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L'appoggio popolare e il pugno di ferro per il controllo del Paese stanno facendo sempre di più del presidente Mahinda Rajapaksa un monarca più che un capo di Stato eletto. Il "suo" Parlamento ha da poco approvato importanti modifiche costituzionali in questa direzione: l'autorità del governo è stata ulteriormente rafforzata, mentre è stato cancellato il limite previsto per la rielezione del presidente della Repubblica, che, allo stato attuale, può candidarsi per un numero infinito di mandati. E in una democrazia non è proprio un dettaglio. Viene, infatti, sempre previsto un limite per impedire che la mancanza di avvicendamento in una carica così potente possa condurre a derive autoritarie. Quindi non solo Rajapaksa resterà ancorato alla sua poltrona fino al 2016 (è stato eletto solo a gennaio di quest'anno, ndr) quando saranno 12 anni che è alla guida dello Sri Lanka, ma potrà addirittura ripresentarsi tutte le volte che vorrà.


Anche come è stata gestita la revisione della Carta fa comprendere più facilmente quali siano i veri obiettivi: innanzitutto il testo degli emendamenti è stato tenuto praticamente segreto fino alla discussione. Il dibattito è durato un solo giorno. Un tempo record per qualsiasi aula parlamentare. In secondo luogo il provvedimento è stato votato da una maggioranza più ampia rispetto a quella di cui gode l'alleanza che sostiene Rajapaksa. Per poter modificare la Costituzione serve infatti una maggioranza di due terzi del Parlamento: quindi 150 deputati su 225. Il partito del presidente ha 144 seggi. La proposta di legge ha avuto 161 voti a favore, grazie a febbrili trattative con parlamentari dell'opposizione.


La Costituzione dello Sri Lanka ha 32 anni e nel tempo è stata più volte cambiata per rafforzare i poteri del Capo dello Stato, nonostante il Paese sia già una Repubblica presidenziale.
Nella situazione attuale Rajapaksa ha quindi poteri praticamente infiniti, tra i quali lo scioglimento del Parlamento dopo solo un anno dalle elezioni, la possibilità di dichiarare in qualsiasi momento lo stato di emergenza, fino al controllo di tutti i ministeri. Con la riforma appena approvata la nomina di giudici e delle commissioni contro la corruzione o per seguire inchieste indipendenti, passa dal Consiglio Costituzionale a quello Parlamentare, guidato dal presidente della Camera. Il nuovo organismo non ha però parere vincolante ma solo consultivo. Con il risultato che sarà lo stesso Rajapaksa a decidere chi indagherà su di lui e - cosa ancora più importante - sceglierà i vertici delle istituzioni singalesi che vigilano sugli esiti elettorali.


Ovviamente le giustificazioni per la revisione costituzionale fornite dal partito al governo sono quelle relative alla assoluta necessità di dare stabilità e sviluppo economico allo Sri Lanka, ora che è terminato il ventennale conflitto con la minoranza Tamil nel maggio dell'anno scorso. La preoccupazione è una possibile serie di proteste dovute alle misure di austerity che il Paese deve prendere per far fronte alla crisi economica. Solo nell'estate del 2009 il Fondo Monetario Internazionale ha prestato allo Sri Lanka 2,6 miliardi di dollari, che insieme alla ritrovata pace, ha ridato grande impulso alla crescita. L'anno scorso la borsa singalese ha guadagnato più del 100%, uno dei migliori risultati al mondo. Investitori internazionali hanno fornito altri 5 miliardi di dollari. E si sa che ai mercati piacciono molto i tagli sulla spesa pubblica. E lo Sri Lanka resta comunque un Paese molto povero, dove già adesso molti servizi essenziali non sono garantiti. Il reddito medio è di 4.500 dollari all'anno (per fare un termine di paragone quello italiano è quasi 7 volte tanto, poco sotto i 30mila dollari all'anno, ndr). Quasi un singalese su quattro (il 22%) vive sotto la soglia di povertà.


Il dominio di Rajapaksa è figlio soprattutto dell'assenza dell'opposizione, annientata o politicamente o a colpi di indagini della magistratura. Non è un caso che l'ex generale Sarath Fonseka, è stato arrestato per un presunto tentativo di colpo di stato, mai spiegato. Ora rischia addirittura la condanna a morte. E pensare che i due erano anche amici. Insieme avevano sconfitto la resistenza Tamil. Solo che Fonseka ha commesso l'errore fatale di contendergli lo scranno più alto dello Sri Lanka.

di Francesco Bianco (21 ottobre 2010)

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Sarath Fonseka

 

 

E' tuttora in carcere Sarath Fonseka, sconfitto alle elezioni presidenziali dello scorso gennaio da Mahinda Rajapaksa. L'ex generale è stato arrestato per presunti reati commessi quando era ancora un militare, prima di dimettersi lo scorso novembre proprio per poter partecipare alla corsa elettorale. Secondo quanto si è appreso ci sarebbero testimonianze che dimostrerebbero come Fonseka abbia tentato un colpo di stato per rovesciare il governo di Colombo, mentre era a comando dell'esercito. Nel maggio del 2009 l'ex candidato alle presidenziali era balzato agli onori delle cronache per aver sconfitto il movimento separatista delle Tigri Tamil insieme a Rajapaksa. Nonostante la collaborazione durante la lotta alle Tigri, la campagna elettorale è stata vissuta in un clima molto teso. Fonseka, sconfitto con una distanza di 2 milioni di voti, non ha mai riconosciuto l'esito e parla di brogli. L'ex generale accusa da tempo le autorità dello Sri Lanka di cercare di montare una campagna di stampa contro di lui. Molti ufficiali che gli sono stati fedeli sono stati epurati dopo la sua sconfitta elettorale. Da parte sua il governo sta cercando prove per portarlo davanti alla Corte Marziale, dove potrebbe anche essere condannato a morte. Al momento deve scontare una condanna di 3 anni di reclusione.

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