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AAA Cercansi maschi italiani?

Vero polso del processo di integrazione degli immigrati, continua a crescere in Italia il numero dei matrimoni in cui uno dei due coniugi è cittadino straniero. Tanto da suscitare a volte qualche mal di pancia tra le italiane lasciate con un palmo di naso. Al punto che in alcuni casi le single “locali” sul piede di guerra hanno creato un vero e proprio movimento contro le rivali accusate di rubar loro i pretendenti. Correva l’anno del giubileo quando a Ponza le comari del paesino si sono ribellate contro un gruppo di ragazze dell’Est, novelle Bocca di Rosa del rimpianto De André, con tanto di petizione e arrabbiatura del sindaco. E come è facile immaginare, in questi casi si cavalcano stereotipi, dettati dall’ignoranza, dalla diffidenza o dalla superficialità. "Spesso si sente parlare di 'donne dell’Est' come persone che vengono in Italia mosse soprattutto dal bisogno calcolato di 'sistemarsi' e 'vivere senza fatica'. Ma quando parliamo di loro parliamo di persone provenienti da una decina di Paesi diversi culturalmente, religiosamente e storicamente". A dirlo è Marina Sorina, autrice del libro 'Voglio un marito italiano', nata a Charkov, in Ucraina, e dal 1995 in Italia. "Quanto all’eventualità di un unione per interesse, se il matrimonio combinato - commenta - è inteso come la scelta di sposare un partner più anziano e benestante con lo scopo di vivere alle sue spalle, credo che tra le italiane non manchino gli esempi. Per molte straniere poi, oggi come oggi, è più facile trovare dei ricchi nella propria terra d’origine, senza dover affrontare un viaggio e sconvolgere tutte le abitudini". Un libro, quello di Marina Sorina, che attraverso la storia di Svetlana, una ragazza che lascia l'Ucraina postcomunista e arriva in Italia in cerca di un futuro migliore, parla anche delle vicende di tante altre donne unite dallo stesso destino: dalla badante sempre chiusa in casa, a giovani donne costrette a prostituirsi. Uscito nel 2006 per la casa editrice Il Punto d’Incontro, è un romanzo scritto “per sfatare i luoghi comuni”, così lo definisce l’autrice. Come dimostra però il titolo, scelto dall’editore per ovvi motivi di presa sul pubblico, non è stato del tutto immune da quegli stereotipi. Ma quali sono questi cliché? Basta dare un’occhiata su internet con un qualsiasi motore di ricerca. Tralasciando agenzie matrimoniali e siti per incontri, abbiamo rubato qua e là qualche risultato: “Grandi lavoratrici. Vicine discrete ma ospitali. Sorridono poco. Si fanno meno problemi delle italiane riguardo gli uomini, ma danno anche di meno. Dedite alla famiglia, però più per dovere che per piacere. Ruvide, ma anche docili”. Insomma chi più ne ha più ne metta. Forse quello che le accomuna, semmai, è la scissione tra due mondi, quello d’origine e quello acquisito emigrando. "Finiscono per sentirsi straniere ovunque", conferma Sorina, che con la laurea e il dottorato conseguiti all’Università di Verona e il suo lavoro da traduttrice, non si può definire, professionalmente parlando, una tipica rappresentante delle ucraine in Italia. "Arrivano qui col sogno di nuove prospettive e si ritrovano a fare i conti con una realtà che quasi mai è come l’avevano immaginata. E poi c’è la lontananza dalla famiglia d’origine, la necessità di un adattamento 'a senso unico' alle usanze locali, le barriere burocratiche". Ma guardare come l’altro ci guarda aiuta a guardarci, quindi la domanda è d’obbligo: come ci vedono le donne dell’Est? Sostanzialmente sorridenti, ma formali. "In Ucraina non si usa mantenere un livello di cortesia superficiale che spesso serve da schermo all’indifferenza totale, come invece accade qui da voi", spiega, "di fronte alla cortesia di noi Italiani, che in realtà si rivela una mera formalità, le donne dell’Est prima danno fiducia, poi, una volta scottate, si convincono che tutti noi siamo freddi e bugiardi. In realtà si tratta solo di due codici comportamentali diversi".

di Livia Parisi

Matrimoni misti: è boom in Italia

 

Diminuiscono i matrimoni in Italia ma, in controtendenza, aumentano quelli misti. Negli ultimi trent'anni il numero delle coppie che decide di mettere la ciliegina sulla torta e formalizzare ufficialmente la propria unione si è praticamente dimezzato, passando dai 419mila del 1972 ai 247mila del 2008. Secondo gli ultimi dati Istat (basati sui registri di Stato civile comunali del 2008), gli italiani non solo si sposano meno, ma cominciano a distaccarsi dal retaggio che ha partorito l’antico proverbio “mogli e buoi dei paesi tuoi”. Nel 2008 i matrimoni in cui uno dei due coniugi non era cittadino italiano sono stati quasi 37mila, concentrati maggiormente al Nord e al Centro della penisola. A colpire, oltre la quantità, è il rapido incremento: le coppie miste erano solo il 3,2% nel 1992, il 4,8% nel 1995, il 10,4% nel 2004, il 15% nel 2008. In genere lo sposo è italiano mentre la donna è straniera: nel 13,7 % dei casi rumena, nel 10,6% ucraina e nel 9,6% brasiliana. Le donne italiane che sposano un cittadino straniero, invece, scelgono uomini di origine nordafricana, per lo più provenienti dal Marocco o cittadini albanesi. Naturalmente il numero delle unioni miste aumenta di pari passo con l’immigrazione. Ma dobbiamo anche ringraziare lo Stato italiano e le difficoltà burocratiche per l’ottenimento della cittadinanza, se il numero delle unioni miste, e di conseguenza le occasioni per una più facile integrazione, continuano a crescere.

A Spilimbergo, ridente comune nelle valli Pordenonensi, un ragazzo extracomunitario si è sentito dire che il suo caffé, mai come in questo caso nero-bollente, costava dieci centesimi in più causa "colore della pelle". Peccato che a dirglielo sia stato un cinese, gestore del bar. Il Calloccio è sbarcato anche a Pechino.

 

 

CORSO DI DIALETTO E STORIA LOCALE A BELLUNO PER GLI STRANIERI. LO HA DECISO LA LEGA NORD SU RICHIESTA DEGLI STESSI IMMIGRATI. TU PARTECIPERESTI?

 

Mimì - Magari. Adoro il dialetto. Darei un braccio per riascoltare mia nonna mentre parla con i negozianti di Milano. Peccato che io abbia sempre capito poco e che non riesca a pronunicare neanche una parola. Sigh!

 

Abdul 68 - Perché no? Anch'io capirei meglio il mio datore di lavoro che l'è propri un milanes.

 

Olga - Dialetto, italiano e poi? Che cos'altro dovremmo imparare secondo i politiici italiani? Che si mettessero loro a studiare l'ucraino!

 

Per la prossima settimana:

 

PIANO INTEGRAZIONE. LO STANNO PREPRANDO SIA IL COMUNE DI MILANO SIA IL GOVERNO ITALIANO. TENETEVI FORTI! VOI CHE COSA VORRESTE TROVARCI?

 

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