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Il presidente rieletto dello Sri Lanka va all'attacco dei mezzi d'informazione. Giornalisti spariti, uccisi o minacciati. In molti scappano dal Paese
Non solo gli oppositori politici nel mirino del presidente rieletto dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksa, ma anche giornalisti, volontari di associazioni non governative, attivisti per i diritti umani sono nel bersaglio della furia censoria del governo di Colombo in vista delle elezioni parlamentari di aprile. Già durante la campagna presidenziale si era assistito a una moltiplicazione di minacce a reporter e organizzazioni, ma ora chi ha sostenuto il generale Fonseka rischia grosso. Amnesty International ha addirittura stilato una lista con 56 nomi di cronisti che rischiano la galera per il loro lavoro. Ma il numero potrebbe essere drammaticamente più alto.
Subito dopo la rielezione di Rajapaksa la polizia aveva chiuso la redazione di 'Lanka' un giornale a favore di Fonseka e il suo direttore è stato in carcere per settimane prima di essere rilasciato. Diversi siti d'informazione lamentano di essere stati censurati a intermittenza. Un giornalista di 'Lankanews', critico verso il presidente, è sparito. Negli ultimi mesi molti suoi colleghi hanno preferito lasciare il Paese, terrorizzati dalle minacce ricevute, compresi alcuni importanti membri dell'Associazione dei Giornalisti e del Movimento Free Media. I sindacati vanno all'attacco: "Siamo di fronte a un chiaro caso di vendetta politica - sostengono - stanno colpendo non solo i sostenitori del generale Fonseka, ma anche gli indipendenti. Reporters sans Frontière sostiene che lo Sri Lanka sia uno dei posti più pericolosi dove fare il giornalista, già molte persone sono scomparse o addirittura sono morte durante la presidenza Rajapaksa, soprattutto gli inviati nella zona di guerra con le Tigri Tamil. Molto clamore era seguito all'omicidio di Lasantha Wickrematunge. Uno dei più importanti editorialisti del Paese, fondatore del settimanale 'The Sunday Leader' è stato freddato la mattina dell'8 gennaio 2009 da un commando di otto uomini armati fino ai denti. Lasantha aveva già capito tutto: una manciata di giorni prima di morire scrisse un editoriale, pubblicato postumo, che è un straordinario grido di dolore, intitolato 'E poi vennero per me' (VEDI BOX). La sua colpa, quella di aver criticato l'attività del governo, con articoli che scuotevano la coscienza di chi li leggeva.
Altri nove sono stati ammazzati dal 2006 ad oggi. Una trentina quelli rapiti o aggrediti. Rajapaksa all'epoca non voleva che la stampa si occupasse della guerra alle Tigri Tamil: il governo vuole eliminare con qualsiasi mezzo il problema del gruppo secessionista. Rajapaksa ha vinto la sua guerra, vittoria a cui deve la sua rielezione a gennaio di quest'anno. Ci fu una strage di civili, che nessuno ha potuto raccontare, perché nessuno poteva essere lì. Il sistema della censura era apertamente sostenuto anche dal generale Fonseka, che però improvvisamente dal carcere in cui si trova, grida alla libertà di stampa.
Secondo gli analisti si sta facendo uno spaventoso salto indietro: anche i giornali in lingua inglese sono colpiti. Si vuole essere sicuri che per le prossime elezioni parlamentari gli elettori non siano minimanente informati, in modo da votare il partito del presidente, lo Sinhala.
Quello che fa paura è il livello d'impunità contro coloro che attaccano i media. Nessuno è stato mai portato in giudizio, neanche nei casi che sono stati appurati come veri. La cultura dell'impunità spinge qualsiasi leader locale a cercare di piegare la stampa al suo volere. Tanto ha poi la certezza di farla comunque franca.
Il ministro dell'Informazione Abeywardhana nega ogni addebito, sostenendo che sia tutto falso. "Nessun problema con la libertà di stampa" ha fatto sapere attraverso una nota ufficiale.
di Francesco Bianco
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Di Lasantha Wickrematunge
"Quando infine sarò ucciso, sarà il governo che mi avrà ucciso". Lasantha si rivolge direttamente al presidente Mahinda Rajapaksa, con il quale aveva un rapporto di confidenza. Non esita ad accusarlo di essere corrotto e di aver calpestato i diritti civili in nome del patriottismo come nessun altro presidente prima di lui. Lasantha si appella ai suoi lettori, li ringrazia, e rivendica di aver sempre combattuto la corruzione, affrontato i potenti, difeso i deboli, smascherato la propaganda.
"Per questo io, e la mia famiglia, abbiamo pagato il prezzo che ho sempre saputo avrei dovuto un giorno pagare. Spero che il mio assassinio non venga visto come una sconfitta della libertà ma come un'ispirazione per coloro che vivranno. La gente spesso mi chiede perché affronto simili rischi e mi dice che è solo questione di tempo prima che io sia eliminato. Ma se noi non parliamo ora, non resterà nessuno per parlare per chi non può farlo, siano minoranze etniche, poveri o perseguitati. Un esempio che mi ha sempre guidato nella mia carriera di giornalista è quello del teologo tedesco Martin Niemoller. Da giovane era stato un antisemita e un ammiratore di Hitler. Man mano che il Nazismo prendeva piede però fu capace di vederlo per quello che era. Hitler non voleva soltanto sterminare gli ebrei, ma chiunque la pensasse diversamente. Niemoller parlò e per questo fu internato dai nazisti nel campo di concentramento di Dachau. In prigione scrisse una poesia che, fin dalla prima volta in cui la lessi da ragazzo, si è fissata nella mia mente...
Prima vennero per gli ebrei, e io non dissi niente perché non ero ebreo.
Poi vennero per i comunisti, e io non dissi niente perché non ero comunista.
Poi vennero per i sindacalisti e io non dissi niente perché non ero un sindacalista.
E poi vennero per me, e non era rimasto nessuno che potesse parlare per me".
