E' senz'altro uno degli articoli più dibattuti della Costituzione. Se lo Statuto Albertino (la Carta fondamentale del nostro Paese per cento anni dal 1848 al 1948) sanciva che quella cattolica fosse la religione di stato, la nuova Costituzione italiana sceglie la via della libertà di confessione (artt 8, 19 e 20), dedicando comunque un intero articolo a quella romana e apostolica per sottolineare il forte legame con il Vaticano. Il primo comma viene ritenuto quasi superfluo: che la Chiesa cattolica e lo Stato siano indipendenti e sovrani è un'ovvietà, o perlomeno tale dovrebbe essere. Molto più dibattuto il secondo comma. I Patti Lateranensi sono gli accordi con cui l'Italia e la Chiesa cattolica si riconoscono a vicenda e sono stati firmati l'11 febbraio 1929 dal segretario di stato vaticano Pietro Gasparri e da Benito Mussolini (chiamato per questo l'uomo della provvidenza da Pio XI). I Patti sono formati dal Trattato vero e proprio, che riconosce la sovranità e l'indipendenza della Santa Sede, e dal Concordato. I Patti sono stati poi rivisti il 18 febbraio 1984 dall'allora premier Bettino Craxi e dal cardinale Agostino Casaroli. Ora il vero problema è se le singole norme dei Patti Lateranensi siano da considerarsi norme costituzionali o meno. La dottrina dominante sostiene che si è voluto costituzionalizzare solo il principio concordatario, nel senso che lo Stato è obbligato a disciplinare bilateralmente i propri rapporti con la Chiesa. In sostanza non può modificarli senza l'accordo del Vaticano. In caso non fosse possibile raggiungere un compromesso, i Patti possono essere cambiati dalla Repubblica con il procedimento aggravato previsto dall'art 138: doppia votazione a distanza di almeno 3 mesi l'una dall'altra in entrambe le Camere con maggioranza dei 2/3. Se la maggioranza è solo assoluta (la metà dei componenti il Parlamento + 1) si può ricorrere a referendum.
Gli italiani sono chiamati a scegliere con un referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica. Per la prima volta votano anche le donne. L'affluenza è altissima: 89,1%. I risultati vedono trionfare la Repubblica con 12.182.855 voti contro i 10.362.709 per il Re. I fedeli della corona parlano di brogli. Non tutti gli italiani hanno potuto votare. Nel 1946 i confini non sono stati ancora definiti e Roma non aveva riacquistato la sovranità sulle province di Bolzano, Trieste e Gorizia, amministrate dagli Alleati. Lo stesso accade per le migliaia di prigionieri che, a più di un anno dalla fine della Guerra, non sono ancora tornati a casa. Alcune stime parlano di circa 3 milioni di persone in totale. Lo scarto tra Repubblica e Monarchia è di poco meno di 2 milioni. Vero è che difficilmente gli altoatesini avrebbero votato per il Re, che sosteneva l''italianizzazione' forzata della zona. Lo stesso ragionamento vale per i reduci, che vedevano casa Savoia corresponsabile del loro tragico destino. La Festa del 2 giugno fu spostata alla prima domenica di giugno dal 1977. Bisognerà attendere il 2001 per la sua reintroduzione, fortemente voluta dall'allora presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Nasce a Venezia nel 1254 da una ricca famiglia di commercianti della Dalmazia e, a giusto titolo, è considerato uno dei più straordinari esploratori di tutti i tempi, fino a trasformarlo in un personaggio leggendario. Già il padre e il fratello maggiore sono grandi viaggiatori: quando lui è solo un bambino si spingono fino in Cina alla corte di Qubilai, da cui ottengono importanti privilegi. Appena 17enne parte con loro per l'Oriente, dove rimarrà per 25 anni. L'imperatore in persona gli affida l'incarico di ispezionare le regioni al confine, diventando in poco tempo ambasciatore personale del sovrano presso tutti i popoli dell'impero. In questa veste compie numerosissimi viaggi. E' il 1292 quando la famiglia Polo decide di tornare in Italia via mare. Impiegheranno 3 anni. Proprio quando è vicino a casa viene catturato durante una battaglia nel Mediterraneo dai genovesi, acerrimi nemici di Venezia. Nelle carceri della città ligure conosce lo scrittore Rustichello da Pisa. Sono compagni di cella. Marco gli detta le storie del suo viaggio: nasce così 'Le Divisament du Monde' (le meraviglie del mondo ndr), che tutti conoscono con il nome de 'Il Milione'. Nel racconto l'esploratore si affida alla memoria delle cose vissute e di quelle udite. Marco Polo parla anche di Paesi che non ha mai visitato, come il Giappone. Il libro ha un enorme impatto sulla cultura occidentale, che per la prima volta si confronta con l'Oriente. Tornato a Venezia, dopo che le due Repubbliche Marinare siglano un accordo di pace, si sposa con Donata e ha tre figlie. Da questo momento in poi si occupa delle attività commerciali della sua famiglia, ma soprattutto della promozione del suo libro. L'attenzione è subito molto alta: presto copie de 'Il Milione' finiscono nelle mani di Carlo di Valois, fratello del re di Francia e dell'infante del Portogallo don Pedro. La sua versione in volgare conquisterà innumerevoli lettori in Italia. Marco Polo muore l'8 gennaio 1324.