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170 mila morti nel terremoto del 12 gennaio scorso. Un Paese, già agli ultimi posti di tutte le classifiche del mondo occidentale, devastato. Lo sbando delle sue autorità. Le critiche sulla gestione degli aiuti. I dubbi sul ruolo degli Stati Uniti

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Giù le mani da Haiti. L'attacco più duro alla politica degli Stati Uniti è arrivato dal presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha sottolineato come l'isola caraibica vada aiutata e non occupata militarmente. Ma se non impressionano le critiche di uno dei nemici storici di Washington, sono da segnalare le proteste anche di Francia e Brasile, i Paesi più interessati storicamente e strategicamente a conservare un certo controllo sull'isola. Secondo Parigi è eccessiva l'ingerenza degli Stati Uniti e anche la diplomazia carioca ha espresso più di una perplessità. Insomma il sospetto è che con la scusa degli aiuti alle popolazioni colpite dal devastante terremoto del 12 gennaio scorso Washington si starebbe un po' troppo allargando con l'invio di più di 7 mila militari (oltre 2 mila sono marines) e il controllo dell'aeroporto della capitale Port-au-Prince, principale punto strategico.

 


Al momento non c'è, o perlomeno, non c'è ancora un’autorità riconosciuta che gestisca le operazioni, soprattutto quelle di distribuzione degli aiuti umanitari, che rischiano così o di non essere utilizzati o di restare troppo a lungo nelle reti della burocrazia delle molte associazioni che si sono precipitate sull'isola. Hanno fatto il giro del mondo le dichiarazioni del capo della Protezione Civile italiana, Guido Bertolaso che ha parlato senza mezzi termini di “show televisivo” più che di razionale capacità di intervento internazionale. Subito il Segretario di Stato americano, la signora Hillary Clinton, si è affrettata a smentire Bertolaso e il nostro ministro degli Esteri Frattini ha immediatamente sottolineato come quelle del responsabile della Protezione Civile fossero opinioni personali.

 


Ora mentre si cerca di capire come salvare un Paese che già sprofondava prima del sisma, sono molti a preoccuparsi del futuro politico di Haiti. Il grande timore è che si ripeta quello che già troppe volte è successo. L'isola è completamente in ginocchio. E già da molto tempo. Il 2004 è stato l'annus horribilis: il Paese è stato percorso da violenze e rivolte popolari che hanno spinto il dimissionario presidente Aristide a lasciare l'isola. Il primo giugno sono arrivati i Caschi Blu delle Nazioni Unite per tentare di riportare la situazione sotto controllo. La missione è guidata dal Brasile, potenza emergente dell'America Latina. Nello stesso anno Haiti è devastata dallo spaventoso uragano Jeanne che ha ucciso 600 persone e lasciato senza casa decine di migliaia di abitanti. Infine le elezioni del 2006 con la contestatissima vittoria di René Preval, che hanno se possibile peggiorato la situazione. Ora il terremoto che oltre all'isola ha cancellato il potere. Il presidente della Camera, due ministri e l'Arcivescovo sono morti sotto le macerie. Con loro anche il generale brasiliano comandante militare dei Caschi Blu e il responsabile civile della missione Onu. Il Presidente del Senato è in ospedale nella vicina Repubblica Dominicana. Le forze dell'ordine praticamente non esistono più. Perfino il capo dello Stato René Preval è sotto choc e incapace di reagire, tanto da far dire a Hillary Clinton che il governo haitiano non è in grado di funzionare.

 


La mobilitazione internazionale è stata ovviamente immediata. Il presidente degli Stati Uniti Obama ha subito annunciato aiuti consistenti, anche se non ha spiegato se nei 100 milioni di dollari promessi siano comprese le spese militari o meno. L'Italia ha cancellato il debito e presto lo faranno anche la Francia, la Gran Bretagna e la Russia. Il Senegal ha messo a disposizione le sue terre per  questi figli d'Africa. La vicina Repubblica Domenicana ha garantito infrastrutture e aerei, anche di cittadini privati per portare medicinali e cibo.
Manca ora un regista dell'operazione. Uno stato o un organismo internazionale che si occupi di gestire l'emergenza. L'esercito americano è già intervenuto più volte per tenere la situazione sotto controllo fino a mettersi davanti al palazzo presidenziale a difesa delle istituzioni haitiane. Di fatto sono i marines le forze dell'ordine. Il presidente Preval era già molto debole prima del terremoto. Se la storia come spesso fa si ripeterà anche questa volta, vedremo per Haiti un'autorità esterna che in qualche modo guiderà la transizione fino alle elezioni, che ovviamente non saranno a breve termine,  con una effettiva perdita della sovranità nazionale per l'isola caraibica. 

 

 

di Francesco Bianco

{ 3 Commenti }

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Guido ha scritto:
2010-01-28 19:59:20
Ciao! Vedrete che la storia si ripeterà. E' sempre andata così. Basta pensare a Portorico. Comunque complimenti: gran bel pezzo, gran bel giornale.
Marta Lucentini ha scritto:
2010-01-28 21:01:17
La solita storia che si ripete sì. Anche se avete coraggio a parlare del futuro di Haiti in questo momento che non ha presente. E il coraggio va premiato. Bravi!
Sirio ha scritto:
2010-01-30 18:53:37
Tutto vero, tutto credibile, tutto verosimile. Ma da quello che dici non è che prima stessero meglio.
Come aiutare Haiti

- AGIRE
L'Agenzia Italiana di Risposta alle Emergenze raccoglie alcune tra le maggiori ong presenti in Italia. E' possibile effettuare una donazione di 2 euro inviando un sms al 48541 da cellulari Tim e Vodafone o chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia.
Le donazioni con carta di credito al numero verde 800.132870. Versamento sul conto corrente postale n. 85593614, intestato ad AGIRE onlus, via Nizza 154, 00198 Roma, causale Emergenza Haiti. Bonifico bancario sul conto Bpm - IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856, Causale: emergenza Haiti. Donazioni on line dal sito internet www.agire.it.

- MEDICI SENZA FRONTIERE
Per contribuire all'azione di soccorso di Msf a Haiti si può donare attraverso la carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25; bonifico bancario IBAN IT58D0501803200000000115000; conto corrente postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus causale Terremoto Haiti; donazioni on line sul sito www.medicisenzafrontiere.it.

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