banner-permicro
In Primo Piano Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti Free Press

news
asia e pacifico

 

Share |
Foto di

C'è il rischio di guerra totale in Kashmir. Solo mercoledì 15 settembre altri 5 manifestanti sono stati uccisi dalla polizia. Tutti giovanissimi. Salgono così a più di 20 i ragazzi che hanno perso la vita in tre giorni di scontri. La popolazione, stanca e frustrata dopo 60 anni di conflitto, lancia le pietre contro i soldati indiani. La Bbc parla senza mezzi termini della possibilità che si scateni un'intifada, sull'esempio del conflitto israelo-palestinese. Nelle ultime settimane le violenze tra le forze dell'ordine e i giovani armati di sassi hanno lasciato a terra quasi 100 civili, secondo fonti ospedaliere. La rabbia è esplosa soprattutto negli ultimi giorni, alimentata dalle notizie che arrivavano dagli Stati Uniti su un possibile rogo del Corano da parte del reverendo Jones. Durante le manifestazioni sono state incendiate una scuola cristiana e una chiesa protestante.


Il premier indiano, Manmohan Singh, ha fatto un appello alla calma e all'unità nazionale, ma il consiglio dei Ministri straordinario non ha deciso alcuna iniziativa, se non quella di inviare una missione per incontrare tutte le parti in causa. Resta il coprifuoco, con l'ordine di sparare ad altezza uomo contro chiunque lo violi. L'attesa legge che avrebbe dovuto permettere di perseguire legalmente i militari è stata nuovamente posticipata.


La situazione nel Kashmir è un risiko intricatissimo
. Da una parte l'India che non intende in alcun modo rinunciare alla regione, dall'altra il Pakistan che rivendica la sua sovranità sul territorio, perché a maggioranza musulmana. Il 60% dei kashmiri è infatti islamico, facendone l'unico stato federale dell'India in cui i musulmani sono la maggioranza dei fedeli. E poi i secessionisti, che vogliono la totale indipendenza. Il risentimento nei confronti del gigante asiatico è sempre più alto specie tra i giovani a causa dell'alto tasso di disoccupazione e della mano pesante dei paramilitari di Nuova Dehli nel soffocare le loro proteste. Fonti indipendenti sostengono sia in atto una vera e propria umiliazione per i kashmiri che ha creato una generazione ostile a tutto ciò che è indiano.


E' una delle aree più pericolose e instabili del mondo, anche perché India e Pakistan sono due potenze nucleari. Otto anni fa entrambi i Paesi dispiegarono migliaia di uomini al confine come risposta a un attacco armato al Parlamento indiano nel dicembre del 2002. Nuova Dehli ha avuto pochi dubbi: dietro all'attentato ci sono militanti addestrati da Islamabad. Negli ultimi 20 anni decine di migliaia di persone hanno perso la vita, lasciando i kashmiri terrorizzati.


In realtà dopo 40 anni di conflitto infinito, negli anni precedenti gli attacchi a Mumbai del 2008, dove morirono 165 persone, le relazioni tra India e Pakistan stavano vivendo un momento di distensione
. Importanti accordi erano stati stipulati sulla questione Kashmir ed era stata anche riattivata una linea di bus che collegava i territori nel 2005. Nel 2008 erano state riaperte una strada e la linea ferroviaria. Poi gli attentati a Mumbai. Anche in questo caso per l'India c'è la mano del Pakistan. La tensione torna alle stelle. Tutti i colloqui di pace sono tuttora sospesi.


Oltre a combattere con Islamabad, Nuova Dehli è costretta a fronteggiare ribelli interni alla regione contesa. Il gruppo ribelle più forte è senz'altro quello dei pro-Pakistani Hizbul Mujahideen, anche se Islamabad nega di rifornirli di armi e di addestrarli. Molto attivo è anche il Fronte di Liberazione del Jammu e del Kashmir. Punta dritto all'indipendenza. Nel 1994 ha abbandonato la lotta armata e la sua influenza è molto diminuita. Diversi movimenti si sono poi uniti nel Partito della Libertà, che punta a una soluzione pacifica. Ma nemmeno la loro richiesta di un tavolo diplomatico a tre con rappresentati indiani, pachistani e kashmiri è stata accettata dall'India, anche se una trattativa tra il partito e il governo di Nuova Dehli è aperta senza però risultati dal 2004. Anche perché l'India non ha mai mantenuto la promessa di distendere la tensione, liberando i prigionieri e diminuendo i poteri del suo esercito nella regione.


Sonia Gandhi, leader del partito di maggioranza, ha chiesto al governo di ascoltare "la rabbia della nuova generazione, cresciuta tra violenza, conflitto e brutalità". "Dobbiamo dare loro speranza, dobbiamo comprendere e rispettare le loro legittime aspirazioni", ha detto la Gandhi. Forse almeno il punto di partenza è stato individuato. Forse.

di Francesco Bianco (16 settembre)

{ 0 Commenti }

Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.



Il Kashmir conteso

 

Il territorio del Kashmir è conteso sia dall'India che dal Pakistan sin dalla loro indipendenza dalla Gran Bretagna nell'agosto del 1947. L'Indian Indipendence Act dello stesso anno lasciava libero il Kashmir di decidere. Dietro la promessa di aiuti militari e di indire un referendum il leader di allora, Hari Singh, scelse l'indipendenza ma restando legato all'India. Il Pakistan sostiene da sempre che il Kashmir debba essere sotto la sua tutela, perché la maggior parte della popolazione è musulmana e sostiene che debba essere indetta una consultazione popolare per far scegliere i kashmiri, come chiesto anche da numerose risoluzioni dell'Onu. L'India rifiuta che se ne occupi la comunità internazionale. Entrambi i Paesi comunque sono contrari all'idea che il Kashmir diventi una nazione autonoma. Dal 1947 la zona è stata teatro di due guerre tra Nuova Dehli e Islamabad: la prima nel 1947-1948, la seconda nel 1965. Undici anni fa l'India scatenò una battaglia lampo ma molto sanguinaria contro i paramilitari pachistani che si erano infiltrati nella zona di Kargil controllata dall'India. Non si è mai arrivati a una vera e propria pace con il Pakistan. Gli ultimi tentativi sono stati fermati dagli attacchi terroristici agli alberghi di Mumbai avvenuti il 26 novembre del 2008 e per i quali l'India accusa proprio Islamabad.

Logo Voci GLobali