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Poveri a chi?

Non solo la denutrizione africana è degna di aiuto umanitario, anche la nostra ricca civiltà ipermoderna sembra affetta da malattie che necessitano l’aiuto di qualcuno ancora indenne dalle storture dell’eccessivo benessere capitalistico. Il disagio sociale in Italia, e in altri Paesi occidentali, è un dato incontrovertibile: anoressia, depressione, tossicodipendenza, ‘vippismo’ esasperato, edonismo. I legami sociali si sbriciolano e il senso della vita si perde dietro a desideri impossibili indotti dal mercato.

 

Chi ci può dare una mano? Forse la Ong africana Poveri Voi (vedi BOX), realtà che si propone di svolgere la propria attività nell’ambito dell’assistenza sociale ai Paesi ricchi, portando le persone ‘malate’ di modernismo a trascorrere un periodo in Africa.

Il progetto è mondiale ma parte dai più bisognosi: gli italiani, poveri noi. Michel Koffi è il responsabile per il nostro Paese della Ong Poveri Voi: "Vogliamo lavorare sull’umanità dell’uomo, che qui si perde - ci spiega - E perdendosi crea problemi. Fa male vedere che, dopo il lavoro, la gente qui continua a correre per andare a casa. Una casa in cui magari nessuno ti aspetta se non la tv. Ma si corre perché la frenesia è entrata definitivamente nella vita di ciascuno".

 

Ma perché portare le persone in Africa? "È che qui non si trova più qualcosa che lì si trova. Noi diciamo all’individuo: vai là, trova questo qualcosa e quando torni, se ti serve, usalo. Qui è valido il motto “ognuno per sé e Dio per tutti” e anche l’altro “tutto dipende unicamente da te”. Se fosse vero, saremmo tutti belli famosi e ricchi. E quando non si ottiene ciò che si desidera ‘buongiorno depressione’. Anche noi africani qui ci facciamo prendere dalla frenesia occidentale, ma abbiamo sempre la possibilità di tornare in Africa e rinvigorirci un po’, scrollarci di dosso tutte le frustrazioni dovute a questa mancanza di rispetto per l’uomo.


Ma come si riesce a rinvigorirsi psicologiamante? Michel Koffi ci svela la sua ricetta: "Solo con la vita reale e semplice. È la semplicità che ti assale in Africa e ti fa cambiare prospettiva. È questo il famoso ‘Mal d’Africa’. Si scopre la bellezza del trovarsi attorno a un fuoco di notte con le stelle nel cielo. Quando uno torna da un’esperienza del genere è una persona nuova".

 

Insomma una nuova visione della cooperazione internazionale. "Esatto - ci risponde subito Michel -, non c’è più solo il merito dei Paesi ricchi o il demerito dei Paesi poveri. Ognuno può portare qualcosa che rende migliore un Paese, una comunità. Io qui a Milano mi considero una ricchezza. Abito in un enorme condominio e affronto la gente anche se questa ha un atteggiamento di menefreghismo e di distanza dagli altri. Sono l’unico nel mio palazzo che saluta chiunque e si trova a scambiare un sorriso con tutti. Quello che vedo è che la voglia di avere un contatto, dopo un’iniziale ritrosia, è reciproca".

 

Qual è l’Africa a cui pensa la vostra ONG? "Quella ‘vera’, a sud del Sahara. Esitono, a sud del Sahara, la depressione e il suicidio? La depressione è un male occidentale. Forse esiste nelle città ma anche quelle sono prodotti occidentali. Le grandi città africane copiano molto quelle occidentali. Il suicidio è veramente un fenomeno molto raro. Per chi è radicato nella cultura africana risulta poco comprensibile.


Com’è la nostra cultura vista dall’Africa sub sahariana? "È vista come una cultura di piccole chiusure. La famiglia molto chiusa è vista come qualcosa che impoverisce l’animo. Anche l’architettura rivela questo impoverimento della comunità: crea luoghi in cui la persona si isola. Bisogna andare nelle piazze per avere una forma di contatto umano. È quello che succede nei weekend, per esempio, a Milano: le persone dalla provincia e dalla città si riversano in piazza Duomo. Grandi quantità di persone che passano e ripassano semplicemente per avere energia umana che manca perché ci si isola dentro le quattro mura".


