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Catturato giovedì scorso in un'operazione congiunta dei servizi segreti di Pakistan e Stati Uniti il Mullah Abdul Ghani Baradar, considerato da Washington il comandante operativo dei Talebani e quindi l'uomo da prendere da quando è iniziata la guerra in Afghanistan. La notizia viene rivelata dal quotidiano 'The New York Times', che in realtà la possedeva già da giorni, ma la Casa Bianca ha pregato il giornale di attendere prima di divulgarla. Baradar è secondo solo al Mullah Omar, il creatore stesso del movimento dei Talebani e un amico stretto di Osama bin Laden almeno fino a prima degli attacchi dell'11 settembre. Baradar è stato a lungo interrogato. Non si sa se abbia risposto alle domande, ma alcuni ufficiali americani hanno detto che dopo la sua cattura ce ne saranno altre e molto significative. Ovviamente tutti sperano che sappia dire dove si trovi il Mullah Omar, leader spirituale dei Talebani. Subito dopo il suo insediamento il presidente Obama ha vietato gli interrogatori duri con torture come il waterboarding, ma certo i pachistani non hanno mai abbandonato il pugno duro.
La rivelazione della cattura del mullah Baradar arriva mentre le forze americane e afghane sono nel mezzo di una grande offensiva nel sud dell'Afghanistan, e secondo gli analisti della Cia l'arresto del comandante potrebbe avere conseguenze anche sul campo di battaglia. Ufficiali americani hanno spiegato infatti che oltre a dirigere le operazioni militari dei Talebani, Baradar guidava anche il consiglio dei leader, conosciuto con il nome di Quetta Shura, perché i capi degli 'studenti del Corano' per anni si sono nascosti proprio a Quetta, la capitale della provincia pakistana del Baluchistan. Un portavoce dei Talebani insiste nel sostenere al contrario che Baradar giovedì scorso era ancora libero. "E' solo un pettegolezzo messo in giro dagli stranieri per spostare l'attenzione dall'offensiva nella città di Marja" ha detto il portavoce Zabiullah Mujahid, che poi ha aggiunto: "Stanno affrontando grossi problemi a Marja. Nella realtà non c'è nulla di vero sull'arresto di Baradar. E' al sicuro e libero in Afghanistan". La partecipazione degli uomini dei servizi segreti pakistani all'operazione suggerisce un nuovo livello di cooperazione nella leadership di Islamabad, che sono sempre stati ambigui nell'appoggiare la volontà americana di sconfiggere i Talebani. Sempre più però si sono accorti che il loro sostegno ai Talebani in Afghanistan come hanno fatto per anni stava mettendo in pericolo anche la loro sicurezza. Il fatto che i leader talebani si potessero muovere relativamente tranquilli in Pakistan è stato per anni motivo di grande frizione con Washington, anche perché la Cia forniva all'Isi (i servizi segreti di Islamabad) la localizzazione precisa di dove si trovassero i comandanti Talebani in Pakistan, ma che le autorità locali si rifiutassero di agire.

di FB

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