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asia e pacifico
“If we”, “Se noi”. Insieme non arrivano a cinquant'anni, eppure l'equilibrio e la maturità che traspare dai loro discorsi è davvero spiazzante. C'è chi dice che per insegnare, la professione debba far rima con vocazione. Vaibhav Mathur e Vipul Shaha aggiungono a queste due parole il senso profondo della missione. Di missione si tratta quando, a 23 anni, si decide di dedicare la vita non solo all'insegnamento ma anche a un ideale, con la volontà di dare un contributo concreto allo sviluppo del proprio Paese: l'India. Una distesa che si getta nell'oceano. Una terra che con le sue lingue, i suoi culti, le sue storie, deve fare i conti con enormi contraddizioni.
È a Mumbay e a Pune, in alcune delle aree maggiormente colpite dalla povertà, che Vipul e Vaibhav insegnano, maestri di quell'agire che li rende qualcosa di più di semplici educatori. Non stanno tra le quattro mura di un edificio, loro. Vanno in mezzo alla gente, nelle periferie urbane e, soprattutto, lo fanno per i bambini. È nei bambini infatti che vedono il futuro dell'India, un avvenire che immaginano svincolato dal binomio che ha visto, per troppo tempo, l'istruzione connessa al privilegio.
Hanno deciso di ripartire da qui, dall'esperienza accademica raggiunta in questi anni, per metterla al servizio dei ragazzi che vivono negli slums (baraccopoli, ndr), grazie alle iniziative promosse dall'associazione no-profit di cui fanno parte, Teach for India. Un nome, questo, che rimanda ad un impegno e suona come un invito a quei giovani animati dal desiderio di fare qualcosa. Sei pronto per un cambiamento? Questa è la domanda della campagna per reclutare nuove leve. La risposta di Vaibhav e Vipul è stata “sì”.
"La povertà è intorno a me ogni giorno, non devo andare lontano, ce l'ho sempre davanti agli occhi; la mia scuola è al centro di uno slum", dice Vaibhav. Per chi non ha mai visto attraverso quegli occhi, comprendere è difficile. "Case una sopra l'altra, fatiscenti, di dieci piedi per otto (poco più di 7 metri quadrati, ndr), dove vivono fino a dieci persone. Una condizione di degrado, che degrada l'uomo e la donna", una dimensione, afferma Vaibhav, in cui "gli abusi sono frequenti". Problemi legati all'alcolismo, alla mancanza di acqua e cibo, alle scarse condizioni igieniche. Una distanza incolmabile fra i pochi ricchi e i moltissimi poveri. Ma Vipul e Vaibhav non si scoraggiano, fermamente convinti dell'importanza del ruolo che rivestono oggi, per questi ragazzi, all'interno della società: "So che la mia è solo una piccola azione che parte dal basso - dice Vipul - ma è tangibile e spero che, prima o poi, possa rompere questo circolo". Non solo sperare, dunque, ma attivarsi per un sistema migliore, nel quale sia possibile garantire a ogni bambino un'istruzione eccellente.
Un'istruzione che guarda ai più piccoli e dove, talvolta, pazienza, sensibilità e attenzione fanno più di qualsiasi libro di testo. Come è accaduto con Ameya, uno degli alunni seguiti da Vipul. "Quando il corso è iniziato Ameya non andava bene e non riusciva a stare al passo con gli altri compagni" racconta Vipul. "Alcuni test avevano evidenziato un basso quoziente intellettivo e i suoi genitori erano venuti da me visibilmente preoccupati, chiedendosi se fosse il caso di iscriverlo ad una scuola più adatta a lui. Io ho voluto dargli tempo e fiducia", continua. "Ora, a distanza di pochi mesi, - conclude - Ameya è uno degli allievi più in gamba che io abbia mai avuto. Fa con piacere i suoi compiti, e scrive lettere bellissime al suo amico di penna in Inghilterra". Apprendere che nella battaglia della vita si può facilmente vincere l'odio con l'amore, la menzogna con la verità, la violenza con l'abnegazione, dovrebbe essere un elemento fondamentale nell'educazione di un bambino, diceva Gandhi. Ed è proprio la sagoma del Mahatma il simbolo di Teach for India, una figura che nel suo incedere, prende la forma di questo Paese sconfinato.
Negli slums dell'India i bambini urlano. Corrono tra lamiere e polvere. Ridono. Uno dice che da grande farà il pilota, l'altro il dottore, un terzo, semplicemente, ha ancora le idee confuse ma sa con certezza che “aiuterà gli altri”. Potrebbero essere le voci di bimbi nel cortile sotto casa. E invece no. Sono le voci dei bambini di Mumbay.
di Antonella Andriuolo (28 ottobre 2010)
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Teach for India è un’associazione no-profit, costituitasi nel 2009, che si propone di aiutare i bambini che vivono negli slums. Giovani insegnanti, selezionati nelle migliori università del Paese, lavorano con entusiasmo affinché l’accesso a un’istruzione eccellente non sia un privilegio per pochi. Lo scorso anno, sono stati 87 i maestri che hanno aderito al programma. Un’esperienza umana e professionale totalizzante, che fa conoscere da vicino le situazioni più critiche dell’India e che mira a produrre effetti a breve e a lungo termine.
“If we educate India in the right way” è la sigla alla base del loro metodo che vuole formare la generazione presente per avere, in futuro, cittadini più responsabili. È proprio quel “right way”, il “modo giusto”, che nel doppio senso della lingua anglosassone diventa anche la “giusta strada”. Una via che potrebbe condurre a una maggiore uguaglianza sociale, in termini di risorse e opportunità. Mumbay e Pune sono, al momento, le due sedi principali in cui opera l’associazione.
Per saperne di più: www.teachforindia.org
