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Sono sospettati di essere terroristi, di aver partecipato a un complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand, Gulab Mangal. Queste le accuse che sabato 10 aprile hanno portato all’arresto di 9 membri dello staff di Emergency dell’ospedale di Lashkar-gah, in Afghanistan. Tra loro anche 3 operatori italiani: l’infermiere Matteo Dell’Aira, il chirurgo bresciano Marco Garatti e Matteo Pagani, tecnico della logistica. Le forze di sicurezza afgane, appoggiate dalla coalizione internazionale, hanno fatto scattare le manette al ritrovamento di cinture esplosive, granate e pistole in uno dei magazzini della struttura medica.
Accuse rispedite subito al mittente dall’ong italiana, che le ha definite “francamente ridicole”. Chiaro il pensiero del fondatore Gino Strada: “È la solita storia – ha spiegato – Emergency soprattutto in Afghanistan è un testimone scomodo di quanto fanno le forze di occupazione e una specie di governo ai danni della popolazione”. All’origine dell’azione, insomma, ci sarebbero la volontà di colpire l’associazione per il suo ruolo critico e le sue denunce quotidiane a difesa dei civili e delle vittime del conflitto.
Grande cautela, per ora, da parte del governo italiano che esprime dubbi sulla vicenda. “Prego che nessun concittadino sia davvero coinvolto – ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini – sarebbe una vergogna per tutto il Paese”. Smentita, intanto, dall’esecutivo afgano la notizia, circolata alcune ore dopo l’arresto, di una confessione da parte dei tre operatori italiani.
Al fianco di Emergency, in contrasto ai silenzi e alle accuse sussurrate della maggioranza, si è schierato il popolo del web. Decine di migliaia in poche ore le persone che hanno aderito all’appello per il rilascio dei cooperanti; 15mila i fans raccolti, in meno di 24 ore, dal primo gruppo spontaneo nato su Facebook. Manifestazione di solidarietà in programma sabato 17 aprile alle 14.30 in piazza Navona a Roma.
di Chiara Semenzato
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