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L’India dice 'no' alla Bayer e 'sì' ai farmaci essenziali per tutti. E’ questo il senso di una sentenza pronunciata dall’Alta Corte di Delhi contro il colosso farmaceutico tedesco. Una storia che comincia nell’agosto 2009 quando la multinazionale si rivolge al tribunale per impedire all’ente governativo Drug Controller General of India (DCGI) di dare il via libera alla commercializzazione di una versione generica di un farmaco contro il tumore, brevettato proprio dalla Bayer. Qui la prima bocciatura, subito dopo un nuovo ricorso, ora il no definitivo. Una sentenza fondamentale, secondo Medici senza Frontiere, e che può fare scuola in un paese come l’India, dove sono molte le multinazionali che percorrono le vie legali per bloccare la diffusione dei farmaci generici. In sostanza l’Alta Corte ha negato ai colossi farmaceutici la possibilità di creare un legame tra la registrazione del farmaco e il brevetto, che appartengono a due meccanismi distinti e indipendenti. Un’azione che ha impedito alla Bayer di usare un ente governativo per far valere i propri di ritti privati e che ha salvaguardato la salute pubblica, garantendo a tutti – attraverso le versioni generiche – l’accesso ai farmaci, in particolare a quelli salvavita. La sentenza va esattamente nella direzione dell’appello lanciato l’ottobre scorso da Medici Senza Frontiere che ha chiesto alle 9 maggiori compagnie farmaceutiche al mondo di rendere accessibili al più presto i nuovi farmaci contro l’HIV, attraverso il “patent pool”, un meccanismo che permette la condivisione tra più soggetti di un certo numero di brevetti.
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di CS
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