Parliamo del ribaltamento del concetto dell’adozione a distanza creato dell’opulento Occidente: ‘adotta un bambino italiano’. Michel Koffi ci fa un esempio: "Prendiamo lo scandalo del Comune bresciano (il paese di Andro, ndr) dove i bambini che non erano in ordine con il pagamento della quota della mensa non hanno mangiato. Il sindaco e gran parte della politca pensa che questi bambini non debbano mangiare e, peggio ancora, chi ha deciso di pagare la quota è visto come un nemico. Un amico mi ha mandato una lettera dove mi parla di un missionario che ha raccolto 700 euro in Africa da mandare al comune. Dunque è un concetto che dall’Africa si può applicare anche ai bambini italiani".

di Angiola Bellu

I progetti di Poveri Voi

"Il popolo italiano è triste e confuso, il popolo italiano ha perso la sua umanità. Insieme possiamo ridare al triste popolo italiano un sorriso per il futuro". Ronald Samako, fondatore della Ong.

 

La Ong africana Poveri Voi è un’associazione fondata nel 2008 a Milano (ma operativa da ora) dal tanzanese Ronald Samanko, che svolge la propria attività nell’ambito del disagio giovanile occidentale, italiano in particolare, destinato a una progressiva e drammatica disumanizzazione. Tra i prossimi p
rogetti, il Doposcuola insieme
, organizzato a Clusone (Bg). Destinatari: bambini della scuola elementare. Ancora, il progetto Conosci il tuo vicino. Sarà per gli studenti delle medie inferiori di Laives, in provincia di Bolzano. Poi, a 

Chivasso, nel torinese, il 
Progetto Come si sta senza tv? destinato a i bimbi delle elementari.
L'associazione pensa anche agli adulti con: "Manager di vera vita", 6 mesi nella savana centroafricana.

 Poveri Voi offre a 24 cittadini italiani, che ricoprano ruoli di pubblica amministrazione o siano alti funzionari di aziende private, la possibilità d'inserimento in uno dei 34 villaggi del comprensorio di Aruga in Tanzania per incontrare una cultura differente e per partecipare alla vita socio-economica del Paese. 

 

Per partecipare ai progetti, basta richiedere il modulo di adesione, compilarlo e spedirlo alla Ong.

La Lega rilancia: basta insegne multietniche, tutti i negozi degli stranieri dovranno recare la scritta in italiano, meglio: in dialetto. A Grumello Cremonese uno zelante imprenditore turco sostituisce "Doner Kebab" con "El buffet imbutid de carne". Chissà se a Milano sarà ancora trendy andare a mangiare "El pèssett de pèss fresc" invece del sushi.

 

 

ITALIANO OBBLIGATORIO PER CHI VUOLE APRIRE UN'ATTIVITA' COMMERCIALE. LA PROPOSTA È DELLA LEGA CHE PRETENDE PURE INSEGNE SOLO IN LINGUA ITALIANA O ADDIRITTURA IN DIALETTO. TU CHE COSA NE PENSI?

 

Paolo - Per fortuna - leggo su Mixa - la proposta è stata bocciata. Certo che ne sparano di panzanate questi della Lega!

 

Soraya - Mitico l'artiglio della Talpa! Io sono della stessa idea. "El pèssett de pèss fresc" invece del sushi.

 

Heba76 - Sono le solite sparate leghiste. Da non sottovalture però. Finché le si dicono in tv, passi pure. Ma se la cosa arriva in Parlamento, si alzino le barricate.

 

Mauro - Ci sono cose più gravi - ragazzi - delle insegne in dialetto e dell'italiano obbligatorio. Vediamo di capire che cosa c'è di vero nella sanatoria truffa che sta mettendo nei casini anche me. Grazie.

 

 

Per la prossima settimana:

 

LA SAVANA COME FUGA DAL LOGORIO DELLA VITA MODERNA E COME ESPERIENZA RIGENERANTE PER I MANAGER ITALIANI. È LA PROPOSTA DELLA ONG 'POVERI VOI'. TI PIACEREBBE PARTECIPARE!

 

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