“…Anche con tutti i problemi che questa società multietnica può provocare, nonostante tutto questo c’è qualche cosa di così nuovo, di così vitale…Quando passo per viale Monza, che è uno dei viali a cui faccio spesso riferimento, o via Padova, e le strade attorno a piazzale Loreto al sabato pomeriggio, e vedo queste persone di tutte le gradazioni di colore, sento come un’ondata di allegria che noi bianchi – chiamiamoci bianchi, non è questione di razzismo, siamo fatti così - abbiamo perduto. E pur essendo più protetti, più economicamente tranquilli, o forse proprio per questo, l’abbiamo perduta. E trovo che questa cosa per uno scrittore sia un’iniezione di vitalità.”
(Intervista a Ferruccio Parazzoli, scrittore. Tratta dal volume di Alessandra Giordano Cadorna non è una fermata. Momenti Metropolitani).
Cosa sta sopra Milano, e cosa sta sotto? E’ la metropolitana rossa del capoluogo lombardo il tratto che unisce racconti e interviste di Alessandra Giordano nel suo libro ‘Cadorna non è una fermata. Momenti metropolitani’. Momenti congelati in racconti minimalisti dal tono colloquiale, ironico e amaro.
Libro d’esordio, l’opera esplora il nostro piccolo mondo per come appare in un ambiente intimo nonostante l’affollamento: i vagoni o le banchine della metro milanese, dove la stessa Giordano viaggia tutti i giorni, verso la casa editrice in cui lavora. Alla Casa della Cultura l’autrice ne ha parlato in un incontro dal titolo ‘Stranieri si nasce’, che ha tratto spunto da alcune parti del libro: dall’intervista a Ferruccio Parazzoli, scrittore che non rinuncerebbe mai a “tutto il colore” di zone d’ispirazione come via Padova o viale Monza, ai racconti che hanno per protagonisti cittadini di ogni età e nazionalità.
“Il prologo e l’epilogo del mio libro ad esempio sono dedicati ai violinisti stranieri che così spesso capita di incontrare in metropolitana – ci racconta –. Mi piace questa struttura perché rappresenta bene quello che sono: un po’ gli ultimi e i primi della società. Ultimi perché sono socialmente nel gradino più basso, primi perché rappresentano per me il nuovo Cristo”.
Il libro descrive molti altri personaggi ‘qualunque’, dalla vecchia indignata (per il fracasso dei ragazzini), alla giovane donna che parla con una maschera anziché con il padre, al professore colto che coltiva felicemente il dubbio, al pagliaccio che fa da coscienza collettiva. Tutto questo passando da Pagano a Wagner fino a Sesto San Giovanni, fermate della metro milanese tratteggiate a seconda della fauna che le popola. Il resto del libro è fatto di interviste a personaggi significativi della Milano di oggi: da Don Virginio Colmegna, responsabile della Casa della Carità, che su Milano spende parole generose. “Non esiste un ghetto – dice nell’intervista – la periferia è spalmata sull’intera città: è dentro ‘il sopra’ e lo attraversa”. Per il sacerdote quel che manca a Milano è il rispetto del silenzio, inteso come capacità d’ascolto e punto di partenza per una città più amichevole e aperta.
Ancora, a parlare è Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro; Vivian Lamarque, poetessa milanese; Emilia Lodigiani, della casa editrice Iperborea; Fulvio Papi, professore emerito di Filosofia all’Università di Pavia e presidente della Casa della Cultura di Milano; Valeria Cavalli, Quelli di Grock; Davide Rampello, Presidente della Triennale e Giulio Iacchetti - designer, Compasso d’Oro 2009. Questo ultimo è l’ideatore di una sorta di panchina flessibile che si può rovesciare, per accogliere, la notte, il riposo dei senza tetto. “Questo la dice lunga sul fascino che hanno su di me i reietti – spiega Giordano - quelli che la società tende, da sempre, a rifiutare”.
di Michela Dell'Amico
Alessandra Giordano è nata nel 1965 a Milano, dove vive. È giornalista pubblicista e addetta stampa presso una casa editrice. Ha sempre lavorato con i libri: scegliendoli, per la biblioteca di una grande azienda milanese di comunicazione; catalogandoli, nel compilare la Bibliografia della Comunicazione 1880-1990; parlando di loro, attraverso recensioni e abstract su diverse testate; favorendone la divulgazione, nel lavoro attuale in ufficio stampa. Cadorna non è una fermata. Momenti Metropolitani è il suo esordio in narrativa.
A quasi un anno dall'entrata in vigore del reato di clandestinità, ecco i mirabolanti dati: in tutta la Lombardia sono stati due gli espulsi. Come nell'ultimo derby della Madonnina.

ITALIANO OBBLIGATORIO PER CHI VUOLE APRIRE UN'ATTIVITA' COMMERCIALE. LA PROPOSTA È DELLA LEGA CHE PRETENDE PURE INSEGNE SOLO IN LINGUA ITALIANA O ADDIRITTURA IN DIALETTO. TU CHE COSA NE PENSI?
Paolo - Per fortuna - leggo su Mixa - la proposta è stata bocciata. Certo che ne sparano di panzanate questi della Lega!
Soraya - Mitico l'artiglio della Talpa! Io sono della stessa idea. "El pèssett de pèss fresc" invece del sushi.
Heba76 - Sono le solite sparate leghiste. Da non sottovalture però. Finché le si dicono in tv, passi pure. Ma se la cosa arriva in Parlamento, si alzino le barricate.
Mauro - Ci sono cose più gravi - ragazzi - delle insegne in dialetto e dell'italiano obbligatorio. Vediamo di capire che cosa c'è di vero nella sanatoria truffa che sta mettendo nei casini anche me. Grazie.
Per la prossima settimana:
LA SAVANA COME FUGA DAL LOGORIO DELLA VITA MODERNA E COME ESPERIENZA RIGENERANTE PER I MANAGER ITALIANI. È LA PROPOSTA DELLA ONG 'POVERI VOI'. TI PIACEREBBE PARTECIPARE!
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