Afriradio è musica, cultura, cucina e sartoria per parlare di un continente vitale
Nyama choma, stile coupé decalé, cultura sapolojie. Cosa significa? Ecco un altro indizio: Kenya, Costa d’Avorio e Congo. Si tratta dell’Africa, della sua cucina, della musica e della sartoria: tutti elementi della vita quotidiana di un continente vitale e ricco, di cui però troppo spesso si ricordano solo le tragedie di guerra e morte.
Un punto di vista differente che (per chi è interessato ad ampliare il proprio orizzonte e a riempire di significato le parole “multiculturalità” e “integrazione”) è facile ottenere ascoltando Afriradio, una web radio legata allo storico mensile Nigrizia e a Nigrizia Multimedia.
Il sito chiarisce subito il messaggio: c’è bisogno di “sovvertire gli stereotipi”, di una fonte di “informazione alternativa” e di promuovere “l’accoglienza, il dialogo interculturale, l’incontro interetnico e il rispetto”. Afriradio è nata a Verona, ha poco più di due anni di vita, lo staff è composto da una quindicina di persone ed è mixa. Ovviamente, molti sono africani: Alix Ndembi, 28 anni, conduce “Planète Afrique”, un programma musicale in cui presenta in francese e in italiano gli ultimi successi e i gruppi del continente.
“Sono qui da quando la radio è nata – racconta Alix – e sono contento di poter contribuire a questo progetto. E’ importante far capire che l’Africa non è solo villaggi e animali che girano intorno alle capanne. Ci sono le città, le università, esiste una vita quotidiana che va oltre la fame e l’aids”. Un’ottica necessaria, secondo Alix, per uscire da una visione pietistica e assistenzialista che riduce sempre 'l’africano' a persona da aiutare e non a un interlocutore che ha qualcosa da raccontare. Alix ha 28 anni, è congolese ed è arrivato in Italia sei anni fa per studiare. “All’inizio avevo pensato di andare in Francia – ci spiega – ma poi un mio professore, che aveva studiato in Italia, mi ha convinto a venire nel vostro Paese, e ora sono iscritto a Verona alla facoltà di Informatica. Sono stato fortunato a trovare la radio, perché mi permette di fare il dj, che è la mia passione. Ho iniziato quasi per caso alle feste universitarie e mi sono accorto di avere un dono, so far divertire gli altri e da due anni ormai ne ho fatto una professione”.
Insieme a lui, c’è anche Malice Omondi: 32 anni, kenyana, conduce un programma dal titolo frizzante, “Pili pili”, che in swahili significa “peperoncino”. “Parlo di cucina, di cultura e del gossip che arriva dall’Africa – dice Malice – ovviamente ogni Stato ha le sue particolarità: io, ad esempio, sono del Kenya, dove i masai sono i depositari di tutte le nostre tradizioni. Certo, si tratta di un Paese in parte occidentalizzato, ma noi tutti sappiamo che la cultura masai rappresenta le nostre radici”. Malice è arrivata in Italia nel 2005, è sposata con un italiano (che si occupa di cooperazione allo sviluppo in Africa) e ha una bambina. “In Italia cerco di vivere la mia vita, senza fare troppo caso a chi mi chiama ‘negra’ quando passo per strada – racconta – personalmente, mi sento integrata, ma penso spesso al futuro della mia bambina, che in Africa è considerata bianca e qui, invece, nera. Lei è figlia di una famiglia mista, ed è un buon simbolo per un futuro in cui la diversità non sia più un problema”. La radio per Malice è stata un’esperienza nuova e “un veicolo di cultura”. “Ci ascoltano anche da altri Paesi – spiega – riceviamo messaggi anche dagli Stati Uniti, a volte”.
Afriradio non si occupa solo di cultura e costume, c’è spazio anche per l’attualità politica e l’economia. Proprio di questo settore si occupa Fortuna Ekutsu Mambulu (26 anni, congolese, da sette anni in Italia e laureando in Economia a Verona), che conduce il programma Kwanza. La situazione economica africana non è legata solo alla cooperazione allo sviluppo, “c’è molto di più”. “In una delle ultime puntate ho parlato dello sviluppo del nucleare per scopi civili – racconta Fortuna – è molto importante il tema dell’appartenenza del Nilo (è di sola proprietà egiziana? O di dieci Paesi?), la speculazione di alcuni fondi ‘avvoltoi’ sul debito africano. Insomma, in quindici minuti cerco di dare degli spunti di dibattito, che non si fermino al solito stereotipo del ‘continente ricco di risorse, ma incapace di gestirle’”. Una vera e propria “missione”, abbracciata da tutta la redazione, che spera prima o poi di sbarcare sulle frequenze FM.
di Chiara Romanello
Si chiama Tam Tam, ed è una novità nel palinsesto di Afriradio. La trasmissione è “una specie di tamburo per comunicare dei messaggi a tutti”, va in onda ogni venerdì alle 17 ed è condotta da Malice Omondi e Prosper Kenfack. Si tratta di uno spazio per dare voce alle ambasciate africane in Italia e in Europa, che vogliano comunicare degli avvisi non pubblicati dalla stampa tradizionale. “Recentemente – racconta Malice – abbiamo trasmesso le comunicazioni del Sudafrica sulla febbre della Rift Valley: l’ambasciata ci teneva a tranquillizzare i turisti, sottolineando che non c’è nessun pericolo di contagio”. Tam Tam è una finestra anche per le associazioni africane in Italia, che possono diffondere informazioni sulle proprie attività e iniziative. Inoltre, i cittadini di tutte le nazionalità possono inviare annunci di matrimoni, anniversari, auguri di compleanno e inviti alle feste. Basta inviare una e-mail a: info@afriradio.it, tamtam@afriradio.it
Secondo gli ultimi dati, è oltre un milione il numero di immigrati stranieri iscritti ai sindacati. Cgil, Cisl e Uil soddisfatte dai 100 milioni di euro di trattenute rassicurano: "Nessuna discrimazione, vengono trattati come i lavoratori italiani. Non rappresentiamo nemmeno loro".

ITALIANO OBBLIGATORIO PER CHI VUOLE APRIRE UN'ATTIVITA' COMMERCIALE. LA PROPOSTA È DELLA LEGA CHE PRETENDE PURE INSEGNE SOLO IN LINGUA ITALIANA O ADDIRITTURA IN DIALETTO. TU CHE COSA NE PENSI?
Paolo - Per fortuna - leggo su Mixa - la proposta è stata bocciata. Certo che ne sparano di panzanate questi della Lega!
Soraya - Mitico l'artiglio della Talpa! Io sono della stessa idea. "El pèssett de pèss fresc" invece del sushi.
Heba76 - Sono le solite sparate leghiste. Da non sottovalture però. Finché le si dicono in tv, passi pure. Ma se la cosa arriva in Parlamento, si alzino le barricate.
Mauro - Ci sono cose più gravi - ragazzi - delle insegne in dialetto e dell'italiano obbligatorio. Vediamo di capire che cosa c'è di vero nella sanatoria truffa che sta mettendo nei casini anche me. Grazie.
Per la prossima settimana:
LA SAVANA COME FUGA DAL LOGORIO DELLA VITA MODERNA E COME ESPERIENZA RIGENERANTE PER I MANAGER ITALIANI. È LA PROPOSTA DELLA ONG 'POVERI VOI'. TI PIACEREBBE PARTECIPARE!
Scrivi la tua risposta a redazione@mixamag.it