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asia e pacifico
Che paghino tutti i colpevoli della strage di Bophal, ma proprio tutti. E´quello che chiedono sopravvissuti, attivisti e Amnesty international, convinti che otto condanne di due anni ciascuna siano troppo poco. All´appello per la morte di 15.000 persone (25.000 secondo gli attivisti) causata da una fuoriuscita di gas dagli impianti chimici della Union Carbide, manca Warren Anderson. Al tempo dell´incidente, il manager era il capo della multinazionale che possedeva gli impianti. La legge indiana, per il ruolo che ricopriva nel 1984, lo considera un latitante: nonostante la Corte dello Stato abbia emesso un mandato d´arresto nei suoi confronti nel 2003, lui continua a vivere da cittadino libero negli Stati Uniti, a New York. Davanti alla Corte sono invece finiti otto indiani, accusati e condannati di per omicidio per negligenza. La Union Carbide ha raggiunto un accordo con il Governo indiano sul versamento di 470 mila dollari di compensazione per le vittime. “Troppo poco, troppo tardi"
è il giudizio di Amnesty International. Veerappa Moily, Ministro della Giustizia indiano, ha aggiunto che il caso contro i responsabili della strage non è ancora chiuso e contro Anderson pende ancora l´accusa di aver causato,in quanto responsabile dell´impianto, il disatro. L´assistente del Segretario di Stato americano per il Sud Est asiatico Robert Blake si augura che “la faccenda arrivi ad una conclusione, sia per le vittime che per le famiglie". Fino a quando tutti i colpevoli non siederanno in tribunale, davanti alla giustizia, una macchia peserá sulla vicenda.
di LS (10 giugno 2010)
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