Il primo articolo racchiude e riassume il senso della nuova Italia uscita dalla dittatura fascista e dalla Seconda Guerra Mondiale.
Che lo Stivale sia una Repubblica l'hanno scelto gli italiani con il referendum del 2 giugno 1946. Ma si è voluto specificare meglio: non solo lo stato è del popolo, ma è anche democratico. Ovvero sono i cittadini a delegare il loro potere con le elezioni e a scegliere chi temporaneamente (e solo temporaneamente) si occuperà del governo. A perfezionare il concetto, come in ogni Nazione libera, anche l'Italia ha assegnato la sovranità al popolo, ma indicando nella stessa Costituzione alcuni limiti insuperabili. Il più palese dei quali è nell'articolo 139, l'ultimo, che avverte: la forma repubblicana non può essere modificata. Così, ma è un paradosso, la sola via per poterla cambiare è un colpo di stato.
La Repubblica Democratica è fondata sul lavoro. Scelta originale, diversa dalle principali carte, che indicano a base dei loro ordinamenti veri e propri principi come la libertà in quella americana, o la fratellanza e l'uguaglianza in Francia. L'Italia, dopo una lunga discussione, si fonda sul lavoro, tentando la strada audace della più ampia collaborazione sociale. In questo modo ci si è impegnati a favorire con scelte concrete lo sviluppo economico e sociale di un Paese che usciva distrutto da un conflitto mondiale. Non vuol dire certo che la Repubblica debba garantire a tutti un'occupazione, o che tutti siano costretti a lavorare. Altrimenti si dovrebbe pensare che chi non lavora, non solo non fa l'amore come cantava Adriano Celentano, ma non è neppure un cittadino.
È in questa data a Reggio Emilia, che nasce ufficialmente la bandiera italiana: tre bande verticali, di colore verde, bianco e rosso, della stessa dimensione e disposte in sequenza a partire dall’asta. Come molte altre bandiere, anche il tricolore si ispira a quello francese, nato durante la Rivoluzione del 1789. Non è semplice risalire al motivo per cui siano state scelte proprio queste tinte. Una leggenda racconta che la prima bandiera italiana nacque perché un soldato, non avendo più tessuto blu per realizzarla, usò una stoffa verde accanto al bianco e al rosso. Gli esperti invece sostengono che i tre colori erano già presenti in altre bandiere del nord Italia: il bianco e il rosso comparivano nello stemma del comune di Milano, proprio come succede oggi; verdi erano invece le uniformi della Guardia civica milanese fin dal 1782. La Giornata Nazionale della Bandiera si celebra il 31 dicembre ed è stata istituita nel 1996.

Carlo Pedersoli sceglie il suo nome d'arte per rendere omaggio a due grandi passioni: la birra Budweiser e l'attore Spencer Tracy. Nasce così Bud Spencer. Nel 1947 si trasferice in America Latina, prima a Rio de Janeiro in Brasile dove lavora come operaio, poi a Buenos Aires in Argentina dove è bibliotecario, infine a Montevideo in Uruguay dove è un segretario dell'Ambasciata italiana. Rientra in Italia nel 1950 e diventa un campione di nuoto: sarà il primo atleta azzurro a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero. Partecipa anche a due Olimpiadi: quella di Helsinki nel 1952 e poi a Melbourne nel 1956. Il debutto sul grande schermo arriva per caso nel kolossal 'Quo Vadis', dove interpreta una guardia dell'impero romano. Ma l'America Latina chiama e Bud torna e partecipa alla realizzazione della strada Panamericana. Nel 1967 l'incontro che gli cambia la vita. Nasce la coppia con Terence Hill grazie al film 'Dio perdona... io no!'. Sarà la prima di diciotto pellicole di grande successo girate in poco meno di trent'anni, tra le quali restano indimenticabili 'Lo Chiamavano Trinità' e 'Altrimenti ci arrabbiamo'. Cinque anni fa Bud Spencer è protagonista di 'Cantando Dietro ai Paraventi' del maestro Ormanno Olmi.