aver osato insidiare un maschio italico. Paese che vai, botte che trovi

 

LA SAVANA COME FUGA DAL LOGORIO DELLA VITA MODERNA E COME ESPERIENZA RIGENERANTE PER I MANAGER ITALIANI. È LA PROPOSTA DELLA ONG 'POVERI VOI'. TI PIACEREBBE PARTECIPARE?

 

Lucia - Io sono solo una povera commessa, ma se i manager della finanza mondiale avessero partecipato forse avremmo evitato questa brutta crisi...quindi invito tutti i manager a non tirarsi indietro!

 

Nabil - L'Africa è la mia terra e solo chi la conosce può capire fino in fondo quanto bene potrebbe fare ai campioni dello stress.

 

Amina - Mi piacerebbe da morire! Io vengo da tutt'altra parte ma viaggiare è il mio sogno e l'Africa il mio obiettivo...

 

Alvaro - Sono appena tornato dall'Africa, sono stato in Togo, e da vecchio 'uomo di mondo' posso solo confermarla come esperienza rigenerante!

 

 

Per la prossima settimana:

 

"IL VELO E' COME LA CERETTA: FALLA QUANDO TI PARE, IGNORA QUELLO CHE GLI ALTRI SI ASPETTANO DA TE..." QUESTO IL PENSIERO DI RANDA GHAZY, AUTRICE DI ORIGINE EGIZIANA DI 'OGGI FORSE NON AMMAZZO NESSUNO'. TU COSA PENSI DEL VELO ISLAMICO? E DELLA CERETTA?

 

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